Aprile 2021

I cinque errori che facciamo quando siamo sopraffatti (e come evitarli)

Alice Boyes

Aprile 2021

I cinque errori che facciamo quando siamo sopraffatti (e come evitarli)

Quando ci si sente sopraffatti, si può reagire in modi che non solo non aiutano la situazione, ma che addirittura la peggiorano. Forse siete ignari di questi schemi o forse sapete cosa sono, ma fate fatica a fare qualcosa al riguardo. Qui di seguito parliamo dei cinque errori comuni di auto-sabotaggio che le persone sopraffatte tendono a fare. Ci sono, per ciascuno di questi, soluzioni pratiche che vi aiuteranno a tenerli sotto controllo e a fare un lavoro migliore per svolgere i vostri compiti più importanti e risolvere i problemi.

 

1. Pensate di non avere tempo per aiutare voi stessi

Le persone spesso hanno grandi idee su cose che li aiuterebbero a sentirsi meglio e più in controllo – per esempio, assumere qualcuno come aiuto in casa, praticare auto-terapie, vedere un terapeuta, prendersi una vacanza o organizzare una serata con gli amici. Tuttavia, le scartano perché pensano di essere troppo occupati o che non è il momento giusto, aspettando di intraprendere queste azioni in un momento più adatto che di solito non arriva mai.

Invece di pensare a ciò che sarebbe ideale, scegliete l’opzione migliore e più facilmente disponibile per voi adesso. Forse non avete il tempo di cercare i migliori terapeuti intervistando più candidati, ma avete il tempo di scegliere qualcuno che soddisfi alcuni dei vostri criteri e provare un paio di sessioni con loro.

Quando si hanno buone idee, ma non si agisce su di esse, questo può portare a un senso di impotenza o incompetenza. Potreste anche avere infiniti cicli aperti di “dovrei” e sprecare tempo ed energia pensando sempre alle stesse cose. Inoltre, quando non si agisce, si perdono i benefici che si otterrebbero mettendo alla prova le proprie idee. Agendo per aiutare voi stessi, vi abituerete a trovare soluzioni fattibili, sentirete di essere più efficaci e raccoglierete quei benefici prima.

 

2. Non utilizzate abbastanza la vostra mente inconscia

La concentrazione non è l’unico modo per fare le cose. Anche la vostra mente inconscia è bravissima a risolvere i problemi.

Quando vado a fare una passeggiata, la mia mente vaga. Non voglio che lo faccia in modo consapevole; piuttosto, lascio che la mia mente vada alla deriva senza dirigerla troppo. Quando lo faccio, invariabilmente scivola verso il lavoro, ma non in modo spiacevole. Le soluzioni ai problemi emergono magicamente, e ciò a cui dovrei dare priorità diventa più chiaro senza sforzo.

Anche sapendo questo, è difficile che riesca a permettermi di fare una passeggiata all’inizio della giornata di lavoro (prima che le temperature dove vivo diventino troppo calde). Ciò che è affascinante è che, quando cammino prima di iniziare a lavorare, la mia ansia per l’attività che devo cominciare una volta tornata a casa tende a insinuarsi. Il che, però, non mi impedisce di avere intuizioni sui miei problemi e sulle mie priorità. Entrambi possono verificarsi insieme.

La mente che erra in modo inconscio è uno strumento prezioso per risolvere i problemi e generare pensiero creativo tanto quanto la mente concentrata. Utilizzare la mente vagante vi aiuterà a fare cose importanti, senza la pressione necessaria a sviluppare una maggiore concentrazione restando indisturbato per lungo tempo, il che può essere un’aspettativa irragionevole.

Le persone che si sentono sopraffatte a volte cercano di bloccare i pensieri di lavoro durante il loro tempo personale ascoltando musica, un podcast o altro. Ma questo può privarvi di parte del potenziale di produttività che la vostra mente elabora quando va alla deriva. Provate a identificare le attività durante le quali la vostra mente si muove naturalmente in modi utili e risolve i problemi per voi. Queste attività, nel mio caso, sono per esempio andare a fare shopping, guidare, fare esercizio, fare la doccia e rilassarmi al sole.

