Giugno 2020

Lo smart working fa emergere i talenti interni

Bruno Lamborghini

24 Giugno 2020

Lo smart working fa emergere i talenti interni

La maggior parte dell’emergency working obbligato a casa durante il lockdown ha determinato disagi e difficoltà, mentre la possibilità di gestire il proprio lavoro al di fuori degli schemi tradizionali dell’attività d’ufficio o di reparto, in termini di modalità di svolgimento ha evidenziato in modo più netto limiti, inefficienze e uso talvolta improprio del tempo di lavoro, oltreché condizioni di mancata partecipazione personale. Ma la diffusione di massa del remote working ha anche fatto emergere nuove prospettive di trasformazione delle attività lavorative verso forme più definite di smart working, ovvero di attività caratterizzate da maggiore autonomia e capacità individuali.

Da qui sono emerse in alcuni casi nuove possibilità per una migliore gestione della propria attività e anche per poter contribuire in modo nuovo con le proprie capacità in relativa autonomia.  utilizzando, in forme forse mai sperimentate sino a quel momento in modo così diffuso e quotidiano, computer, applicazioni informatiche, accessi a basi dati e comunicazioni digitali in rete.

L’esperienza della diffusione del lavoro a distanza appare destinata a proseguire, non solo per l’esigenza di continua tutela della salute, ma anche per nuove opportunità organizzative e nuovi processi di apprendimento e di migliore adattabilità.  

Il blackout di quasi tutte le attività produttive per molti mesi e con possibili code indefinite ha determinato scenari preoccupanti, ma ha anche aperto nuovi orizzonti. Questo periodo appare chiaramente caratterizzato dalla diffusione del lavoro a distanza e della formazione on line con aspetti spesso negativi, ma anche con indicazioni di nuove opportunità di cambiamento e di innovazione in grado di fornire nuove prospettive per la ripresa, un New Normal per il lavoro e l’apprendimento, con il passaggio da modalità legate al passato verso forme in grado di proporre nuovi percorsi tutti da inventare.

La grande crisi pandemica può quindi divenire una sfida e una opportunità da non perdere per costruire nuove modalità per affrontare un futuro che sarà molto più complesso e imprevedibile, e in cui ciascuno - non solo pochi, ma di fatto tutti - si possa impegnare per immaginarsi e costruirsi nuove opportunità, riscoprendo i propri talenti di qualsiasi natura e con qualsiasi mezzo utile, in base alle proprie doti, inclinazioni, capacità naturali da trasformare in competenze professionali dinamiche, a tutti i livelli superando le distinzioni spesso scarsamente reali tra low skill e medium-high skills. Persone e organizzazioni divengono i driver del processo di integrazione sinergica e creativa richiesta dal nuovo che nasce dalla crisi.

In questo contesto, ciascuno deve poter riscoprire i propri talenti, spesso sepolti e non riconosciuti a causa di attività demotivanti, ripetitive, di catene di montaggio fordiste in cui, come ripeteva con angoscia Adriano Olivetti, nessuno riesce ad avere libertà di pensare.

In parallelo, ciascuna organizzazione privata o pubblica deve poter riscoprire i talenti sommersi nel profondo di organizzazioni spesso standardizzate, burocratizzate e impersonali in cui le persone sono solo numeri (si pensi a tante istituzioni pubbliche).

Gran parte del modo di lavorare è oggi ancora una eredità fordista-novecentesca, caratterizzata da rigidità e mancanza di autonomia, tradotta in forme contrattualistiche che disincentivano la partecipazione attiva e non sono basate sugli effettivi talenti e sulle competenze di ciascuno.

Le condizioni del lavoro sono ancora connesse a mansioni piuttosto che a ruoli, il concetto di riferimento è il capitale umano, misurabile in numeri e non in specifiche competenze, un capitale umano che nei bilanci e nei programmi viene considerato, contabilizzato e misurato in modo non molto diverso dal capitale fisico o da quello finanziario.

L’occasione della diffusione del remote working e la sua evoluzione smart possono essere un catalizzatore di questa riscoperta del valore di ciascuna persona, di un rapporto diverso con il proprio impegno, una nuova relazione tra lavoro e vita, il superamento dei tradizionali limiti di spazio e tempo indipendentemente dalla sede in cui l’attività viene svolta, in azienda, a casa, in coworking o in forma nomadica e ubiqua. Il posto di lavoro diviene il mezzo con cui si lavora, il computer o lo smartphone.

Questo potrà consentire di riscoprire creatività e partecipazione al cambiamento, rispetto a modalità di lavoro passive, conservatrici e scarsamente produttive. L’evoluzione del lavoro a distanza verso forme di smart working, cioè di attività con crescenti gradi di autonomia e di responsabilizzazione, porta a trasformare tutte le attività lavorative verso livelli diversi di smart working, non più identificabile solo come lavoro a distanza, ma riguardante tutte le attività.

Va sottolineato che il remote working in forma diffusa ha fatto scoprire in tante persone il ruolo fondamentale delle tecnologie digitali in rete, divenute da strumento accessorio a elemento determinante la propria attività e le possibilità di innovazione e di miglioramento.

