ECONOMIA & SOCIETÀ

Le sfide per le imprese in un nuovo ordine economico globale

Le aziende sono chiamate a rafforzare la propria capacità decisionale, a migliorare la resilienza delle supply chain e a diventare più flessibili e adattabili attraverso l’innovazione “frattale”

Fabio Dal Pan

Aprile 2024

Le sfide per le imprese in un nuovo ordine economico globale

In un’epoca caratterizzata da sfide senza precedenti, la collaborazione globale sta affrontando una trasformazione radicale. I flussi commerciali internazionali, pur rallentando, mantengono la necessità di una forte cooperazione internazionale che genera la formazione di legami transnazionali robusti. Questa evoluzione si inserisce in un contesto in cui le sfide affrontate dai Paesi, indipendentemente dalle loro specifiche caratteristiche, come la forza economica che sono in grado di esprimere, il loro regime politico o il potere geopolitico, sottolineano un grado di interdipendenza e una complessità tale per cui l’autosufficienza non è più un’opzione praticabile.

Il clima commerciale, però, in fase di raffreddamento a seguito degli shock pandemici e dei conflitti che attanagliano il territorio europeo, si accompagna a un aumento del protezionismo e a un progressivo calo della tendenza alla globalizzazione: basti pensare al fenomeno del reshoring e al conseguente impatto sul rallentamento degli scambi globali con una evidente diminuzione dei volumi legati al commercio internazionale.

 

Modelli tradizionali in crisi

In questo scenario “multipolare”, le complessità geopolitiche mettono in crisi i modelli tradizionali alimentando la nascita di un panorama più frammentato. Il monopolio delle grandi alleanze apre a una competizione per la leadership globale che vede gli Stati Uniti d’America con i suoi principali alleati da un lato e la Cina, insieme alle altre autocrazie, dall’altro. Parallelamente, emergono assi regionali e transregionali, come i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), il NAFTA (North American Free Trade Agreement) e l’ASEAN (Association of South-East Asian Nations), che spostano gli equilibri di potere economico e politico su scala mondiale e a cui si somma l’emergere di ulteriori tensioni locali, come nel Mediterraneo, nell’Artico o nel Pacifico, e la presenza di attori minori ma in grado di posizionarsi in modo fluido su più tavoli, come la Turchia e l’Arabia Saudita.

Mentre le aziende cercano di sviluppare una maggiore capacità di resilienza anche attraverso la scelta di partner commerciali e sedi produttive che consentano di bilanciare l’esposizione ai rischi globali, i blocchi commerciali regionali risultano sempre più rilevanti, spingendo la produzione vicino ai mercati di consumo e cercando di limitare l’attrito geopolitico attraverso la cooperazione con partner considerati “amici”.

 

La dinamica del commercio globale sta quindi subendo profonde trasformazioni e i Paesi cercano di navigarle orientandosi tra le crescenti sfide geopolitiche ed economiche. In un contesto tanto frammentato e incerto, le aziende sono chiamate a rafforzare la propria capacità decisionale, a migliorare la resilienza delle catene di approvvigionamento e a diventare più flessibili e adattabili attraverso l’innovazione “frattale”, per affrontare le esigenze differenziate dei clienti locali.

Non si tratta di cambiamenti temporanei, ma piuttosto di tensioni che possono ridisegnare l’assetto economico nel mondo. Per questo, agire in modo deciso per rispondere alla volatilità che caratterizza il panorama è una necessità: investire nel rafforzamento delle catene di approvvigionamento e sviluppare le giuste capacità di gestione del rischio, così come di cybersecurity, è necessario per essere preparati a cambi di scenario repentini e fuori dal controllo ordinario. In un mondo che si muove sempre più verso un approccio multiforme, i concetti di resilienza e sovranità nazionale acquistano, del resto, nuova importanza anche rispetto a un’idea di proiezione di potenza data invece da un mix di economia, capacità tecnologica e capacità militare.

 

Il nuovo paradigma per imprese e istituzioni

Come affrontare l’attuale cambio di paradigma, allora?

Alle aziende e ai Paesi stessi è richiesto un profondo cambio sia di visione che di azione, che passa per una serie di direttive rinnovate nell’approccio strategico:

 

1. Volatilità e resilienza nella pianificazione: la volatilità dei mercati e la necessità di resilienza devono diventare elementi da integrare nella pianificazione strategica aziendale. Non da intendersi come risposte ad hoc alle crisi, ma come componenti essenziali di gestione ordinaria, capaci di guidare le decisioni per garantire stabilità operativa e strategica, in scenari di incertezza.

 

2. Nuovo approccio di portfolio strategico: le aziende sono chiamate ad adottare una visione di portfolio, per determinare gli elementi strategici del proprio business. Questo approccio permette di valutare in modo olistico la distribuzione delle risorse, identificando le aree che offrono il maggior valore aggiunto e quelle che richiedono una ridefinizione della strategia o del posizionamento di mercato.

 

3. Riconoscimento delle implicazioni tecnologiche a lungo termine: comprendere come le nuove tecnologie possano alterare il panorama competitivo diventa cruciale per acquisire velocità e vantaggio competitivo. Le aziende devono anticipare le implicazioni a lungo termine dell’adozione tecnologica, valutando come queste possano influenzare la propria posizione sul mercato e la capacità di rispondere alle esigenze emergenti dei consumatori.

 

4. Considerare la geopolitica come un fattore decisionale: la geopolitica assume un ruolo centrale da considerare per prendere decisioni strategiche, come quando i costi locali influenzavano le scelte di outsourcing. Le implicazioni geopolitiche dei network di produzione e distribuzione devono, infatti, essere valutate con attenzione, con un occhio di riguardo verso la stabilità e la sicurezza delle catene di approvvigionamento.

 

5. Flessibilità e rapidità di risposta: la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti diventa un fattore chiave di successo. Questo comporta sia dei costi che valore aggiunto, con strutture di costo meno ottimizzate secondo i criteri tradizionali, ma più flessibili e variabili, capaci di offrire una maggiore protezione ai margini di profitto.

 

6. Approfondire la conoscenza dei mercati di export: la comprensione dettagliata dell’ecosistema locale dei mercati di export è fondamentale. Il modello one size fits all non è più sufficiente: le aziende sono chiamate a sviluppare strategie su misura che tengano conto delle specificità culturali, economiche e politiche dei mercati in cui operano.

 

L’attuale trasformazione dell’ordine economico globale riflette un equilibrio delicato tra la necessità di cooperazione internazionale e le sfide poste da un panorama geopolitico sempre più frammentato e competitivo. Nonostante l’evidente bisogno di collaborazione sottolineato dall’interdipendenza globale, le complessità attuali spingono verso soluzioni più locali e talvolta sub-ottimali. La direzione che prenderà questo nuovo ordine rimane da vedere, ma una cosa è certa: l’interdipendenza e la cooperazione saranno fondamentali per affrontare le sfide del futuro.

 

Fabio Dal Pan, Managing Director e Partner di BCG.

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