SELF MANAGEMENT

Quando i momenti difficili professionali e personali arrivano insieme

di Jenny Fernandez e Kathryn Landis

Aprile 2026

Quando i momenti difficili professionali e personali arrivano insieme

FlashMovie/Getty Images

 

NEL MONDO VOLATILE di oggi, le sfide raramente arrivano una alla volta. I leader non hanno il lusso di affrontare prima un problema personale e poi uno professionale, avendo il tempo necessario per recuperare tra l’uno e l’altro. Più spesso le due dimensioni si sovrappongono, amplificando lo stress, offuscando le capacità di giudizio e aumentando la posta in gioco di ogni decisione.

È ciò che è accaduto a “Emily”, una CHRO con cui abbiamo lavorato, che si è trovata a gestire un profondo riassetto organizzativo proprio mentre terminava una relazione durata otto anni. Sul lavoro affrontava transizioni di leadership ad alto impatto: il pensionamento di un dirigente di fiducia, la decisione su come gestire un SVP con performance insufficienti e scelte di successione destinate a influenzare la rapida traiettoria di crescita dell’azienda. A casa, lei e la figlia adolescente stavano traslocando mentre Emily si occupava della separazione delle finanze comuni e del dolore legato alla fine del rapporto.

Questo tipo di sovrapposizione è molto più comune di quanto ai leader piaccia ammettere pubblicamente. Per esempio, il 56% dei lavoratori statunitensi afferma che stress e ansia domestici influenzano le prestazioni lavorative, e lo stress sul lavoro è uno dei più forti predittori di conflitti familiari. Negare le difficoltà non le fa scomparire: erode salute, morale e performance del team. I leader hanno bisogno di strategie che siano allo stesso tempo pratiche nell’immediato e sostenibili sul lungo periodo.

Attraverso il nostro lavoro con dirigenti senior (Kathryn come executive coach e keynote speaker, Jenny come executive advisor ed esperta di learning & development), abbiamo identificato quattro strategie per aiutare i leader a gestire sfide personali e professionali sovrapposte con chiarezza e resilienza.

 

  1. Riconoscere che la vita è complessa

Una ricerca di McKinsey mostra che i leader che si prendono cura del proprio benessere riescono a mantenere più facilmente lucidità, capacità di adattamento e performance. Il primo passo è quello di imparare a conoscersi.

Spesso i leader immaginano di poter tenere separate la sfera personale e quella professionale. Ma quando una delle due subisce uno scossone, l’altra inevitabilmente ne risente e fingere il contrario non fa che aumentare la pressione. La vera stabilità inizia dall’onestà.

È da qui che Emily è partita. Ha ammesso a se stessa di essere allo stremo: distratta sul lavoro, emotivamente esausta a casa e incapace di mantenere i suoi consueti standard. Non perché fosse meno impegnata, ma perché era umana. Invece di compensare con uno sforzo maggiore, ha fatto una pausa per ricalibrarsi. Ha capito ciò che poteva controllare, ha riorganizzato l’agenda e ha pianificato come e quando aggiornare il suo responsabile diretto, il team e i partner interfunzionali.

Non ha condiviso ogni dettaglio: solo ciò che era necessario per definire aspettative realistiche e proteggere le priorità chiave. Questa trasparenza consapevole le ha permesso di recuperare senso di controllo e preservare la fiducia.

 

Prova a fare così:

  • Dai un nome a ciò che provi. Identifica emozioni come stanchezza, dolore o incertezza, per poter rispondere consapevolmente invece di reagire d’impulso.
  • Ricalibra le aspettative. Decidi cosa significa “abbastanza bene” in questo momento.
  • Pianifica in anticipo. Stabilisci cosa condividere, quando e con chi, bilanciando onestà e intenzionalità.

Non tutti i leader ricevono lo stesso livello di supporto dalla propria organizzazione o dal proprio manager. Alcuni contesti premiano la vulnerabilità; altri la interpretano ancora come debolezza. L’obiettivo non è condividere troppo, ma restare focalizzati per guidare con responsabilità, qualunque sia il livello di supporto disponibile. Riconoscere la complessità non diminuisce l’autorevolezza: indica, invece, uno standard più sano di resilienza.

