Luglio 2020

La pandemia ridefinirà la nozione di leadership femminile?

Tomas Chamorro-Premuzic, Avivah Wittenberg-Cox

Luglio 2020

La pandemia ridefinirà la nozione di leadership femminile?

I Paesi con donne al comando hanno subito sei volte meno morti confermate di Covid-19 rispetto ai Paesi con governi guidati da uomini. Non sorprende che i media si siano riempiti di storie del loro pragmatismo, della loro abilità - e della loro umanità. Questi risultati positivi ci renderanno collettivamente più disposti a eleggere e promuovere un maggior numero di donne al potere?

Sia nel mondo degli affari che in quello della politica, i leader di tutto il mondo hanno passato gli ultimi mesi ad affrontare un test di leadership in tempo reale, pienamente consapevoli di farlo di fronte a un pubblico complessivamente impaziente. Una crisi enorme che, a differenza di quanto avevamo avuto modo di vedere nella nostra vita, rende l'esperienza e la competenza irrilevanti. I leader di oggi devono imparare a chiudere e a riaprire i loro Paesi mentre sono in bilico tra la salute delle loro popolazioni e quella delle loro economie. Il loro operato sarà pubblicamente valutato, così come le loro performance. Un controllo istantaneo, globale e documentato, esercitato dai social media, mette in piena vista ogni loro azione e ogni comunicazione. Qualunque cosa porterà il futuro, una cosa è certa: i responsabili saranno giudicati in base al modo in cui gestiranno questa crisi - e da nessuna parte la posta in gioco è più alta che per chi sta al Governo.

I capi di Stato sono riluttanti a partecipare a questo “concorso sulla leadership”, sottoposti come sono a revisioni quotidiane delle statistiche sui virus, con i giornalisti come giudici. Il modo migliore per valutare le prestazioni dei leader è sempre stato quello di guardare a come i loro team e i loro dipendenti si stanno comportando, soprattutto rispetto agli altri. Ma la pandemia e la sua triste contabilità dei morti introducono pressioni del tutto nuove: metriche globali standardizzate e basate sui dati invitano ovunque le persone a confrontare, con un semplice clic del mouse, l'efficacia relativa dei loro funzionari eletti.

In questo concorso, pochi commenti hanno ricevuto più attenzione delle prestazioni stellari delle donne leader. Una valanga di articoli evidenziato che i Paesi guidati da donne sembrano capaci di gestire meglio la crisi. Si afferma che la loro performance superiore riflette le ben note differenze di genere nel potenziale di leadership. Numerosi articoli hanno scavato nei punti di forza individuali, celebrando l'affidabilità dei dati di Angela Merkel, la razionalità empatica di Jacinda Ardern e la tranquilla resilienza di Tsai Ing-wen.

Siamo consapevoli delle (molte) sfumature e dei limiti dei dati in discussione. Le generalizzazioni che alimentano le "guerre di genere" sono un modo semplice per attirare il dibattito e la discussione popolare. Molte persone hanno opinioni (molto) forti sul fatto che le donne stiano gestendo meglio la pandemia, e ognuno ha diritto alle proprie opinioni - ma non ai propri dati.

Per coloro che desiderano mettere in discussione le argomentazioni "le donne sono leader migliori", ecco un menu di legittime qualificazioni.

 

Troppo poche per dirlo (dimensioni del campione): non ci sono (ancora) abbastanza donne che gestiscono dei Paesi per poter esaminare legittimamente gli effetti di genere. Le donne governano solo 18 Paesi o 545 milioni di persone a livello globale. Si tratta del 7% della popolazione mondiale - un risultato, nel complesso, statisticamente insignificante.

 

Non è stata lei (fattori contrastanti): studi scientifici mostrano che i leader rappresentano di solito circa il 30% della variabilità dei risultati di un gruppo (inclusa la performance di una nazione). Questo non è banale, ma suggerisce una serie di cose che determinano risultati non correlati al leader. Ogni nazione ha affrontato questa crisi con il proprio mix di vantaggi e svantaggi (ad esempio, livello di istruzione, reddito, disuguaglianza di reddito, condizioni meteorologiche, densità, profilo demografico generale, ecc.). Coloro che già stavano al Governo hanno ereditato situazioni pre-esistenti. Sono stati trattati con molta attenzione e hanno credito e colpe limitati per come è andata a finire. A meno che non si tratti di un leader da lungo tempo al comando, che ha potuto influenzare le condizioni di partenza.