Si è venuta evidenziando la necessità di affiancare alle proprie competenze lavorative le competenze digitali, non il semplice utilizzo di un dispositivo come lo smartphone, ma la conoscenza della macchina, i meccanismi alla base dei processi digitali, la tecnologia che non è solo tale, ma costituisce anche un ambiente sociale collettivo.

Il lavoro dei team in rete ha consentito di ottimizzare i tempi e le modalità di rapporto con gli altri e ha aperto a nuove possibilità di partecipazione e collaborazione con una migliore comprensione e definizione dei risultati raggiunti assieme.  

Questo processo coinvolge sempre più le strutture organizzative che, apprendendo dagli errori o dai successi del lavoro a distanza, scoprono nuove capacità e nuovi talenti al proprio interno e definiscono e programmano il loro inserimento in nuove strutture. Emergono così nuovi asset rappresentati dai talenti sinora nascosti di persone all’interno dell’organizzazione.

Strutture organizzative, spesso ancora basate su rigidi modelli gerarchici top-down, riscoprono la possibilità di trarre vantaggio da nuove risorse e nuove modalità di lavoro e di accelerare l’evoluzione verso modelli di agile organization, ad alta flessibilità, resilienza e adattabilità a shock sempre più frequenti, anche grazie alle spinte bottom-up che partono da maggiore partecipazione e da nuove capacità, competenze e talenti creativi che emergono all’interno in un  naturale processo di intrapreneurship, di imprenditorialità interna che determina a sua volta condizioni per una maggiore capacità di attrazione di talenti dall’esterno.

L’imprenditorialità diffusa e ricca di talenti creativi che caratterizza le start-up può divenire il modello di riferimento di tante strutture organizzative e di nuove modalità di lavoro smart. Lo shock pandemico diviene una opportunità di cambiamento e può aprire a un nuovo percorso del lavoro e delle organizzazioni basato su flessibilità e adattabilità, e soprattutto maggiore libertà di pensiero e di azione da parte di ciascuno, con talenti da scoprire e valorizzare in tutte le organizzazioni, senza vincoli o timori, facendo crescere imprenditori all’interno dell’azienda, attivando un apprendimento continuo da parte di ciascuno promosso e sostenuto dall’azienda.

Dai talenti interni può determinarsi anche lo sviluppo di spin off aziendali, come già avviene ad esempio nel Gruppo Loccioni e in altri, contribuendo alla crescita di filiere e cluster integrati come comunità e arcipelaghi innovativi.

Molte imprese hanno capito, molto prima della crisi pandemica e dell’impatto del lavoro a distanza, come affrontare il mondo nuovo attraverso la partecipazione piena delle persone e la crescita dei talenti e delle competenze di ciascuno e i risultati conseguiti dimostrano la validità della strada intrapresa. E molte aziende sono già ripartite con ancor maggiore impegno.

Vi sono aziende che ripercorrono la strada olivettiana, ricca di talenti e di esperienze imprenditoriali interne, in forme spesso nascoste negli organigrammi, in qualche modo anticipando il modello start-up e i team operanti fuori dagli schemi ufficiali, in grado di accrescere continuamente processi di imprenditorialità innovativa.

Questo processo di disseminazione di creatività e innovazione appare favorire l’Italia, per le caratteristiche stesse della sua cultura, fatta di libera iniziativa e imprenditorialità artigianale, molto diversa dal modo di operare di altri Paesi in Europa e nel mondo, caratterizzati da organizzazioni più strutturate e poco flessibili.

Questa opportunità di cambiamento indotta da uno shock di dimensioni planetarie costituisce un’occasione da non perdere. Ma non è un free lunch o un fatto inerziale. Richiede un forte ricambio culturale da parte di tutti - Governo, società, imprese e istituzioni spesso bloccati da paradigmi statici e inadeguati. Richiede impegno, volontà e coraggio da parte di tutti, singole persone e organizzazioni, e un salto quali-quantitativo nei processi di apprendimento continuo per lo sviluppo di talenti e di competenze professionali dinamiche da parte delle istituzioni formative pubbliche, ma anche da parte di imprese e istituzioni.

Questo articolo gratuito fa parte di una serie realizzata allo scopo di contribuire allo sforzo di far fronte alle conseguenze della pandemia. Se avete apprezzato questi articoli, considerate un abbonamento a Harvard Business Review Italia. È il modo migliore per aiutarci a rafforzare l’iniziativa.

Bruno Lamborghini è stato Chief Economist, direttore e amministratore con ruoli di presidenza nel Gruppo Olivetti, presidente dell’Associazione Archivio Storico Olivetti. È attualmente consigliere (e past president) di Prometeia, past president di AICA (Associazione italiana di informatica e calcolo automatico) e docente di Organizzazione aziendale all’Università Cattolica di Milano. È altresì presidente della Fondazione Amiotti di Milano (ente per l’innovazione dell’istruzione scolastica).

 

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