Novembre 2020

Perché l’economia globale sta recuperando più velocemente del previsto

Philipp Carlsson-Szlezak, Paul Swartz e Martin Reeves

Novembre 2020

Perché l’economia globale sta recuperando più velocemente del previsto

L’impatto economico del coronavirus continua a sorprendere. In primavera, chiusure in precedenza inimmaginabili hanno spinto l’attività economica a minimi mai riscontrati. Dopo lo shock iniziale, tuttavia, forse la sorpresa più grande è stata il fatto che i timori di un crollo sistemico non si sono concretizzati. Il rimbalzo iniziale è stato molto più forte e si è verificato prima del previsto: alcuni settori dell’economia degli Stati Uniti e di altri Paesi hanno registrato un recupero completo, ritornando ai livelli pre-crisi.

Mentre questa ripresa più forte del previsto è allineata con l’esperienza di business di molti leader con cui parliamo, la domanda che si fanno è cosa ha generato il divario tra le aspettative e la realtà – e se può durare. Per rispondere a queste domande, dobbiamo esaminare i vari tipi di recessione e i relativi fattori trainanti, come si inserisce oggi la pandemia da Covid-19 e quali sono le specificità di questo ciclo.

 

Paure insoddisfatte, speranze superate

Il coronavirus ha costretto l’economia a una brusca frenata, generando una brutale contrazione che ha infranto molti record (negativi) nel processo. Tuttavia, l’impatto sostenuto è stato ampiamente sopravvalutato – sia a livello sistemico che ciclico – e questo si è verificato perché l’intensità dello shock ha provocato un diffuso pessimismo economico.

I timori sistemici si sono tradotti in una diffusa aspettativa di una nuova Grande Depressione, in grado di portare al default alcuni Stati, al collasso del sistema bancario e alla deflazione dei prezzi. Tuttavia, dopo che i prezzi si sono stabilizzati, i costi dei debiti sovrani sono diminuiti in tutto il mondo, nonostante l’espansione dell’indebitamento, e i sistemi bancari hanno mostrato pochi segni relativi a possibili problemi di liquidità. (Infatti, dopo aver fatto incetta di capitali, le banche stanno cercando di aumentare nuovamente gli impieghi). I timori sistemici più ampi sono stati ridimensionati e non sono mai arrivati ad apparire pericolosi come nel 2008.

Se i timori sistemici si sono rivelati infondati, sono invece proliferate le paure cicliche. È emersa la profonda preoccupazione che la disoccupazione – indicatore fondamentale della salute dell'economia – possa rimanere a livelli elevati negli Stati Uniti anche dopo la fine del 2021. Gli analisti hanno previsto ondate di fallimenti, un indebolimento del mercato immobiliare e, dopo una ripresa iniziale a forma di “V”, un nuovo potenziale crollo.

Ma anche qui le sorprese sono state al rialzo. Pur essendo ancora inaccettabilmente alta, la disoccupazione è scesa molto prima e più velocemente di quanto si pensasse: a settembre la disoccupazione negli Stati Uniti era già scesa a un livello inferiore rispetto a quello previsto per la fine del 2021. L’edilizia abitativa ha mostrato una notevole capacità di resistenza – con prezzi solo leggermente in discesa e con attività e vendite tornate ai massimi dai tempi della crisi immobiliare. Molte parti dell’economia americana sono tornate ai livelli di attività pre-crisi. Infatti, nel terzo trimestre 2020 la crescita è stata la più alta mai registrata. Anche se questo non indica che l’economia statunitense sia tornata in salute o ai livelli pre-crisi, è la testimonianza di un rimbalzo straordinariamente vigoroso dopo un secondo trimestre straordinariamente negativo.

Questo è stato l’andamento più o meno in tutto il mondo: l’Economic Surprise Index, che mostra una sintesi delle differenze tra le performance realizzate e quelle attese, è salito a livelli record ovunque – con l’eccezione della Cina, dove le aspettative di una piena ripresa costituivano lo scenario base.

 

Perché la recessione post-Covid ha oltrepassato le aspettative

Molti leader aziendali hanno osservato queste dinamiche svolgersi in tempo reale, ma cercano ora di capire i fattori che le spiegano per vedere meglio il percorso da seguire. Seguire l’andamento della ripresa rimane alquanto difficile (almeno altrettanto difficile quanto prevedere una recessione), ma è utile riflettere sui diversi episodi recessivi, sulle loro determinanti e sugli effetti – così come sui fattori specifici che plasmeranno il successivo percorso di ripresa.

