EDITORIALE

Restare in carreggiata

Enrico Sassoon

Aprile 2025

Restare in carreggiata

 

Trump può piacere o meno, ma non c’è dubbio che sia un grande sparigliatore. In qualche settimana ha tirato una serie di siluri allo status quo economico, commerciale, istituzionale, politico e sociale dentro e fuori gli Stati Uniti con l’effetto di mettere in discussione equilibri consolidati da tempo, qualche volta da decenni. Un po’ ce lo si poteva aspettare, ma la vastità, la portata e la repentinità delle azioni avviate stanno sorprendendo tutti, sia chi le sperava sia chi le temeva. E ora? Cosa ci si deve aspettare e, soprattutto, come i leader d’impresa possono fronteggiare le conseguenze di quanto sta accadendo?

Una considerazione fondamentale è che i Trump passano ma l’America resta. Per quanto intense e profonde, le misure della nuova Amministrazione non sono sempre ciò che sembrano né sono destinate a durare in eterno. L’esempio più chiaro è quello dei dazi. È abbastanza chiaro che vengono minacciati come arma negoziale per forzare la mano all’interlocutore di turno, che volta a volta è la Cina, il Messico, il Canada o l’Unione europea. Si trasformeranno in tariffe se non verranno soddisfatte alcune aspettative, che possono essere collocate sul piano degli investimenti per la difesa, ma anche su quello dell’export di auto o materie prime. In quanto tali non sono inevitabili, né necessariamente dell’entità inizialmente prevista, né della durata ventilata. In questo vedremo un notevole pragmatismo.

Però è chiaro che non ci si può illudere che non abbiano costi ed è per questo che le piazze finanziarie, a partire da Wall Street che tutto sommato si aspettava misure buone per rafforzare la finanza globale, hanno preso a soffrire, con ribassi accentuati anche nei comparti tecnologici.

Quali scelte competono alle imprese? Innanzitutto, occorre attendere le misure effettive, che siano dentro o fuori l’Europa. Ma è consigliabile predisporre misure cautelative, che possono consistere in una diversificazione dei mercati di sbocco o in uno spostamento radicale delle attività produttive per aggirare le barriere commerciali. Si tratta di scelte complesse basate su strategie pluriennali e, in quanto tali, difficilmente implementabili nel breve periodo. Ma se l’attivazione richiede tempo, l’analisi della situazione e la predisposizione di piani vanno attivate da subito.

Un altro aspetto su cui riflettere riguarda le politiche d’impresa in tutta una serie di ambiti. È ovvia l’ostilità trumpiana verso le politiche di sostenibilità, le politiche di diversity e quelle d’inclusione. Questo sta già provocando cambiamenti in molte imprese americane, anche se va ricordato che già prima si erano registrate reazioni rispetto a certi eccessi imposti per via legislativa o normativa, o attraverso pressioni di gruppi sociali e/o identitari. Ma non significa che lo stesso debba accadere in Italia o nell’Ue, a meno che non si tratti di azioni ben ponderate che si sarebbero comunque avviate per correggere distorsioni in un senso o nell’altro.

La spinta esercitata dalla nuova amministrazione Usa va compresa nelle sue intenzioni di contrastare le derive che molti avevano già sottolineato sia nel campo del business sia della politica e della società. Ma non va necessariamente accolta e accompagnata quando mette in discussione trend consolidati in società di tipo europeo, dove gli obiettivi di redditività e competitività vengono spesso contemperati con un’attenzione agli aspetti sociali che manca nel contesto tipico statunitense.

Negli ultimi anni si sono intensificate, in Italia e altrove, le scelte d’impresa basate sulla persuasione che accanto ai diritti degli shareholder vanno considerati anche quelli degli stakeholder, che la sostenibilità è un principio etico ma anche una politica aziendale che può coniugare qualità e competitività, che la diversity è un valore ma allo stesso tempo arricchisce l’organizzazione, che il purpose è un concetto che unifica e rafforza e che la leadership può essere diffusa e inclusiva, premiando l’azienda e i suoi dipendenti.

In questo le imprese europee possono continuare a vantare una preminenza e possono puntare a restare in carreggiata senza doversi allineare a nuove e spregiudicate politiche che potrebbero anche avere qualche successo e accoglienza nel breve, ma che saranno, con ogni probabilità, perdenti nel lungo periodo.

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