 

  1. Recuperare e rigenerarsi

La resilienza non consiste nel farsi credere invulnerabili. Significa recupero intenzionale: rinnovare continuamente energia, scopo e concentrazione. Si guida scegliendo modi costruttivi per andare avanti anche quando si porta un carico reale di stress. Per Emily il recupero è iniziato in privato. Si è resa conto che la sua energia era dispersa su troppe richieste. Così ha creato micro-rituali per ritrovare il focus: sedute di terapia, lunghe passeggiate per elaborare il sovraccarico emotivo e piccoli momenti di gioia con la figlia mentre trasformavano la nuova casa in un luogo davvero loro.

Una volta ritrovato l’equilibrio, ha guardato all’esterno. Ha delegato in modo selettivo, non per scaricare indiscriminatamente il lavoro, ma per concentrarsi sulle decisioni più critiche. Ha anche introdotto piccoli momenti di reset: agende strutturate per le riunioni, blocchi di tempo dedicati alla riflessione e aggiornamenti guidati dai colleghi, per mantenere il team stabile senza sovraccaricarlo.

La ricerca sostiene questo approccio. L’American Psychological Association definisce la resilienza come la capacità di sapersi adattare alle avversità, non di negarle. La vera resilienza riguarda meno il “rimbalzare indietro” rapidamente e più il mantenere un progresso costante nel tempo. Dipende da sistemi, non solo dalla forza di volontà. Ritualità, confini e momenti di reset creano una stabilità su cui i team possono contare anche quando le circostanze personali cambiano.

 

Prova a fare così:

  • Crea rituali di recupero. Fai una passeggiata, rifletti o connettiti con una persona significativa.
  • Ridisegna il carico di lavoro. Chiarisci le priorità e semplifica i processi prima di delegare.
  • Adatta il ritmo. Le carriere hanno stagioni diverse: riconosci quando sei in una fase di mantenimento e accettalo.

Questo passaggio mentale dall’accelerazione alla preservazione richiede di ridefinire il concetto di successo. In contesti di forte pressione, i leader possono puntare alla sostenibilità mostrando che anche un progresso costante e intenzionale durante una turbolenza personale è comunque progresso.

 

  1. Chiedere supporto in modo da moltiplicare l’impatto

Anche i leader più senior hanno bisogno di supporto, soprattutto quando crisi personali e professionali convergono. Nel pieno della separazione, Emily si è trovata di fronte a una delle decisioni più difficili sul lavoro: lasciare andare o meno un vicepresidente senior di lunga data le cui performance stavano penalizzando l’azienda. Sapeva che rimandare avrebbe prolungato l’instabilità, ma procedere avrebbe aumentato il carico di lavoro nel breve periodo. Invece di affrontare tutto da sola, ha chiesto il punto di vista e il sostegno del CEO e del board. Il loro supporto ha convalidato la decisione e le ha dato la copertura politica per agire con sicurezza.

Ha anche fatto una richiesta strategica: assumere un capo dello staff che potesse assorbire le responsabilità operative e garantire continuità durante la transizione. Questo le ha permesso di concentrarsi su temi ad alto impatto come cultura, crescita e allineamento degli stakeholder.

Parallelamente, ha ridefinito le aspettative con il team. Ha chiesto ai suoi riporti diretti di assumersi la responsabilità completa delle iniziative: definire la strategia, prendere decisioni critiche ed eseguire le soluzioni senza attendere la sua approvazione. In questo modo ha rafforzato le loro capacità di leadership e aumentato autonomia e responsabilità.

Questa mentalità “moltiplicatrice” - chiedere l’aiuto giusto e creare spazio perché altri guidino - ha permesso a Emily di preservare energia e allo stesso tempo generare risultati. Ha anche mostrato concretamente cosa significa responsabilità condivisa: un leader abbastanza forte da chiedere aiuto e abbastanza strategico da farlo contare.

