Febbraio 2021

Come mantenere la calma in situazioni di grande stress

Robert E. Quinn, David P. Fessell, Stephen W. Porges

Febbraio 2021

Come mantenere la calma in situazioni di grande stress

Qualche tempo fa, l’amministratore delegato di un’azienda ha chiamato uno di noi (Robert) per chiedergli aiuto. L’azienda che guidava era all’apice di una grande opportunità legata a una nuova tecnologia. Ma era in difficoltà e bloccata. Un investitore nel progetto si dimostrava estremamente aggressivo e attento solo ai propri interessi. Aveva intimidito diversi influenti membri del consiglio di amministrazione dell’azienda, e questi ora stavano per ritirare il sostegno finanziario su cui si erano precedentemente impegnati. L’intera impresa era a rischio.

C’era voluto parecchio tempo all’amministratore delegato per descrivere tutte le complessità della vicenda e, a sentire il racconto, Robert avvertiva un nodo allo stomaco. Il CEO si aspettava da lui un contributo di valore, ma Robert faceva una gran fatica anche solo a comprendere il problema. Temeva di non essere in grado di aiutare e una parte di lui voleva solo chiudere la chiamata e prendere le distanze da quella brutta faccenda. Invece di farlo, capì che la sua ansia era un segnale per rallentare. Così cominciò a operare un processo di autoregolazione.

Recenti ricerche nel campo delle neuroscienze, in particolare la “teoria polivagale”, offrono indicazioni su questo processo e su come si può passare da una risposta del tipo fight or flight (lotta o scappa) a uno stato superiore di apertura che invita alla collaborazione, alla creatività e alla prosperità. Gli studi hanno dimostrato che tattiche specifiche, che spiegheremo più avanti, possono aiutarci a gestire al meglio la nostra naturale tendenza a metterci sulla difensiva quando ci confrontiamo con una situazione problematica.

Un altro di noi (Stephen) ha sviluppato la teoria polivagale, che spiega come il nostro sistema nervoso regoli il nostro comportamento, sia collaborativo che difensivo, attivando il nervo vago, il principale nervo parasimpatico del sistema nervoso autonomo. Questo nervo fornisce connessioni bidirezionali tra il cervello e il cuore, l’intestino e altri organi del nostro corpo, e fa parte di una sequenza di risposta prevedibile che si attiva quando siamo minacciati. Ci sono tre livelli di questa risposta.

Il primo è l’immobilizzazione, o quello che chiamiamo livello uno. Sotto grave minaccia, un rettile, un mammifero o un uomo possono crollare e simulare la morte. Questa è una reazione naturale e adattativa. Per esempio, quando un topo è intrappolato da un gatto, il topo può di riflesso spegnersi e sembrare morto. Di conseguenza, il gatto perde interesse nel topo che quindi è in grado di fuggire. Questa è una reazione rara negli esseri umani, ma si può verificare.

Il secondo livello è la mobilitazione. Sotto minaccia, il cuore comincia a battere più velocemente. Il sistema nervoso simpatico si attiva, il corpo produce cortisolo e adrenalina e si prepara all’azione. Questa è la risposta “lotta o scappa”. Diventiamo aggressivi o fuggiamo.

Il terzo livello di risposta è costituito dall’impegno e dalla connessione. Quando ci sentiamo di nuovo al sicuro, cominciamo a funzionare in modo diverso. È a questo livello che un percorso vagale unico per i mammiferi diventa funzionale e calma le caratteristiche difensive di entrambi i percorsi di lotta o fuga e di spegnimento. Il corpo rilascia ossitocina. In questo stato, siamo più aperti verso gli altri e sperimentiamo un senso di connessione che può portare alla collaborazione e all’apprendimento.

Theodosius Dobzhansky, un eminente biologo evoluzionista, ha raffinato la famosa citazione di Charles Darwin sull’evoluzione come “sopravvivenza del più adatto” aggiungendo che “il più adatto può anche essere il più gentile, perché la sopravvivenza spesso richiede aiuto reciproco e cooperazione”. Secondo Dobzhansky, sono la connessione e la collaborazione che hanno permesso il successo evolutivo dei mammiferi e degli esseri umani.

Quando siamo in grado di raggiungere il terzo livello, la nostra vista, l’udito, la voce e la mente iniziano a lavorare di concerto con il nostro cuore. Siamo in grado di sentire i nostri corpi, al contrario dell’intorpidimento che possiamo sentire ai livelli uno e due durante un confronto. Non siamo nella “visione a tunnel” della lotta o della fuga, quindi possiamo leggere più accuratamente i volti e i segnali non verbali degli altri. Vediamo il quadro generale e ci colleghiamo con gli altri intorno a obiettivi condivisi. In breve, la nostra capacità relazionale e di apprendimento aumenta.

In quanto leader, più efficacemente potrete autoregolarvi – in particolare passando dal livello due al livello tre, che si verifica frequentemente – meglio sarete in grado di guidare e aiutare gli altri. Sulla base della nostra esperienza nell’applicare la teoria polivagale a situazioni come quella in cui si trovava Robert con il CEO, abbiamo sviluppato una struttura in cinque fasi per aiutare le persone a fare questo cambiamento.

Fase 1 ­– Comprensione. Il primo passo è conoscere la biologia dietro queste reazioni e accettare che essere al livello uno, due o tre è un fatto normale. Sapere dove ti trovi in quella scala ti dà la possibilità di scegliere e il potere di cambiare.

