Giugno 2020

Usare l’innovazione inversa per combattere Covid-19

Ravi Ramamurti

18 Giugno 2020

Usare l’innovazione inversa per combattere Covid-19

Ecco un fatto sorprendente: il tasso di mortalità di Covid-19 è stato da 100 a 1.000 volte più alto negli Stati Uniti e in Europa che in alcune parti dell’Asia e dell’Africa. Al momento in cui scriviamo, il Vietnam, con 95 milioni di persone e 1/20 del reddito pro capite dell’America, ha avuto zero morti di Covid-19, anche se confina con la Cina, con cui ha stretti rapporti economici. I tassi di mortalità per milione di persone a Hong Kong, Singapore, Corea del Sud, Taiwan e Thailandia, e nei Paesi africani, tra cui Etiopia, Ruanda, Sierra Leone e Uganda, sono a una cifra; in Europa e negli Stati Uniti, sono a tre cifre.

Non è che i Paesi asiatici e africani citati godano di un clima, una demografia, una geografia, una densità di popolazione o un sistema politico più favorevoli. E la maggior parte di loro ha un reddito inferiore a quello dei Paesi avanzati, ma hanno una cosa importante in comune che potrebbe aver avuto un impatto sulla loro lotta contro Covid-19: hanno avuto più esperienza nella lotta contro le epidemie, che si tratti di SARS, MERS, influenza suina, HIV, Ebola, colera o tubercolosi. Quando Covid-19 è esploso, questi Paesi hanno rapidamente riadattato i loro sistemi sanitari pubblici e i loro protocolli per combattere la nuova minaccia. I cittadini e i responsabili politici conoscevano bene la procedura. Nel frattempo, gli Stati Uniti e l’Europa hanno faticato - ma le soluzioni per loro possono in parte risiedere in una ponderata adozione delle innovazioni provenienti da Paesi spesso meno ricchi.

Per innovazione inversa intendiamo il processo con cui i Paesi altamente sviluppati della regione della “Triade” - cioè il Nord America, l’Europa occidentale e il Giappone - prendono in prestito delle innovazioni da Paesi relativamente meno sviluppati o meno ricchi esterni al blocco. Nella lotta contro Covid-19, per esempio, gli Stati Uniti possono prendere in prestito innovazioni relativamente semplici dall’Asia e dall’Africa in settori come i test, il tracciamento di contagi o la messa in quarantena. Covid-19 sarà in giro ancora per un po’, con una possibile nuova fiammata quando ripartirà l’economia e riprenderà la stagione influenzale. Inoltre, ci saranno sicuramente altre pandemie in futuro. Imparare da altri contesti, Paesi in via di sviluppo inclusi, dovrà essere una parte importante della strategia degli Stati Uniti e degli altri.

La buona notizia è che alcune organizzazioni statunitensi stanno già prendendo in prestito idee dall’esterno per combattere Covid-19. Ecco due esempi dal Massachusetts.

 

Test Covid-19: imparare dalla Corea del Sud

La sfida che gli ospedali di tutto il mondo stanno affrontando è di eseguire i test per individuare i positivi al Covid-19 senza mettere in pericolo il personale medico e gli altri pazienti. Un’innovazione, generalmente attribuita alla Corea del Sud, è l’utilizzo di siti drive-through in cui le persone vengono testate mentre sono ancora in macchina. Questa semplice idea si è già ampiamente diffusa negli Stati Uniti, e aziende come Walmart e Walgreens si stanno unendo alla tendenza.

Ma il Mass General Hospital (MGH) non ha potuto utilizzare la soluzione drive-through, perché si trova in una zona congestionata di Boston. Così, ha eseguito i test Covid-19 uno per uno, in un locale designato che viene igienizzato tra un test e l’altro, con il personale che indossa ogni volta nuovi dispositivi di protezione individuale (DPI). I test sono stati effettuati a distanza di 20 minuti l’uno dall’altro.

Nel frattempo, l’ospedale Yangji in Corea del Sud ha trovato una soluzione migliore. Ha inventato una cabina a pressione negativa in plastica trasparente, con guanti di gomma inseriti attraverso le pareti, che permette al personale di prelevare campioni nasali senza contatto diretto con il paziente all'interno - e senza l’uso di dispositivi di protezione individuale (DPI). Il CEO dell’organizzazione madre di MGH ha letto di queste cabine e ha chiesto al team di innovazione interno, Springboard Studio, di esplorare la possibilità di realizzarne di simili.