È la cultura (o, meglio, una correlazione non è una causa): le correlazioni possono avere molte cause. Anche se siete dell’idea che i Paesi guidati dalle donne gestiscono meglio la crisi, ci sono (almeno) altri due elementi da considerare. In primo luogo, i Paesi fanno meglio perché hanno donne al comando. In secondo luogo, i Paesi hanno donne al comando perché stavano già facendo meglio (meno sessismo, più inclusività, rimozione dei soffitti di vetro che impediscono alle donne competenti di raggiungere la cima in primo luogo). Non c'è bisogno di essere un mago della matematica per capire che se un Paese (consciamente o inconsciamente) rifiuta il 50% del suo talento per ruoli di leadership, finisce per avere sempre meno talenti.

 

Solo il meglio (pregiudizio di selezione): una delle conseguenze paradossali del sessismo è che eleva la qualità delle donne leader. Poiché le donne devono lavorare di più per convincere gli altri che hanno il talento di leadership necessario, finiscono per essere più qualificate e più talentuose quando vengono selezionate per ruoli di leadership. Di conseguenza, i nostri Paesi ad alto rendimento e che hanno reagito alla grande al Covid possono semplicemente godere dei frutti dei loro standard femminili più elevati, piuttosto che concludere che le donne sono, di per sé, superiori. Si potrebbe quindi sostenere, da un punto di vista di equità, che dovremmo rendere più facile per le donne meno competenti arrivare in cima. Questo è quanto sosteneva una francese, Françoise Giroud, 30 anni fa. Una soluzione migliore per le sfide che ci attendono nel 2020 sarebbe quella di rendere più difficile per gli uomini incompetenti diventare leader.

Indipendentemente da quanto siano solide le prove, o da quanto siano logiche e basate sui dati le argomentazioni, aggiungete al mix la necessità di un cambiamento nella capacità di recepire lo zeitgeist. Un piccolo numero di leader donne è emerso come punto di riferimento perché hanno dato prova di una leadership competente - e sono state applaudite per questo.

Potrebbe essere questo il momento, quindi, di sostituire i nostri vecchi e obsoleti archetipi di leadership con modelli più pragmatici e meritocratici?

La crisi è spesso definita come il tempo che intercorre tra il vecchio non pronto a morire e il nuovo non pronto a muoversi. Il nostro mondo post-Covid dirà addio alla nostra persistente preferenza per i leader duri, audaci e spericolati, principalmente maschi e ossessionati da se stessi? Saremo abbastanza maturi da adottare una percezione più equilibrata del talento della leadership, basata più sull'aumento del benessere del gruppo che sulla spettacolarità individuale?

Il giro sulle montagne russe dell'uguaglianza di genere degli ultimi decenni può essere deprimente per alcuni. Ma questo momento, a differenza di qualsiasi altro che abbiamo mai conosciuto, apre nuove opzioni per il futuro - milioni di esse, in effetti. Questo gruppo di leader di talento potrebbe diventare la prima ondata visibile di modelli di ruolo per le generazioni a venire, ridefinendo il modo in cui scegliamo i leader nella politica e negli affari. In breve, le storie di leader femminili forti che hanno avuto successo in questa crisi potrebbero portare a un cambiamento nella narrazione generale di come appare un leader forte. La società in generale potrebbe essere meno sorpresa e più disposta ad accettare leader eletti per la loro competenza, intelligenza, curiosità, umiltà, empatia e integrità. Anche se solo il tempo ci dirà se questa nuova narrazione sopravviverà alla crisi, ci auguriamo che lo faccia. Non si limiterebbe ad elevare la qualità generale dei nostri leader - probabilmente aumenterebbe la nostra fiducia nel risultato delle nostre scelte.

Il mondo non aveva bisogno di una pandemia per rendersi conto che le persone sono generalmente migliori quando i loro leader sono intelligenti, onesti e modesti. Ma siamo lieti di vedere che il pubblico, e soprattutto i media, si innamorano dei leader che mostrano queste qualità mantenendo le loro nazioni al sicuro allo stesso tempo. È una lezione che pensiamo darà i suoi frutti, e si moltiplicherà.

Questo articolo gratuito fa parte di una serie realizzata allo scopo di contribuire allo sforzo di far fronte alle conseguenze della pandemia. Se avete apprezzato questi articoli, considerate un abbonamento a Harvard Business Review Italia. È il modo migliore per aiutarci a rafforzare l’iniziativa.

Tomas Chamorro-Premuzic è Chief Talent Scientist di ManpowerGroup, professore di Psicologia aziendale all'University College di Londra e alla Columbia University e socio dell'Entrepreneurial Finance Lab di Harvard. È autore di Why Do So Many Incompetent Men Become Leaders? (and How to Fix It). Twitter: @drtcp o su www.drtomas.com.  

 

Avivah Wittenberg-Cox è CEO di 20-first, una delle principali società di consulenza di genere al mondo, e autore di Seven Steps to Leading a Gender-Balanced Business.

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