STRATEGIA

Andare all’estero per avere una maggiore produttività in casa

Laurence Capron e Olivier Bertrand

Giugno 2014

Avete messo gli occhi su un’azienda straniera con un interessante business model – o magari con conoscenze che alla vostra mancano – e state ponderando se comprarla o no. In teoria l’acquisizione darebbe alla vostra azienda una nuova expertise e contribuirebbe a farla crescere, ma integrare un’azienda straniera potrebbe danneggiare le vostre attività domestiche. L’acquisizione va fatta? Finora, i leader dovevano compiere un atto di fede e sperare che l’integrazione non provocasse effetti dirompenti in patria. Tuttavia, un nostro studio su aziende francesi crea una solida base per agire. Aziende che hanno acquisito imprese di altri Paesi hanno evidenziato tre anni dopo una maggiore produttività nelle loro operazioni in casa rispetto ad altre che non le hanno fatte. Abbiamo anche scoperto che le acquisizioni cross border generano più conoscenze di quelle domestiche.

La nostra analisi di 183 acquisizioni internazionali mostra che quanto più è competitivo il Paese o settore nel mirino, tanto maggiori i vantaggi dato che l’azienda acquisita ha maggiore probabilità di essere sofisticata dal punto di vista delle operations o del posizionamento. I guadagni maggiori vengono realizzati quando chi acquista effettua anche investimenti in patria. Le acquisizioni internazionali e quelle interne sono reciprocamente di vantaggio in termini di produttività.

Consideriamo l’acquisizione effettuata nel 2004 dal gigante francese di prodotti lattiero-caseari Danone del leader Usa dello yogurt organico Stonyfield, molto esperto nel marketing di prodotti biologici e nella sostenibilità. Danone trasse vantaggio da questa expertise – per esempio, utilizzò le metriche sul carbonio di Stonyfield per misurare gli impatti ambientali e apprese che i processi tesi a ridurre le emissioni di metano dei bovini possono tradursi in animali più sani e in latte più ricco in Omega 3. Subito dopo l’acquisizione Danone lanciò il proprio marchio organico, Les 2 Vaches, che ora pesa per quasi il 20% del mercato francese di yogurt biologico.

Un altro esempio è L’Oréal, la cui acquisizione delle aziende americane SoftSheen (1998) e Carson (2000), assieme a un investimento di 11 milioni di dollari in ricerca sui capelli e la pelle delle popolazioni africane le ha dato l’expertise in quello che è noto come il settore della “cura dei capelli etnica”. L’azienda è andata avanti creando SoftSheen-Carson Europe e offrendo prodotti etnici per la cura dei capelli nell’ambito dei propri brand francesi. Oggi sta compiendo importanti passi avanti nel penetrare nei mercati africani.

Ricerche precedenti hanno mostrato che espandendo le operazioni cross border, spesso le aziende ottengono grandi conoscenze mediante l’esposizione agli ecosistemi di nuovi mercati, alle capacità di R&S, alle competenze funzionali, ai processi organizzativi e alle pratiche di management. Abbiamo confermato che questo effetto vale anche per le acquisizioni cross border.

Inoltre, il nostro studio fornisce una controprova alla ricerca indicando che un investimento diretto estero riduce l’investimento interno quasi uno a uno. Abbiamo trovato che le acquisizioni internazionali tendono ad aumentare l’efficienza complessiva del settore domestico dell’azienda acquisitrice.

 

Laurence Capron è professore di Strategia all’INSEAD di Fontainebleau. Olivier Bertrand è professore associate di Strategia alla Skema Business School di Valbonne, Francia.

 

 

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