Il team di Springboard aveva bisogno di capire meglio come erano fatte le cabine coreane. Nour Al-Sultan, un giovane analista strategico, ha chiesto aiuto al dottor Sang-il Kim, presidente dell'ospedale Yangji, e il giorno dopo ha ricevuto risposte dettagliate. Nel giro di nove giorni Springboard aveva costruito un prototipo della sua cabina, e quattro settimane dopo MGH ne utilizzava già otto di questo tipo in tutta la sua rete. L’utilizzo degli ormai scarsi DPI è diminuito del 96%; la sanificazione tra i pazienti è diventata più efficiente e i pazienti hanno potuto essere testati in 46 secondi in media, con un forte aumento di produttività.

L’innovazione delle cabine ha reso i test di Covid-19 più sicuri, più economici e più veloci. Da allora Springboard ha apportato diversi miglioramenti e ha condiviso questi progetti con l’ospedale Yangji e un’organizzazione partner in Uganda. Ancora più importante, le cabine possono diventare disponibili in tutti gli Stati Uniti, dato che c’è almeno una società di caratura nazionale che ne sta valutando la produzione commerciale. È un piccolo passo, ma tutto aiuta.

Il Dr. Kristian Olson, direttore di Springboard, ha lavorato in diversi Paesi a basso reddito e sposa il concetto di innovazione inversa. «Avere l’umiltà di ammettere che non abbiamo tutte le risposte ci permette di imparare dall'ingegno delle persone di tutto il mondo», dice.

 

Tracciamento dei contatti: imparare dall’Africa

Quando la Covid-19 si è scatenata, la maggior parte degli Stati americani si è messa ad acquistare DPI, ventilatori e letti d’ospedale e aveva poco tempo per pianificare il tracciamento dei contagi.

Il Massachusetts ha fatto eccezione. È stato il primo stato a creare un sistema di tracciamento dei contatti a livello statale, basandosi su un lavoro di lunga data dei suoi Consigli di Sanità e del Dipartimento della Sanità Pubblica del Massachusetts, che in passato avevano seguito le epidemie.

Il pensiero del governatore Charlie Baker su come combattere Covid-19 è stato influenzato da due persone chiave: Steven Kadish, il suo esperto ex capo dello staff e amministratore sanitario; e il dott. Jim Kim, ex presidente della Banca Mondiale e co-fondatore della società no-profit, Partners in Health (PIH), con sede a Boston. Il PIH ha più di tre decenni di esperienze nell’assistenza sanitaria a livello di comunità, tra le quali ci sono la lotta contro l’Ebola in Africa occidentale dal 2014 al 2016, il colera ad Haiti dal 2010, la tubercolosi in Lesotho e l’HIV in Ruanda.

Kim è rimasto sorpreso dal livello di scetticismo degli Stati Uniti sul valore e sulla fattibilità di un tracciamento a livello statale per combattere Covid-19. «Perché la gente pensa che non possiamo fare negli Stati Uniti quello che il PIH ha aiutato altri Governi a fare negli ultimi tre decenni in condizioni più difficili e in alcuni dei Paesi più poveri del mondo?».

Kadish, che conosceva sia Baker che Kim, ha messo in contatto i due uomini. Parlare con Kim ha convinto Baker che un sistema di tracciamento dei contagi può essere uno strumento chiave per ridurre la trasmissione di Covid-19. E invece di cercare di sviluppare e implementare un sistema di ricerca digitale dei contatti ad alta tecnologia, basato su app (una tecnologia potenzialmente efficace, ma molto complessa, date le preoccupazioni sulla privacy e la sicurezza dei dati), Kim e Kadish hanno convinto Baker che lo Stato dovrebbe farlo alla vecchia maniera e assumere centinaia di tracciatori, osservando che l’approccio costa molto poco rispetto al costo della cura dei pazienti Covid. (Un gruppo di esperti bipartisan stima il costo dell’assunzione di 180.000 tracciatori di contagiati a livello nazionale a soli 12 miliardi di dollari). Il governatore Baker credeva davvero a quello che diceva Jim Kim: «Il governatore Baker credeva veramente a quello che diceva Jim Kim: che occorreva una forza di una dimensione corrispondente a quella dell’infezione», dice Kadish. Baker ha anche visto il valore di varare iniziative sulla base dell’esperienza di PIH, utilizzando «ciò che è stato fatto, e fatto bene, in molti altri luoghi». In pochi giorni, il Massachusetts ha istituito il Community Tracing Collaborative (CTC), guidato da due agenzie sanitarie statali, Massachusetts Health Connector e Massachusetts Department of Public Health, con PIH come partner per l’assunzione e la formazione del personale, mentre Accenture lavora con Salesforce per fornire la spina dorsale del call-center.

