STRATEGIE DI NEGOZIAZIONE

Come diventare un negoziatore eccellente

di Remigiusz Smolinski e Peter Kesting

Marzo 2026

Come diventare un negoziatore eccellente

Deagreez/Getty Images

 

LA NEGOZIAZIONE è una delle competenze di leadership più importanti ma anche più fraintese. Influisce sugli accordi, sulle partnership e sulle carriere, eppure anche i professionisti più esperti continuano a discutere su cosa renda davvero eccellente un negoziatore.

Per decenni, la saggezza convenzionale ha suggerito un compromesso ormai divenuto familiare: si può puntare al valore o a costruire relazioni, ma non a entrambi. Se si spinge troppo si danneggia la fiducia; e nel dare priorità all’armonia si perde terreno sulla sostanza. Modelli classici come Getting to Yes (L’arte del negoziato, un celebre libro di Roger FisherWilliam Ury)  hanno rafforzato questa tensione, contrapponendo la negoziazione “dura” basata sulle posizioni ad approcci “morbidi” che mirano a preservare la buona volontà. La nostra ricerca dimostra che si tratta di una falsa scelta.

 

I dati che sfidano il compromesso

Per capire cosa determina realmente le prestazioni negoziali, abbiamo analizzato migliaia di negoziazioni condotte attraverso The Negotiation Challenge, una competizione globale che dal 2007 ha messo alla prova leader e studenti di oltre 50 paesi. Questo dataset unico, che comprende quasi 1.000 negoziazioni documentate, ha offerto una rara finestra su come interagiscono obiettivi, strategia, risultati sostanziali e qualità delle relazioni.

I risultati mettono in discussione la visione tradizionale: i negoziatori non si allineano lungo un unico spettro che va dal duro al morbido. Occupano invece uno spazio bidimensionale: performance sostanziale (quanto valore creano e rivendicano) e performance relazionale (la fiducia che costruiscono). Emergono costantemente quattro profili distinti.

  1. Realizzatori integrati: efficaci e affidabili. Ottengono risultati eccellenti rafforzando al contempo le relazioni. Il loro equilibrio tra assertività ed empatia consente loro di difendere con forza le proprie posizioni senza minare la fiducia. Nelson Mandela è un esempio di questo equilibrio: grazie all’empatia, alla disciplina e alla chiarezza morale, ha negoziato la transizione del Sudafrica dall’apartheid alla democrazia, trasformando gli ex avversari in partner.
  2. Massimizzatori competitivi: efficaci ma costosi. Ottengono grandi risultati, ma spesso a scapito delle relazioni. La loro propensione alla vittoria danneggia le partnership a lungo termine e limita le collaborazioni future. Margaret Thatcher è un esempio di questo tipo: la sua determinazione senza compromessi ha portato a importanti riforme economiche e vittorie politiche, ma il suo approccio conflittuale ha spesso allontanato gli alleati e limitato la collaborazione a lungo termine.
  3. Armonizzatori accomodanti: benvoluti ma poco performanti. Stabiliscono facilmente un rapporto, ma concedono troppo. Il loro desiderio di armonia porta a risultati economici deboli e a una deriva strategica. Neville Chamberlain è un esempio di questo tipo: la sua ricerca ben intenzionata dell’armonia durante i negoziati prebellici con Hitler gli ha fatto guadagnare una tregua temporanea, ma ha sacrificato il vantaggio strategico e la sicurezza a lungo termine.
  4. Negoziatori distruttivi: né efficaci né affidabili. Le loro azioni erodono il valore e danneggiano le relazioni. Privi di preparazione e controllo, trasformano la potenziale cooperazione in conflitto e lasciano entrambe le parti in una situazione peggiore. Adolf Hitler incarnava questo tipo distruttivo: spinto dal desiderio di dominio, ha sistematicamente minato la fiducia, distrutto le alleanze e trasformato la potenziale cooperazione in un conflitto catastrofico.

È interessante notare che questi gruppi appaiono in proporzioni più o meno uguali. Non c’è una deriva automatica verso il tipo ideale, né un conflitto necessario tra valore e fiducia. La differenza non sta nella personalità, ma nella competenza.

 

Anche la persona dall’altra parte del tavolo è importante

Naturalmente, i risultati della negoziazione dipendono non solo dal proprio comportamento, ma anche dalle capacità della controparte. Cosa succede se l’altra parte gioca duro o considera la negoziazione come un gioco a somma zero?