Ci sono tre dimensioni delle recessioni economiche che – se considerate nel loro insieme – possono aiutare a inquadrare le dinamiche della ripresa. La recessione dovuta al Covid mostra caratteristiche distintive all’interno di questo quadro che aiutano a spiegare gran parte di ciò che è stato esposto:

·       La natura della recessione. Identifica le forze sottostanti – per esempio, un crollo degli investimenti, una crisi finanziaria, un errore di politica o uno shock esogeno – che colpiscono l’economia. Nonostante la sua brutale intensità, lo shock da Covid è preferibile a una crisi degli investimenti o a una crisi finanziaria che sono stati all’origine delle ultime due recessioni (2001 e 2008/09) perché non c’è un eccesso di investimenti da riassorbire, un fattore che può ritardare l’inizio di una ripresa e che pesa sulla sua dinamica. Infatti, il rischio maggiore di uno shock esogeno è che si trasformi in una crisi sistemica (per esempio una crisi finanziaria).

·       Le politiche di risposta. Le politiche che vengono adottate determinano in modo decisivo il percorso della ripresa e rappresentano un chiaro punto di forza nel caso della recessione Covid. La velocità, la fattibilità e l’efficacia delle politiche fiscali sono risultate evidenti, soprattutto negli Stati Uniti. Rimane l’idea errata che i casi di virus e le morti di Covid abbiano influito in modo determinante sulla performance economica. In realtà, la correlazione è debole – proprio perché una forte risposta di politica economica colma efficacemente alcuni dei danni all’economia derivanti da politiche di controllo del virus meno efficaci. Pensate a come gli sforzi degli Stati Uniti per il tenere sotto controllo il virus siano in gran parte falliti rispetto ad altri Paesi avanzati – in Europa, per esempio – eppure la crescita reale degli Stati Uniti è tuttora più avanti. Le politiche molto più coraggiose attuate dagli Stati Uniti spiegano questo risultato. Tuttavia, l’impatto finale delle politiche è di prevenire un diverso tipo di contagio – il fallimento di famiglie e aziende e una crisi del sistema bancario – ed è qui che entrano in gioco i danni strutturali.

·       I danni strutturali. Questo è il fattore chiave che determina la forma di una recessione. Quando una recessione porta al collasso delle spese in conto capitale e spinge i lavoratori fuori dalla forza lavoro, la capacità produttiva di un’economia diminuisce. Questo è quello che è successo negli Stati Uniti nel 2008, quando la crisi finanziaria ha sconvolto la formazione di capitale azionario e ha reso molto più difficile il ritorno ai livelli pre-crisi. La recessione da Covid da questo punto di vista è più favorevole, in quanto non c’è alcun residuo dall’ultima fase espansiva dato che non ha lasciato alcun eccesso di investimenti o indebitamento da riassorbire. Inoltre, la rapidità della risposta politica – a differenza del 2008 – ha contenuto i fallimenti e ha determinato una forte ripresa a V degli ordini di beni strumentali. Finora, la recessione da Covid sembra aver probabilmente evitato gravi danni strutturali.

È molto probabile che con la pandemia fossimo già preparati al peggio, perché la tardiva e lenta uscita dalla Grande Recessione è ancora nella nostra mente. E utilizzando i fattori sopra descritti possiamo capire il perché: è iniziata come una crisi degli investimenti che si è trasformata in una crisi finanziaria, che a sua volta ha danneggiato i bilanci delle società del settore finanziario e quelli delle famiglie. A questo si è risposto con scelte politiche piuttosto ritardate e che hanno preso il via dopo che un danno significativo era già stato fatto. Se questo può costituire una linea di base implicita per come si può svolgere un recupero, allora la traiettoria di uscita dalla recessione da Covid, migliore del previsto, non dovrebbe sorprenderci.

 

Sorprese positive sul lato della ripresa?

Per valutare la prossima fase della ripresa dobbiamo andare oltre i driver di cui sopra – pensateli come basi necessarie per un recupero forte e continuo – e guardare alle specificità della recessione Covid per capire quali possano essere le condizioni sufficienti per mettere in campo l’energia necessaria.

Guardando più da vicino i settori dell’economia statunitense, possiamo dividerla in tre parti che sono state colpite in modo molto diverso data la natura della recessione. Questo suggerisce che la fase più “facile” della ripresa potrebbe già essersi esaurita:

·       Settori non colpiti da Covid, come l’utilizzo di alloggi e di servizi, i servizi finanziari e il cibo a domicilio. Prendendo un bilancio familiare come analogia, si può pensare a questi come a “costi fissi” che non possono essere facilmente ridotti. Questo tipo di spese ammonta a circa il 46% dei consumi (negli Usa) e non è mai diminuito.

