LEADERSHIP

Intelligenza artificiale: tra opportunità e minacce

Massimo Milletti

Aprile 2024

Intelligenza artificiale: tra opportunità e minacce

Intelligenza artificiale: opportunità e minaccia.

“Anche se il timore avrà sempre più argomenti, scegli la speranza” (Seneca).

Già, la speranza. Forse quello di cui abbiamo più bisogno, pressati, negli ultimi anni, da rilevanti pesi gravitazionali: una pandemia mai a fondo elaborata, una serie di conflitti a geometria variabile, una depauperante inflazione. Sfide ad alta intensità fisica, emotiva, mentale, che si sono abbattute su generazioni assopite da una forma di diffuso benessere, con intelletti impigriti da un utilizzo allargato dei supporti digitali e saziati dall’abbondanza di informazioni superficiali.

“Si misura l’intelligenza di un individuo dalla qualità delle incertezze che è capace di sopportare” (Kant).

Ed eccola, la speranza, quella di avere esercitato abbastanza le nostre menti agli imprevisti da poter affrontare compostamente il tema della convivenza tra le due intelligenze: quella emergente e quella atavica. Una sintetica, l’altra naturale. Inevitabile il confronto con regole d’ingaggio ancora imprecisate, vista la non acquisita contezza delle potenzialità delle nuove tecnologie. Tema che oggi si pongono tutte le aziende, alla luce della rapidità con la quale il fenomeno si espande e la necessità di valutare come i cambiamenti nelle modalità di fare business impatteranno sulle organizzazioni.

Da subito, appare chiaro che le invitanti prospettive di efficientare le macchine operative aziendali non possano che favorire lo sviluppo dell’IA, pur con il rischio di soffocare i nobili afflati etici di chi si preoccupa delle ricadute sociali e che vorrebbe piantare paletti, scontatamente aggirabili. La stessa etica che vuole contenere il senso del pericolo che non viene da quello che conosciamo, ma da ciò che crediamo sia vero e invece non lo è.

E ora si parla di restructuring, upskilling, reskilling, tre cantiche dantesche nelle quali le aziende cercano, anche con il supporto dell’IA, di collocare il personale di taglio maggiormente operativo. Esodare gli inservibili, ri-formare gli utilizzabili, riciclare i potenziali. I criteri di scelta sono noti: competenze, flessibilità, apertura al cambiamento. Parrebbe una replica di quanto già visto nelle numerose campagne di digital transformation. Solo che ora si parla di revolution. Non esattamente la stessa cosa. Ma se l’inevitabile efficientamento rappresenta il lato oscuro di questa moderna rivoluzione, allettante è invece la prospettiva di poter godere di un accresciuto benessere, di avere l’opportunità di sviluppare professionalità a maggiore valore aggiunto, di riuscire a liberare la nostra creatività.

Ma le condizioni per accedere a questo affascinante Eden sono di non farsi dominare dalla IA e di sapere utilizzare in modo costruttivo gli spazi temporali e mentali che le nuove tecnologie ci concederanno. Condizioni intrinsecamente collegate, perché mentre quella artificiale cresce senza sosta, divorando con ingordigia informazioni, affinando man mano il palato, eruttando risposte sempre più sofisticate, anche quella umana deve svilupparsi per non soccombere.

“La mente che riesce ad allargarsi non torna mai alla dimensione precedente” (Einstein).

Sfida che rappresenta una grande opportunità di crescita per gli individui che sapranno nutrire la propria mente, studiando, leggendo, approfondendo, ascoltando, ampliando la vista al di là del recinto delle competenze. E quando il diffuso utilizzo degli strumenti di IA messi a disposizione delle aziende rischieranno di appiattire i vantaggi competitivi e distintivi, è allora che la creatività di menti umane illuminate farà la differenza. Uno scenario che richiede manager capaci di dialogare e rapportarsi con tecnologie in permanente mutazione, ma anche di alzare lo sguardo e mirare a obiettivi mai immaginati. E ciò grazie a intuizioni, riflessioni, visioni, ricerche di nuove connessioni maturate da menti evolute, aperte, liberate dall’operatività. Starà quindi alle aziende individuare quei manager che hanno potenzialità diverse da quelle tradizionali, per poter gestire tematiche e situazioni mai viste sino ad ora.

Individui che sanno rispondere in modo credibile alla domanda relativa a quanto hanno fatto di consistente nella loro vita per sviluppare la loro mente, e se hanno un progetto di come usare il tempo e le energie che si andranno a liberare. A beneficio del lavoro, non solo della vita privata

 

Massimo Milletti, Presidente Onorario, Eric Salmon & Partners.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Hbr Italia

Caratteri rimanenti: 400

Leggi Hbr Italia
anche su tablet e computer

Newsletter

Lasciaci la tua mail per essere sempre aggiornato sulle novità di HBR Italia