I nostri dati raccolgono molti casi di questo tipo e il modello è sempre lo stesso: anche quando si trovano di fronte ad avversari altamente competitivi, i negoziatori che riescono a mantenere l’equilibrio, assertivi senza essere ostili, tendono ad avere risultati migliori.

Circa il 5% dei partecipanti alla Negotiation Challenge ottiene costantemente risultati importanti e relazionali eccellenti con tutti i partner e in tutti i contesti. Forse non ottengono il miglior accordo in ogni round, ma ottengono costantemente risultati superiori alla media in ogni dimensione misurata.

I dati dimostrano che, sebbene le controparti siano importanti, la competenza lo è ancora di più. I migliori negoziatori si adattano allo stile della controparte senza imitarlo.

 

È la competenza, non lo stile, a determinare il successo

Il dibattito di lunga data tra stili di negoziazione “duri” e “morbidi” non coglie il punto. La vera distinzione sta nella competenza: tra negoziatori che riescono ad allineare l’assertività con l’empatia e quelli che non ci riescono.

I migliori negoziatori combinano risultati sostanziali con relazioni di alta qualità. La qualità di una relazione negoziale non è determinata da quanto si rivendica, ma da come lo si rivendica. L’equità, la trasparenza e il rispetto non indeboliscono una posizione, ma la rafforzano.

I risultati scarsi raramente derivano dall’essere “troppo gentili”. Derivano da una preparazione insufficiente, da tattiche rigide o da una capacità limitata di creare e rivendicare valore. I negoziatori di alto livello combinano disciplina ed empatia, sapendo quando cooperare, quando competere e come bilanciare entrambi senza perdere la fiducia.

L’implicazione è profonda. Il dibattito di lunga data tra stili di negoziazione “duri” e “morbidi” non coglie il punto. La vera distinzione è tra negoziatori abili e negoziatori inesperti, tra coloro che sono in grado di conciliare assertività ed empatia e coloro che non lo sono.

La convinzione che sia necessario un compromesso tra risultati e relazioni è superata e controproducente. Essa scoraggia i negoziatori dallo sviluppare l’intera gamma di competenze che rendono possibili entrambi gli aspetti: la capacità di creare valore congiuntamente, rivendicarlo in modo assertivo e costruire allo stesso tempo una fiducia duratura.

La nostra ricerca identifica le competenze che consentono ai professionisti integrati di avere successo in entrambe le dimensioni, raggruppandole in quattro meta-competenze generali che definiscono i negoziatori esperti in tutto il mondo.

 

Le quattro meta-competenze dei negoziatori esperti

Se le prestazioni negoziali possono essere osservate, insegnate e migliorate, cosa dovremmo allenare esattamente? I nostri dati rivelano quattro meta-competenze generali che, insieme, formano un modello di eccellenza negoziale. Ciascuna rappresenta una dimensione distinta ma complementare delle prestazioni.