 

3. Considerate il sentirsi sopraffatti come una debolezza

Molte volte, ci sentiamo sopraffatti semplicemente perché dobbiamo fare un lavoro con cui non abbiamo molta familiarità o perché un compito costituisce un’alta posta in gioco e vogliamo fare un lavoro superbo. Di per sé, questo non è necessariamente un problema. Spesso possiamo lavorare bene su quel compito, nonostante questi sentimenti di sopraffazione.

Tuttavia, a volte facciamo autocritica sul fatto stesso di sentirci sopraffatti. Pensiamo: “Non dovrei sentirmi in questo modo. Non è così difficile. Dovrei essere in grado di gestire la situazione senza stressarmi”. Quando si è troppo autocritici, si diventa più propensi a procrastinare perché non solo il compito genera sentimenti di sopraffazione, ma scatena anche la vergogna o l’ansia di avere quei sentimenti.

Alcune persone reagiscono a questa vergogna e ansia in altri modi. Cercano di avvicinarsi al compito con eccessivo perfezionismo, o diventano più riluttanti a chiedere suggerimenti e consigli agli altri. È importante sostituire l’autocritica con un’autoanalisi compassionevole, per la quale ho fornito strategie specifiche in precedenza.

 

4. Non riuscite a mobilitare le vostre difese più importanti

Quando siamo stressati, tendiamo a diventare un po’ più rigidi. Poiché abbiamo meno larghezza di banda cognitiva ed emotiva per considerare altre opzioni, diventiamo meno flessibili nell’adattarci a quanto richiesto dalla situazione e ci affidiamo ai nostri modi abituali di gestire le cose.

Abbiamo tutti dei valori, ma non sempre li usiamo a nostro vantaggio. Per esempio, la ponderatezza può trasformarsi in un pensiero eccessivo, la fiducia in se stessi può trasformarsi in microgestione o nel fare tutto da soli, avere standard elevati può portare a essere esigenti o perfezionisti, e l’intraprendenza può portare a fare le cose in modi inutilmente complicati o non convenzionali.

Quando siete sopraffatti, assicuratevi di far corrispondere i vostri valori alle esigenze della situazione. Il particolare compito o problema ha bisogno di _____? (Inserisci il tuo valore dominante, come la ponderatezza o la fiducia in se stessi) o un approccio diverso sarebbe più adatto alle circostanze?

 

5. Perdete i vostri punti di forza

Se vi sentite sopraffatti, probabilmente avete un’energia emotiva limitata. Questo può portare a importanti cambiamenti nel comportamento e nella disponibilità emotiva. Possono essere sottili – forse di solito date a vostro figlio un lungo abbraccio quando viene da voi, ma invece, ora gli date una rapida stretta superficiale mentre state ancora pensando ad altre cose, per tornare a quello che stavate facendo.

Questo è un auto-sabotaggio. State perdendo l’opportunità di riempire il vostro contenitore emotivo quando ne ha più bisogno, e rischiate che i famigliari notino le differenze e agiscano per attirare la vostra attenzione (per esempio, un bambino che disegna su un muro, o un coniuge che litiga per qualcosa di poco importante).

Identificate i modi in cui siete in grado di mobilitare le vostre principali risorse anche in presenza di un’energia emotiva limitata. Per esempio, durante le mie pause, mi piace disegnare insieme a mio figlio di cinque anni o costruire con mia figlia una casetta con i mattoncini. Ci piace anche coccolarci a letto mentre ognuno di noi guarda il proprio schermo individuale. Se fate fatica a dedicarvi a queste attività, create delle routine in modo che si inseriscano nella vostra giornata o settimana in luoghi specifici ­– per esempio, forse cucinate sempre con i vostri figli il sabato mattina.

Essendo consapevoli dei cinque schemi qui delineati, potete rendere più facile per voi stessi e per chi vi circonda attraversare periodi impegnativi e difficili. Sono trappole in cui è facile cadere – e non un motivo per essere autocritici. Imparate a conoscerle e fate piccoli e semplici cambiamenti per saltarle a piè pari.

 

Alice Boyes, PhD, ex psicologa clinica, è autrice di The Healthy Mind Toolkit e The Anxiety Toolkit.

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