 

Prova a fare così:

  • Fai una richiesta strategica verso l’alto. Individua una richiesta - riallocazione di risorse, ridisegno dei ruoli o sponsorship executive - che liberi capacità per il lavoro ad alto impatto.
  • Fai una richiesta tattica verso il basso. Affida a un membro del team la piena responsabilità di un’iniziativa.
  • Inquadra le richieste come opportunità di crescita. Non come segni di debolezza, ma come occasioni per rafforzare la leadership a tutti i livelli.

 

  1. Integrare la resilienza nel sistema

Le crisi rivelano i limiti dello sforzo individuale. I leader non possono né dovrebbero assorbire ogni shock da soli. Ricerche del MIT e di McKinsey mostrano che le organizzazioni con framework decisionali chiari e autorità distribuita si adattano più rapidamente e performano meglio durante le perturbazioni.

Quando la sua capacità personale si è ridotta, Emily ha capito che la resilienza non poteva dipendere solo dalla sua resistenza: doveva essere incorporata nella progettazione dell’organizzazione. Così, invece di lanciare una nuova trasformazione, ha costruito sulle iniziative già in corso, integrando miglioramenti strutturali nel lavoro esistente.

Il suo team ha adottato una cadenza disciplinata: prima esaminare i fatti, poi discutere le implicazioni, quindi interpretarne il significato e solo infine prendere decisioni.

Questo ritmo ha reso più chiari i confini decisionali. I leader gestivano le questioni operative quotidiane nei propri ambiti, portando ai livelli superiori solo i temi più strategici e interfunzionali. Queste scelte non hanno solo stabilizzato il momento di difficoltà di Emily. Hanno reso l’organizzazione più resiliente, rendendo il progresso meno dipendente dalla sua presenza costante.

 

Prova a fare così:

  • Rivedi le riunioni ricorrenti. Hanno una struttura condivisa che favorisce il focus?
  • Chiarisci i livelli decisionali. Quali decisioni possono essere prese localmente e quali richiedono di andare oltre?
  • Semplifica i processi. Adotta uno schema coerente per le conversazioni strategiche.

 

Conclusione

I leader che affrontano crisi personali e professionali simultanee spesso reagiscono aumentando lo sforzo: lavorare di più, correre più velocemente o nascondere la fatica. Questo impulso può funzionare nel breve periodo, ma indebolisce le performance nel lungo termine.

Mettere in campo una resilienza sostenibile richiede un copione diverso: riconoscere la realtà, rigenerare l’energia, chiedere aiuto in modo strategico e costruire sistemi che mantengano stabile l’esecuzione anche quando le circostanze sono turbolente.

Le scelte di Emily illustrano questo cambiamento. Ha combinato onestà personale e rituali di recupero, fatto richieste strategiche e operative che hanno ampliato il senso di responsabilità nel team e definito pratiche organizzative che riducono la dipendenza dalla sua presenza.

I leader che prosperano non sono quelli che assorbono ogni urto. Sono quelli che mobilitano supporto, progettano sistemi che rendono la resilienza scalabile e preservano energia e concentrazione per le relazioni e le decisioni che determinano il futuro.

 

Jenny Fernandez, MBA, è una consulente di leadership aziendale ed executive coach che collabora con i dirigenti senior e i loro team per aiutarli a diventare più flessibili, efficaci e resilienti. È docente presso la Columbia University e la NYU, relatrice TEDx e dottoranda presso la University of Southern California. È possibile scaricare il suo e-book gratuito su personal branding e autopromozione - una guida pratica pensata per potenziare i vostri team e migliorarne le competenze - e contattarla su LinkedIn. Kathryn Landis, MBA, è una executive coach e relatrice principale che insegna formazione manageriale alla New York University. Aiuta i dirigenti senior e i loro team a eccellere nei momenti cruciali: assumere nuovi ruoli, affrontare cambiamenti complessi e allinearsi su ciò che conta di più. Puoi scaricare il suo kit di strumenti gratuito, Better Together: Navigating the Multigenerational Workplace, per aiutarti a colmare il divario generazionale e guidare team più concentrati ed efficaci. Potete contattarla su LinkedIn.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Hbr Italia

Caratteri rimanenti: 400