  1. Linguaggio ed emotività: lo strato visibile delle prestazioni. Il linguaggio e la presenza emotiva di un negoziatore plasmano la prima e duratura impressione della controparte. Questa meta-competenza include chiarezza di espressione, ascolto attivo e domande, e regolazione emotiva. I migliori comunicano con precisione e logica, formulano le richieste in modo costruttivo e ascoltano per cogliere il significato piuttosto che per confutare. Gestiscono le emozioni, sia le proprie che quelle degli altri, trasformando la tensione in energia produttiva. La ricerca dimostra costantemente che emozioni ben regolate e comunicazione empatica sono correlate a maggiori guadagni congiunti e relazioni più forti.
  2. Intelligenza negoziale: il motore cognitivo. L’intelligenza negoziale è la capacità di riconoscere la struttura di una negoziazione e di applicare le tattiche giuste al momento giusto. Integra un ampio kit di strumenti: prepararsi comprendendo gli interessi in gioco e le migliori alternative a un accordo negoziato; preparare il terreno e l’agenda; fare e difendere le prime offerte; gestire le concessioni; creare e rivendicare valore attraverso compromessi e opzioni creative; e utilizzare criteri oggettivi. I negoziatori di alto livello dimostrano adattabilità strategica, ovvero la capacità di adattarsi alle tattiche cooperative e competitive man mano che le condizioni evolvono. In accordi complessi e multipartitici, eccellono anche nelle prestazioni di squadra, coordinando i ruoli e mantenendo una strategia unificata sotto pressione.
  3. Costruzione di relazioni: la fiducia come risorsa strategica. La fiducia e la costruzione di relazioni non sono “soft skill”; sono predittori misurabili di successo. I negoziatori efficaci investono deliberatamente nel rapporto, strutturano le discussioni in modo trasparente e mantengono gli impegni presi. Sono culturalmente in sintonia, in grado di leggere e rispettare norme diverse e di adattare il loro comportamento di conseguenza. Queste abitudini favoriscono l’apertura, facilitano lo scambio di informazioni e, in ultima analisi, ampliano il valore che entrambe le parti possono ottenere. Una volta costruita, la fiducia diventa una fonte rinnovabile di potere contrattuale.
  4. Saggezza morale: la bussola nascosta. Al livello più profondo si trova la saggezza morale, l’orientamento etico ed empatico che guida il processo decisionale. Essa governa il modo in cui le informazioni vengono condivise, le promesse mantenute e l’equilibrio tra equità e fermezza. La trasparenza etica e l’empatia genuina non si limitano a creare buona volontà, ma plasmano i risultati a lungo termine. I negoziatori esperti abbinano l’assertività all’empatia, dimostrando che efficacia e integrità non sono opposti, ma virtù che si rafforzano a vicenda.

 

Cosa fanno di diverso i grandi negoziatori

L’eccellenza nella negoziazione è una disciplina di leadership che può essere misurata, insegnata e portata avanti tra i team. Per i leader e le loro organizzazioni, il messaggio è chiaro: l’eccellenza nella negoziazione non è una questione di personalità, ma di competenze sviluppate deliberatamente e misurate continuamente.

Sviluppate le capacità di negoziazione, a livello personale e organizzativo. Molte organizzazioni sottovalutano ancora l’importanza della negoziazione per le loro prestazioni. Gli accordi, le partnership e l’allineamento interno dipendono tutti dall’efficacia con cui le persone negoziano. L’esperienza da sola non basta: la padronanza richiede una formazione deliberata e strutturata. L’approccio più efficace va oltre l’apprendimento individuale: pianificate sistematicamente quali competenze negoziali sono necessarie nella vostra organizzazione e assicuratevi che i team di tutte le funzioni siano attrezzati per fornirle. Aziende leader, tra cui Deutsche Bank e Siemens, stanno creando centri di competenza dedicati per professionalizzare la negoziazione e migliorare la qualità dei risultati a livello aziendale.

Misurate ciò che conta. Il miglioramento inizia con la misurazione. Valutare regolarmente le capacità di negoziazione aiuta a identificare i punti di forza, colmare le lacune e monitorare i progressi. Le competizioni di negoziazione strutturate rendono visibili le capacità e creano un linguaggio comune per l’apprendimento. (Uno di noi, Smolinski, ha anche sviluppato uno strumento, il Negotiation Competency Model, che elenca una serie di competenze di negoziazione e spiega come misurarle nella valutazione dei negoziatori).

Ridefinite il significato di “forza”. Troppi negoziatori continuano a confondere la durezza con l’aggressività. I dati delle nostre competizioni dimostrano il contrario: i negoziatori di maggior successo in tutti i paesi, settori e stili sono amichevoli, rispettosi e capaci di creare legami. Trasmettono sicurezza attraverso l’equità e l’empatia, non l’intimidazione. La rudezza non crea rispetto, ma lo erode.

 

I GRANDI NEGOZIATORI non si distinguono per lo stile, ma per l’abilità, ovvero la capacità di ottenere risultati sostanziali superiori promuovendo al contempo relazioni di alta qualità. Sono pensatori disciplinati, comunicatori fluenti, partner affidabili e attori con principi, in grado di creare valore senza sacrificare i valori. Questo, in definitiva, è ciò che rende un buon negoziatore.

 

Remigiusz Smolinski è professore presso la HHL Leipzig Graduate School of Management. È fondatore di The Negotiation Challenge e cofondatore di Discurso.AI. Peter Kesting è professore associato di Strategia e Comportamento organizzativo presso l’Università di Aarhus, in Danimarca. È cofondatore e consulente di The Negotiation Challenge e dell’International Negotiation Teaching and Research Association.

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