Fase 2Consapevolezza. Quando ti senti sfidato, nota gli spunti fisici ed emotivi che segnalano che stai vivendo l’ansia. Senti un nodo allo stomaco? O il tuo cuore che batte forte? Vedili come segni del punto in cui ti trovi nella tua reazione: probabilmente il livello due.

Fase 3Ricordo. Riporta alla mente esperienze precedenti in cui in passato hai superato con successo momenti di incertezza. Puoi anche scrivere cosa hai fatto per superare una situazione difficile e usare quel successo per darti la speranza di poter superare anche questa.

Fase 4Intenzione. Con la speranza in mente, lascia andare il bisogno di soddisfare il tuo ego chiarendo a te stesso il tuo scopo più elevato. Concentrarti sulla tua intenzione rilascerà ossitocina e ti aiuterà a passare al terzo livello.

Fase 5Fiducia. Abbi fiducia nel processo: quando sei al terzo livello, è molto più facile esplorare e sviluppare idee con l’altra persona. L’interazione è un processo di apprendimento emergente ­– sarà impegnativo, ma finché si rimane connessi e non si torna al livello uno o due, si può superare insieme. Infatti, si può diventare abili a rendere gli altri sicuri e continuare a invitarli di nuovo in conversazioni reciprocamente vantaggiose.

Robert ha usato questa struttura quando stava parlando con l’amministratore delegato e si è accorto di andare in modalità “lotta o scappa” volendo fuggire dalla conversazione. Per assicurarsi di essere in uno stato in cui poteva pensare chiaramente, ha consapevolmente attinto ai propri ricordi di sfide e successi passati. Ha pensato alle esperienze precedenti in cui si era sentito incerto e vulnerabile, ma era riuscito ad andare avanti. Questi ricordi ne hanno aumentato la fiducia nelle sue capacità di navigare in questa situazione. Ha anche pensato a ciò che poteva portare nella sua conversazione con l’amministratore delegato ­– il suo scopo superiore – e questo gli ha permesso di passare consapevolmente dalla paura alla speranza.

Rinfrancato, ha invitato il CEO a continuare a parlare, piuttosto che cercare di terminare la chiamata. Ha usato segnali verbali di inclusione per affermare sicurezza e fiducia. Segnali che includevano il riconoscere i propri punti deboli e rivolgere domande costruttive. Quando il CEO ha terminato il suo racconto, ha detto: “La tua sfida è veramente molto difficile. Io riesco a malapena a capirla. Quindi, perdona la mia scarsa comprensione del problema e correggi i miei eventuali errori”.

È stata un’ammissione di vulnerabilità ammettere di non aver compreso appieno ciò che il CEO stava dicendo, ma la sua autenticità ha trasmesso al CEO un segnale di fiducia e il mostrarsi così aperto ha comunicato disponibilità ad affrontare le difficoltà. Hanno così passato parecchi minuti a chiarire ulteriormente i dettagli e nel farlo sono entrati in uno stato di co-regolazione in cui idee, emozioni e possibilità hanno potuto essere scambiate senza dubbi, imbarazzi o timori.

Una volta che Robert si è sentito rassicurato e ha ascoltato attentamente i chiarimenti dell’amministratore delegato, l’ossitocina ha preso a fluire e si è sentito mentalmente più aperto. Invece di incistarsi sul problema, si è concentrato sulle possibili soluzioni e ha portato la propria attenzione verso una visione più ampia. Ha così portato il CEO a porsi delle domande: invece di cercare di ottenere le risorse che erano state già promesse, poteva adottare un nuovo approccio? Poteva esplorare le intenzioni originali di ogni attore? Perché avevano deciso di associarsi e investire? Erano abbastanza coinvolti da poter pensare di impegnarsi di più? Avrebbe potuto chiedere coraggiosamente un finanziamento per portare l’azienda non pochi mesi nel futuro, ma anni nel futuro? Poteva invitarli a dare un maggiore contributo? Poteva convincerli a lavorare insieme per progettare una strada di maggiore collaborazione?

Il CEO, incuriosito, disse che poteva provare. Un mese dopo, chiamò Robert per riferire che la strategia, con ulteriori modifiche, aveva portato al successo. I membri del consiglio si erano impegnati di più e l’ottimismo era aumentato.

L’autoregolazione apre la strada alla collaborazione e al cambiamento. Comprendere le nostre reazioni biologiche in situazioni di alto stress ci dà un percorso da seguire; dipende poi da noi se sceglieremo se percorrere questo percorso od ostacolarlo. Ed è proprio questa scelta a fare spesso la differenza tra successo e fallimento.

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Robert E. Quinn è professore emerito alla Ross School of Business dell’Università del Michigan e cofondatore del Center for Positive Organizations della scuola.

David P. Fessell lavora come executive coach ed è professore di Radiologia alla University of Michigan Medical School e membro di facoltà presso il gruppo Positive Organizational Scholarship alla Ross School of Business. Si occupa di intelligenza emotiva, mentoring, resilienza ed emozioni positive. Si è diplomato al Second City Improv Conservatory.

Stephen W. Porges è Distinguished University Scientist presso l’Indiana University, dove è direttore e fondatore del Traumatic Stress Research Consortium ed è professore di Psichiatria presso la University of North Carolina. È l’ideatore della Teoria Polivagale, una teoria che sottolinea l’importanza dello stato fisiologico nella salute mentale e fisica.

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