Gennaio 2021

Prosperare nell’era del lavoro ibrido

Tomas Chamorro-Premuzic

Gennaio 2021

Prosperare nell’era del lavoro ibrido

La pandemia da Covid-19 ha enormemente esaltato l’importanza dei dati, dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali, insieme alle capacità umane che li abilitano, e ha premiato le strutture organizzative più fluide e flessibili – e soprattutto le culture più inclusive. Il mondo si è trovato d’improvviso a vivere il passaggio da mercati del lavoro compressi, crescita sostenuta e scarsità di talenti verso una situazione connotata da elevata instabilità del lavoro, crescente disoccupazione e preoccupante recessione. E quelle stesse organizzazioni e persone che, in funzione delle caratteristiche delle loro competenze, già prima della pandemia apparivano più pronte ad affrontare le esigenze future e le possibili crisi, ne stanno uscendo più forti o, almeno, meno compromesse, rendendo ancora più marcate le disuguaglianze preesistenti.

Un termine chiave al centro di questo ritmo accelerato di cambiamento è ibrido, con la nuova normalità emergente che evidenzia il potere combinatorio degli opposti storici: dove una volta eravamo governati dall’uno o dall'altro, ora assistiamo all'ascesa della “e”, ossia dall’uno e dall’altro. Nei fatti, la capacità di far coesistere alternative apparentemente incompatibili si sta sviluppando come un punto di forza relativamente generalizzabile, sia a livello organizzativo che individuale. Consideriamo i seguenti esempi:

 

Talenti ibridi. I dati di Burning Glass Technologies, che utilizza l’IA per analizzare circa un miliardo di posti di lavoro passati e attuali, evidenziano una crescente domanda di individui con competenze soft e hard. Se avete competenze molto diversificate, potete aspettarvi di essere abbastanza richiesti, a patto che troviate una nicchia in cui applicare le vostre diverse capacità e interessi. Ad esempio, le competenze di progettazione digitale sono ricercate in oltre il 50% dei ruoli IT, mentre le competenze generaliste in materia di scienza dei dati possono farvi ottenere un lavoro nei settori delle risorse umane, del marketing, della finanza o delle vendite – tutte fortemente dipendenti dal data mining (nello specifico, trasformando i dati in suggerimenti). E le competenze di gestione, che sono sostanzialmente comuni a tutte le funzioni e i settori (perché richiedono, per esempio, intelligenza emotiva, empatia, curiosità, capacità di feedback e gestione delle prestazioni, ecc.) sono naturalmente richieste un po’ ovunque.

 

Luoghi di lavoro ibridi. Sebbene la pandemia abbia intensificato la discussione sui pro e contro del lavoro da casa, e su cosa significhi lavorare senza un ufficio, si può concludere con certezza che la migliore alternativa non è quella di optare per l’uno o l’altro, ma di dare ai dipendenti la possibilità di scegliere. Questo è anche l’unico modo per risolvere la falsa antitesi tra le persone che stanno meglio a casa o in ufficio, perché ci sono molti fattori personali, psicologici e individuali in gioco. Ciò che questo significa per i datori di lavoro è semplice: offrire la massima flessibilità possibile – una soluzione unica non va bene per tutti, quindi dovreste lasciare che i manager e i dipendenti curino la loro esperienza lavorativa a livello individuale. La varietà è il sapore della vita, soprattutto se si è veramente impegnati a costruire una cultura diversificata e inclusiva. Ma per farlo nel modo giusto, è necessario rimuovere i privilegi associati all’essere sempre presenti e concentrarsi meno sullo stile e più sulla sostanza. Le persone non dovrebbero essere premiate o promosse per essere al posto giusto al momento giusto e dire la cosa giusta alle persone giuste, ma per aver effettivamente aggiunto valore al loro team e alla loro organizzazione.

