Dicembre 2020

Con la pandemia si ampliano i divari di produttività aziendale

Eric Garton, Michael Mankins

Dicembre 2020

Con la pandemia si ampliano i divari di produttività aziendale

Durante la pandemia di Covid-19, la maggior parte delle imprese ha adottato nuovi modi di lavorare. Molti dipendenti lavorano da remoto, interagendo virtualmente con clienti e colleghi. Altri continuano ad andare sul posto di lavoro ogni giorno, ma svolgono l’attività in modo molto diverso. Tutti fanno del loro meglio. Ma quanto sono state produttive le aziende durante la pandemia rispetto a dove si trovavano prima della Covid-19?

Risposta breve: dipende dall'azienda. Alcune sono rimaste straordinariamente produttive durante l'era Covid, sfruttando le ultime tecnologie per collaborare in modo efficace ed efficiente. La maggior parte, tuttavia, è meno produttiva ora rispetto a 12 mesi fa. La differenza fondamentale tra i migliori e gli altri è il successo che hanno avuto nel gestire la scarsità di tempo, il talento e l'energia che la loro forza lavoro metteva in campo prima di Covid-19. Le aziende che erano stelle prima della pandemia hanno continuato a brillare. Quelle con prestazioni meno stellari hanno faticato molto.

Per approfondire, nel nostro libro del 2017 Time, Talent, Energy: Overcome Organizational Drag and Unleash Your Team’s Productive Power abbiamo dimostrato che tre fattori spiegano meglio di altri la produttività relativa delle grandi organizzazioni:

- Il tempo che ogni dipendente deve dedicare ogni giorno al lavoro produttivo, senza le distrazioni create da eccessive comunicazioni elettroniche, riunioni inutili o processi e procedure burocratiche;

- Il talento che ogni lavoratore può portare al proprio lavoro e, cosa importante, il modo in cui i talenti migliori dell'organizzazione vengono impiegati, organizzati e guidati;

- L'energia discrezionale che ogni dipendente è disposto a investire nel proprio lavoro e a dedicare al successo dell'azienda, dei suoi clienti e degli altri stakeholder.

Le aziende che sono le migliori nella gestione del tempo, del talento e dell'energia - cioè la media del quartile superiore delle aziende nella nostra ricerca - sono il 40% più produttive del resto (la media dei tre quartili rimanenti). Questo enorme divario di produttività è una fonte chiave di vantaggio competitivo per le migliori aziende.

Covid-19 ha influenzato tutti e tre i fattori che determinano la produttività della forza lavoro - tempo, talento ed energia. Ma le aziende migliori ne hanno avvertito l'impatto in modo molto diverso dalle altre.

 

Le aziende migliori hanno ridotto al minimo le perdite di tempo e hanno mantenuto i dipendenti concentrati; le altre no.

Le aziende che già collaboravano in modo efficace e lavoravano in modo produttivo prima della pandemia sono rimaste produttive durante i periodi di blocco e altre interruzioni. Le disposizioni relative alla permanenza a casa hanno liberato tempo precedentemente speso per gli spostamenti pendolari e hanno creato flessibilità negli orari di lavoro, consentendo a molti dipendenti di dedicare ulteriore tempo alla propria attività.

Un recente studio condotto da Raffaella Sadun, Jeffrey Polzer e altri, che comprendeva un'analisi delle e-mail e degli incontri su 3,1 milioni di persone in 16 città globali, ha rilevato che la durata media della giornata lavorativa è aumentata di 48,5 minuti durante il periodo di isolamento delle prime settimane della pandemia. Nelle organizzazioni altamente produttive, i dipendenti hanno sfruttato le nuove tecnologie per rimanere in contatto con i clienti e i colleghi durante tutto il periodo. Stimiamo che le migliori organizzazioni abbiano visto aumentare il tempo produttivo del 5% o più.