PIH ha portato diverse attività al CTC. Ha dedicato tre membri di alto livello del suo staff, tra cui Emily Wroe, un medico formato ad Harvard che ha passato un decennio a combattere le malattie infettive e non trasmissibili in Africa. Ha aiutato a reclutare e formare i tracciatori e ha sviluppato protocolli e schemi da utilizzare, traendo le informazioni da quanto appreso dalle pratiche africane di tracciamento dei contagi. Ha capito come integrare i tracciatori con le risorse sanitarie pubbliche dello Stato. La cosa più importante, ha portato la filosofia del PIH secondo la quale i tracciatori devono costruire un forte legame umano con i pazienti. «Devi stare a fianco delle persone e aiutarle a trovare le soluzioni per qualunque loro bisogno», dice Wroe. «Nessuna app può fornire loro un supporto emotivo o rispondere alle loro complesse e specifiche esigenze nel periodo di isolamento e di cura». Wroe ritiene che la tecnologia possa essere d’aiuto, ma solo in combinazione con i tracciatori in un contatto umano.

Al culmine della pandemia, i 1.700 tracciatori del CTC hanno effettuato da 8.000 a 10.000 chiamate al giorno, seguendo poi i pazienti durante i periodi di quarantena e di terapia. (Il programma è volontario e dispone di salvaguardie per la sicurezza dei dati e la privacy). È ancora presto per dirlo, ma Kim e Kadish ritengono che il CTC stia svolgendo un ruolo importante nella riduzione della trasmissione del virus e che alla fine tutto questo darà un importante contributo a contenere il Covid-19.

Altri Stati americani ne hanno preso nota. Quando Kadish ha organizzato un webinar sul modello CTC, vi hanno partecipato team di salute pubblica di oltre 20 Stati, tra cui California, Illinois, Louisiana e New York. Molti altri stanno ora cercando di potenziare le risorse sanitarie pubbliche esistenti con nuove capacità a livello statale. Lo stesso PIH ha stretto accordi per aiutare l'Ohio, l'Illinois, la città di Newark e forse anche altri. L’esperimento CTC per il tracciamento dei contatti si sta lentamente diffondendo oltre il Massachusetts verso altre parti degli Stati Uniti.

 

Lezioni da apprendere

Gli esempi sopra riportati propongono tre lezioni sull’uso dell'innovazione inversa per combattere Covid-19:

- Sia che siate un manager o un policymaker, potete avviare l’innovazione inversa, purché abbiate una mentalità globale e siate aperti alle idee di tutto il mondo, compresi i Paesi a basso reddito, e siate disposti ad adattarle alla vostra situazione;

- Avere campioni credibili come Kim, Kadish, Wroe o Olson, le cui carriere professionali abbracciano sia i Paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo, è un grande aiuto. Se non si dispone di tali competenze, è opportuno stringere alleanze con organizzazioni come il PIH;

- L’impatto delle vostre azioni sarà molto superiore se, come MGH e CTC, contribuirete a diffondere la vostra innovazione nelle organizzazioni di tutto il Paese.

Se il processo di innovazione inversa venisse adottato anche a livello di Governo sarebbe un enorme aiuto, perché la portata di tale azione sarebbe molto superiore a quella di qualsiasi azienda o regione. Nel tracciamento dei contagi, ad esempio, un coordinamento a livello governativo sarebbe prezioso perché potrebbe seguire gli spostamenti delle persone in tutto il Paese. Un’agenzia pubblica sarebbe anche il luogo ideale dover depositare le migliori pratiche globali per combattere le malattie infettive.

Ci sono molte opportunità non sfruttate di innovazione inversa nella lotta contro Covid-19. Il Centro per i mercati emergenti della Northeastern University sta lavorando a un progetto per raccogliere tali idee. Tra queste vi sono, ad esempio, l’integrazione delle tecnologie digitali con le metodologie di tracciamento dei contagi, l’utilizzo di scansioni termiche basate sull’IA, la creazione di squadre di risposta rapida per combattere i focolai e la quarantena intelligente. Anche i Paesi a basso reddito stanno sviluppando test Covid-19 più economici, veloci e semplici, e dispositivi a basso costo, come respiratori e ventilatori. La cosa più importante è che possono aiutare a sviluppare e produrre in massa farmaci e vaccini per combattere il virus; il più grande e più economico produttore di vaccini al mondo, ad esempio, è un’azienda in India.

C’è un messaggio più grande in tutto questo: Covid-19 è una pandemia globale, e mettere insieme le innovazioni a livello globale sarebbe il modo migliore per combatterla.

 

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Ravi Ramamurti è Professore emerito di International Business and Strategy della Northeastern University e direttore del Center for Emerging Markets della Northeastern School of Business. È coautore, insieme a Vijay Govindarajan, di Reverse Innovation in Health Care: How to Make Value-Based Delivery Work (Harvard Business Review Press, 2018).

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