Giugno 2020

Una classe dirigente rinnovata per il rilancio dell’economia e del Paese

Roberto Maglione

Giugno 2020

Una classe dirigente rinnovata per il rilancio dell’economia e del Paese

In Italia non abbiamo ancora dati molto precisi, ma nel solo Veneto stiamo perdendo, dal lato assunzioni, circa 6.000 posti a settimana. La disoccupazione salirà in maniera importante e con essa le tensioni sociali. Non è vero che il virus è una “livella” che colpisce tutti. Il virus sarà un rilevatore e al tempo stesso un amplificatore delle disuguaglianze socioeconomiche.

Da recenti stime, in Italia – fatto 100 il numero di posti di lavoro trasformabili in smart working (lavoro da casa) – solo il 33% è effettivamente gestito con i nuovi strumenti telematici e digitali, mentre il 77% si basa ancora sul lavoro in presenza in luoghi fisici (uffici, fabbriche, laboratori, strutture pubbliche, ecc). Esistono ampi spazi di miglioramento organizzativo. Si può – e si deve – quindi rispondere in maniera repentina e resiliente ai tempi che cambiano.

Abbiamo scoperto che possiamo fare cose nuove, con modalità diverse. Più agili, più efficienti, più sostenibili, anche dal punto di vista ambientale. Il futuro parte dalla consapevolezza che stiamo rapidamente imparando ad adeguarci, con grande flessibilità, a situazioni di contesto drammatiche che ci stanno per questo trasformando.

Il circolo virtuoso della rinascita del nostro Paese dovrà necessariamente ripartire dal sistema produttivo. Molte aziende a medio-alta tecnologia sono passate dal 20% all’80% di smart working in pochi giorni. Questa è stata una violenza. Una forzatura che tuttavia ha sconfitto routine e burocrazia aziendale. I processi sono divenuti molto più rapidi ed efficienti. Le procedure si sono snellite e nel giro di poche settimane si sono guadagnati circa 2 anni rispetto alle road map dei progetti di digitalizzazione in essere.

Se questo fenomeno si ripetesse anche nella Pubblica Amministrazione e nel Sistema educativo nazionale, si avrebbe un duplice volano per la ripresa. 

La de-materializzazione del posto di lavoro ci ha fatto comprendere che è anacronistico pensare di poter continuare, come in passato, solo con timidi tentativi di smart working, intesi peraltro come forme momentanee di telelavoro nel corso di un’emergenza organizzativa che prima o poi passerà, facendo tornare tutto come prima. Bisogna cambiare passo e mentalità. Bisogna rivedere i processi e le conseguenti modalità organizzative con una nuova filosofia e con nuove capacità operative. Si deve rispondere all’emergenza di oggi con misure che avranno impatto anche nel domani, con capacità di visione sorretta dalla abilità di prendere decisioni e fare accadere le cose.

La pandemia ha messo in evidenza vizi e virtù del nostro sistema economico e industriale e ha – di fatto – reso più complesso il ruolo delle classi dirigenti e dei manager. Approfittando della enorme discontinuità generata, sin da ora bisogna lavorare per creare una classe dirigente migliore dell’attuale e una comunità coesa di manager, professionisti e imprenditori che facciano delle nuove forme organizzative del lavoro una pratica di business.

Questa comunità di valori, obiettivi e intenti deve saper integrare le scienze esatte con quelle sociali e umanistiche per valorizzare al massimo i nostri asset a livello nazionale e internazionale. Deve trovare in sé – al di là di qualsivoglia tentazione statalista – le giuste motivazioni per far rinascere il Paese. A consapevolezza, credibilità e creatività deve associare profonde competenze tecniche e gestionali. Esprimere una leadership condivisa e sociale, basata sul supporto reciproco, sulla generosità e sul mutualismo, inteso come orientamento a far proprie le urgenze degli altri.

Deve avere la consapevolezza della trasformazione digitale con le sue luci e ombre. Possedere un orientamento alla soluzione di problemi multipli, con flessibilità, visione d’insieme, senso critico e rispetto delle persone. Saper comunicare con efficacia, trasparenza, onestà e coerenza, orientando e coinvolgendo le persone. Solo così si potranno porre le basi per una vera trasformazione sostenibile, duratura e progressiva.

Per favorire questa aggregazione di scopi e obiettivi condivisi e soprattutto per renderla operativa, si possono utilizzare due approcci in parallelo. Uno che parte dal basso, per aggregazione spontanea, sulla base di opportunità sostenibili di business, derivanti dalla necessità di colmare velocemente i vuoti generati dal lockdown e dalla pandemia in genere. E uno che parte dall’alto, con la realizzazione di un network educativo diffuso, una sorta di scuola virtuale per classi dirigenti, con al centro le principali Business School e i Politecnici e un forte impegno della rappresentanza datoriale (Confindustria). Sarebbe così possibile creare una grande e diffusa stakeholder university, in grado di aggregare le forze vive e produttive del Paese con modelli di governance agili e a geometria variabile, in grado di adattarsi rapidamente a contesti e situazioni in rapida trasformazione. I benefici sarebbero indubbi, misurabili e soprattutto consentirebbero alla attuale classe dirigente di passare da una visione personalistica a una visione sociale condivisa dello sviluppo nazionale.

 

 

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Roberto Maglione, Professor of Practice presso la LUISS Business School, già Direttore Centrale Risorse Umane dei Gruppi Olivetti, Telecom Italia (ora TIM), Finmeccanica (ora Leonardo) e Sky Italia e Vice Presidente Federmeccanica.

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