Per le aziende che facevano fatica a lavorare in modo collaborativo e produttivo prima della pandemia, il lavoro da casa ha solo peggiorato la situazione. Tanto per cominciare, il tempo consumato nelle riunioni virtuali è esploso. I ricercatori della Harvard Business School e della New York University hanno scoperto che, durante la pandemia, la quantità di riunioni è aumentata del 12,9% in media e il numero di partecipanti per riunione è cresciuto del 13,5%. Mentre la durata media delle riunioni è diminuita, il tempo totale impiegato per le riunioni è aumentato in modo sostanziale. Purtroppo, per la maggior parte delle organizzazioni, questo investimento addizionale di tempo ha prodotto ben poco. I dati della Harvard Business School e della New York University sono coerenti con quanto osservato in molte aziende: scarsa collaborazione e pratiche di lavoro inefficienti hanno ridotto il tempo produttivo dal 2% al 3% per la maggior parte delle organizzazioni.

 

I migliori hanno capitalizzato sul cambiamento dei modelli di business per sfruttare i talenti che fanno la differenza.

Il talento eccezionale - persone con la capacità di portare creatività e ingegnosità nel loro lavoro - è una risorsa scarsa e preziosa. La nostra ricerca suggerisce che le migliori aziende sono del 20% più produttive rispetto alle altre per il modo in cui acquisiscono, sviluppano, mettono in team e guidano quei preziosi ma scarsi talenti che fanno la differenza.

La pandemia ha avuto un impatto sia positivo che negativo sul talento come fonte di produttività. Il lavoro a distanza ha generato per le organizzazioni delle opportunità di accedere a talenti che prima di Covid-19 erano di norma fuori portata. La vicinanza fisica al lavoro non è più un fattore primario nel definire il bacino di manodopera disponibile per la maggior parte delle aziende. Lo sviluppo di software o l'analisi di grandi dati può essere effettuato con la stessa efficacia da Milano come da Calcutta. Le migliori aziende stanno capitalizzando su nuove e diverse fonti di talento per costruire le capacità di cui avranno bisogno per vincere in futuro.

Il lavoro a distanza ha anche permesso ai lavoratori più qualificati di un'organizzazione di impegnarsi virtualmente in una gamma di iniziative e di team più ampia di quella che potrebbero realizzare fisicamente - moltiplicando l'influenza che questi individui hanno sulle performance. Pensiamo che, per le migliori aziende, Covid-19 possa aver avuto un piccolo impatto positivo sulla produttività.

La maggior parte delle aziende ha faticato a superare la pandemia. La scarsità della domanda di prodotti e servizi le ha tenute fuori dal mercato del lavoro, incapaci di sfruttare l’opportunità di acquisire nuovi talenti. Nel frattempo, i loro attuali dipendenti hanno dovuto affrontare a casa pressioni crescenti nel destreggiarsi tra lavoro e famiglia. Di conseguenza, alcune organizzazioni hanno visto molte delle loro star lasciare - almeno temporaneamente – la forza lavoro, riducendo la produttività complessiva. Stimiamo che Covid-19 abbia avuto un leggero impatto negativo sulla capacità della maggior parte delle aziende di attrarre, trattenere e gestire i top performer, portando a un leggero calo della produttività complessiva.

 

I migliori hanno trovato il modo di coinvolgere e ispirare i propri dipendenti.

Il coinvolgimento e la motivazione dei dipendenti sono importanti. Secondo la nostra ricerca, un dipendente impegnato è il 45% più produttivo di un lavoratore semplicemente soddisfatto. E un dipendente motivato - uno che ha un profondo legame personale con il proprio lavoro e/o la propria azienda - è il 55% più produttivo di un dipendente impegnato, o più del doppio di un lavoratore soddisfatto. Migliore è l'impegno e la motivazione dei dipendenti di un'organizzazione, maggiore è la sua performance.

Dei tre fattori di produttività, Covid-19 ha colpito più duramente l'energia. Una ricerca dell'Achievers Workforce Institute suggerisce che la maggior parte delle organizzazioni ha avuto difficoltà a coinvolgere i propri dipendenti durante la pandemia. Logicamente, quindi, è probabile che la produttività sia diminuita considerevolmente per la maggior parte delle aziende.