·       Settori interessati dai lockdown, ma non dal distanziamento sociale, come l’auto e altri beni durevoli. Questi settori hanno subito un duro colpo a causa delle chiusure fisiche, ma una volta che queste sono state revocate, sono rimbalzati fortemente, spesso completamente – e a volte addirittura superando i livelli pre-crisi. Questi settori rappresentano circa il 16% del consumo (Usa).

·       Settori che dipendono direttamente dai vaccini, come i trasporti, le attività ricreative e i servizi di ristorazione. Alcuni di questi settori sono rimbalzati dopo il blocco, mentre altri non riescono a recuperare in misura significativa i livelli di attività pre-crisi a causa dei rischi di esposizione al virus. Questi settori rappresentano circa il 38% del consumo.

La prossima fase per giungere a un forte recupero, dipende quindi da quel terzo gruppo di settori, dato che il potenziale di recupero del secondo gruppo è in gran parte esaurito (e il primo non è mai sceso). Questo mette veramente la questione dei vaccini in primo piano. Una previsione sul tempo necessario per arrivare a contare su un vaccino sicuro ed efficace che fornisca immunità per un tempo significativo e che possa essere lanciato rapidamente è piena di incertezze. Attualmente, la maggioranza delle previsioni proietta una ragionevole aspettativa di disponibilità di un vaccino distribuito in modo significativo (cioè a coloro che sono più vulnerabili e a rischio di diffusione del virus) intorno al secondo trimestre del 2021.

 

Cosa potrebbe andare storto d’ora in poi

In questa fase, non sono garantite né le condizioni necessarie né quelle sufficienti sopra descritte. Molte cose possono andare storto e, in effetti, i timori di un altro collasso economico sono ricorrenti nel dibattito pubblico. Lo scenario peggiore fa frequente riferimento a una recessione a "W", che implicherebbe un’altra fase di crescita negativa. In altre parole, dopo il crollo del secondo trimestre 2020 e il rimbalzo molto forte del terzo, si potrebbe registrare un quarto trimestre 2020 o il primo del 2021 di crescita negativa.

Quanto è probabile questo scenario? Quasi certamente richiede una nuova ondata di virus e un rigido blocco che andrebbero a ostacolare il secondo gruppo di settori. La capacità del sistema ospedaliero porrà il limite ultimo all’azione di bilanciamento dei responsabili politici tra il mantenimento di un’attività economica elevata e la sicurezza della popolazione. Mentre un altro blocco è possibile, come stiamo vedendo in Europa, negli Stati Uniti, è più probabile che si introducano chiusure selettive, date le dinamiche politiche in atto, lasciando così spazio perché il tasso di crescita possa rimanere al di sopra dello zero.

E mentre la crescita positiva rimane la nostra aspettativa per il quarto trimestre e il 2021, permane una serie di altri rischi. Se non dovessero continuare le misure di stimolo fiscale, potrebbe diminuire l’intensità della ripresa – o, in caso estremo, tornare a essere negativa. Una crisi politica più ampia – magari legata a un risultato elettorale contestato – fa anch’essa parte della lista dei rischi.

 

Le implicazioni per le imprese

In tempi di crisi si è tentati di essere pessimisti e timorosi, soprattutto se chi è in posizione di responsabilità ha scarsa pratica o se i rischi rappresentano una minaccia sistemica credibile. Tuttavia, questa propensione al pessimismo e al ripiegamento comporta anche dei rischi in sé e dobbiamo ricordare che di norma il 14% delle aziende nei diversi settori continua a crescere sia in termini di ricavi che di margini anche nelle fasi di recessione. Questa non è solo una questione di fortuna – cioè essere nel settore giusto e godere di un incremento della domanda a causa della natura della crisi – ma dipende dalla capacità di un’azienda di guardare al di là della fase più acuta di una crisi e di sfruttare le proprie caratteristiche per puntare a crescere in nuove aree. Se il monitoraggio del panorama macroeconomico complessivo rimane essenziale, i leader non devono sottovalutare l’importanza di misurare, interpretare e sfruttare le dinamiche dei propri settori e dei propri mercati per poter investire e prosperare durante la ripresa e nel periodo post-crisi.

 

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Philipp Carlsson-Szlezak è partner e Ceo della sede di BCG a New York e capo economista di BCG. Carlsson-Szlezak.Philipp@bcg.com.

 

Paul Swartz è direttore ed economista senior del BCG Henderson Institute a New York.

 

Martin Reeves è presidente del BCG Henderson Institute di San Francisco e coautore di The Imagination Machine (Harvard Business Review Press, di prossima pubblicazione).

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