 

Culture ibride. Sentiamo ancora i manager e le organizzazioni autocompiacersi per gli sforzi che compiono per assumere persone con la giusta impronta culturale, ma questo approccio si rivela spesso incompatibile con il desiderio di sfruttare e coltivare una cultura diversa e inclusiva. In parole povere, la cultura è “il modo in cui facciamo le cose da queste parti”, e comprende le regole formali e informali di interazione che regolano le dinamiche del comportamento sociale sul lavoro, o addirittura nella società. In superficie, assumere persone che “si adattano bene” sembra una grande idea. Ma quando si diventa veramente bravi nel fare questo, inevitabilmente si trascurano, se non addirittura si rifiutano, le persone di cui si può avere più bisogno: individui che possono portare una prospettiva, un insieme di valori e dei background diversi, aumentando così la diversità cognitiva e ampliando la diversità cognitiva, piuttosto che consolidare la propria cultura. La sfida è, quindi, gestire in funzione delle diversità, ed è proprio per questo che occorre una cultura inclusiva – una cultura dove le persone sono apprezzate per il fatto di essere diverse. Una cultura forte, uniforme, chiaramente definita, omogenea e monodimensionale rende facile gestire le persone perché tutti pensano, sentono e agiscono allo stesso modo (per questo cultura e culto hanno la stessa radice). Ma è anche così che le aziende limitano le loro capacità di adattamento. La grande carestia irlandese del XIX secolo avrebbe potuto essere evitata con più di un tipo di coltura di patate. Quindi, l’unico motivo per assumere su basi culturali è se la vostra cultura è già diversificata e inclusiva, il che equivale a dire che non avete una cultura ben definita.

 

Carriere ibride. Anche se come individuo non padroneggiate l’arte di sviluppare un profilo di talento multidisciplinare e interdisciplinare, avete delle scelte. La più importante è evitare di puntare tutto su un unico obiettivo. Ampliate invece i vostri orizzonti di carriera per espandere il vostro concetto di voi stessi, immaginate il vostro potenziale nel modo più ampio e diversificato possibile e siate aperti a scelte insolite. Per quanto terribile sia stata questa crisi, essa conferma ciò che abbiamo sempre saputo dell'umanità: siamo incredibilmente resistenti e adattabili come specie. Lo si può vedere nei milioni di persone che sono già riuscite a cambiare carriera con successo, come gli assistenti di volo diventati assistenti sociali, o i direttori di negozio che diventano istruttori di fitness online, e continueremo a vederlo, perché il potenziale umano non è mai stato così fluido. Ecco perché possiamo aspettarci che le abilità hard continuino a svalutarsi rispetto alle capacità soft (meglio definite come competenze potenti), perché il CV è destinato a diventare prima o poi una reliquia, e perché l’istruzione superiore deve reinventarsi per nutrire carriere ibride.

 

In breve, non c’è mai stato un momento migliore per mantenere aperte tutte le proprie opzioni. La complessità è la moneta naturale per un futuro incerto, quindi se volete mettere a prova voi stessi, il vostro team e la vostra organizzazione, pensate alle competenze, agli strumenti e agli adattamenti che potete aggiungere al mix, piuttosto che a ciò che potete cambiare. E soprattutto, pensate al vostro potenziale come a un insieme di muscoli flessibili che dovrebbero essere allenati con un'ampia gamma di esercizi e attività, piuttosto che a una singola forza che si sfrutta e che si applica fino all'esaurimento. In un mondo sempre più ibrido, le abilità ibride saranno la chiave.

Questo articolo gratuito fa parte di una serie realizzata allo scopo di contribuire allo sforzo di far fronte alle conseguenze della pandemia. Se avete apprezzato questi articoli, considerate un abbonamento a Harvard Business Review Italia. È il modo migliore per aiutarci a rafforzare l’iniziativa.

Tomas Chamorro-Premuzic è Chief Talent Scientist di ManpowerGroup, professore di Psicologia aziendale all'University College di Londra e alla Columbia University e socio dell'Entrepreneurial Finance Lab di Harvard. È autore di Why Do So Many Incompetent Men Become Leaders? (e How to Fix It), su cui si è basato il suo discorso di TEDx. Twitter: @drtcp o su www.drtomas.com.

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