Non tutte le organizzazioni hanno visto diminuire i livelli di energia dei loro dipendenti. I dirigenti di Adobe, per esempio, ci hanno detto di aver trovato il modo di mantenere i dipendenti coinvolti durante la pandemia. L'azienda è stata una delle prime in assoluto a dichiarare un "impegno a non licenziare", smorzando le preoccupazioni dei dipendenti e segnalando l'impegno costante dell'azienda nei confronti della sua forza lavoro.  A marzo - a pochi giorni dopo l'inizio del periodo di lockdown - la dirigenza senior ha iniziato a condurre da casa assemblee virtuali per tenere i dipendenti informati sulla diffusione di Covid-19 e sulla risposta di Adobe. Poco dopo, l'azienda ha lanciato una serie di video settimanali chiamata "Take Five" per aiutare i dipendenti a tenersi aggiornati su Covid-19 e sugli aggiornamenti aziendali, insieme ai consigli dei colleghi (ad esempio, gli chef della caffetteria dell'azienda hanno condiviso idee su come cucinare ottimi pasti con i cibi conservati disponibili in casa).

Con il prolungarsi della pandemia e delle disposizioni di chiusura e lockdown, controlli a cadenza regolare delle pulsazioni hanno rivelato che i dipendenti tendevano a stancarsi sempre più nel tentativo di bilanciare le nuove realtà del lavoro e della casa. In risposta, Adobe ha dato a tutti i dipendenti un giorno di riposo extra - il terzo venerdì di ogni mese - per staccare la spina e ricaricarsi. La combinazione di questi - e di molti altri sforzi - ha permesso ad Adobe di attingere all'energia discrezionale della sua forza lavoro durante la pandemia da Covid-19. Infatti, secondo l'azienda, i punteggi di impegno di Adobe sono effettivamente aumentati dall'inizio della pandemia.

 

IL DIVARIO DI PRODUTTIVITÀ tra le aziende migliori e le altre è aumentato durante la pandemia. Stimiamo che le migliori aziende - quelle che erano già efficaci nel gestire tempo, talento ed energia dei loro team – abbiano messo a segno un aumento della produttività dal 5% all'8% negli ultimi 12 mesi. Il tempo di lavoro addizionale, l'accesso a nuovi talenti di spicco e l'impegno continuo hanno rafforzato la produttività di queste aziende. La maggior parte delle organizzazioni, tuttavia, ha registrato una riduzione netta della produttività dal 3% al 6% (o più) a causa di inefficienze organizzative, di modi di lavorare dispersivi e di un calo complessivo dell'impegno dei dipendenti.

L'impatto di questo crescente divario è significativo. Se le aziende migliori erano del 40% più produttive rispetto al resto prima della pandemia (come la nostra ricerca suggeriva già nel 2017), allora potrebbero essere più del 50% più produttive ora. Questa spinta dovrebbe consentire a queste organizzazioni di innovare, crescere, surclassare e superare la concorrenza per molti anni a venire.

Questo articolo gratuito fa parte di una serie realizzata allo scopo di contribuire allo sforzo di far fronte alle conseguenze della pandemia. Se avete apprezzato questi articoli, considerate un abbonamento a Harvard Business Review Italia. È il modo migliore per aiutarci a rafforzare l’iniziativa.           

Eric Garton è partner dell'ufficio di Bain & Company a Chicago e leader della practice sull’organizzazione globale dell'azienda. È coautore di Time, Talent, Energy: Overcome Organizational Drag and Unleash Your Team’s Productive Power (HBR Press, marzo 2017).

Michael Mankins è socio dell'ufficio di Bain & Company a San Francisco e leader della practice organizzativa della società. È coautore di Time, Talent, Energy: Overcome Organizational Drag and Unleash Your Team’s Productive Power (Harvard Business Review Press, 2017).

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