Aprile 2021

Produttività e lavoro agile

Paolo Iacci

Aprile 2021

Produttività e lavoro agile

La relazione introduttiva al disegno di legge n° 81/2017 sulle nuove misure per il lavoro autonomo, che contiene nella seconda parte le norme sul lavoro agile, definisce quest’ultimo una «modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato allo scopo di incrementare la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro». Secondo il report di Capgemini Research Institute, dal titolo “The future of work: from remote to hybrid”, lo smart working sembrerebbe, in effetti, far bene alla produzione: il 63% delle aziende italiane dichiara di aver registrato un forte aumento della produttività grazie all’introduzione della modalità di lavoro da remoto. Della stessa opinione l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, secondo cui un utilizzo generalizzato dello smart working genererebbe un aumento della produttività pari al 15-20%.

Vale la pena, a questo proposito, ricordare che la produttività del lavoro è data dal rapporto tra valore aggiunto e ore lavorate. Per comparare la produttività del lavoro in modalità “smart” con quella in modalità “tradizionale” andrebbe quindi fatta una misurazione a parità di ore lavorate. Ma, mi domando, esistono studi di questo genere? Ho provato a rintracciarli, finora senza successo. Ad oggi ho trovato solo dichiarazioni basate su percezioni. Non nego che queste possano avere un loro peso, ma allora dovremmo parlare di “produttività percepita” che è altra cosa rispetto alla “produttività oggettiva”.

In questa fase di pandemia le persone che stanno lavorando da casa si lamentano di lavorare un numero di ore molto più alto di quanto non facessero in presenza. Lo dimostra (in modo empirico e non scientifico) il fatto che sempre più spesso si invoca il diritto di disconnessione e l’applicazione di un galateo che impedisca di fissare riunioni durante il pranzo o oltre l’orario di lavoro. Noto inoltre che le ore di straordinario pagate nel 2020 hanno subito un crollo verticale. In molte aziende il monte ore lavorato sembra essere nettamente più alto di quello pagato. A questo punto è lecito porsi la domanda se non si stia calcolando la produttività in relazione non alle ore lavorate, ma a quelle pagate.

Paolo Iacci, Presidente Eca, Università statale di Milano.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Hbr Italia

Caratteri rimanenti: 400

Edizione Digitale

Leggi Hbr Italia
anche su tablet e computer

Newsletter

Lasciaci la tua mail per essere sempre aggiornato sulle novità di HBR Italia