Maggio 2020

Covid-19 avrà un impatto duraturo sulla globalizzazione?

Steven A. Altman

Maggio 2020

Covid-19 avrà un impatto duraturo sulla globalizzazione?

I leader delle imprese stanno compiendo i più grandi sforzi per portare avanti le loro organizzazioni in mezzo ai mille problemi posti dalla pandemia, dovendo prendere un gran numero di decisioni che vanno da dove andare a vendere prodotti e servizi, a come gestire le catene di fornitura in un contesto che sempre più dipende dalle aspettative sul futuro della globalizzazione. La pandemia, infatti, ha generato una nuova ondata di necrologi dedicati alla globalizzazione, ma i dati e le previsioni più recenti inducono a pensare che i leader dovrebbero pianificare - e plasmare - un mondo futuro in cui sia le spinte alla globalizzazione sia le pressioni anti-globalizzazione vengano prese in considerazione negli scenari delle loro imprese.

La crisi, e le necessarie risposte date dalla sanità pubblica, stanno causando il più forte e rapido declino dei flussi commerciali internazionali della storia moderna. Le attuali previsioni, pur inevitabilmente approssimative in questa fase, prevedono per il 2020 un calo del 13-32% del commercio di beni, una riduzione del 30-40% degli investimenti diretti esteri e un calo del 44-80% dei passeggeri delle compagnie aeree internazionali. Questi numeri indicano che è in atto un forte rallentamento nell’ambito dei processi di globalizzazione, ma non segnalano ancora un crollo fondamentale dell’integrazione dei mercati internazionali.

Secondo le ultime previsioni del WTO, il volume delle esportazioni globali di beni nel 2020 potrebbe scendere a un livello che si era visto l’ultima volta subito dopo la crisi del 2007-2008. Si tratterebbe, certo, di un calo molto doloroso, soprattutto nel contesto dell’odierna economia mondiale, più grande e complessa. Ma anche le previsioni commerciali più pessimistiche non implicano un ripiegamento su un mondo di mercati nazionali separati e sconnessi. La maggior parte dei risultati dell’integrazione commerciale che si è costruita a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale dovrebbe rimanere intatta.

Se è improbabile che il crollo dei flussi commerciali possa compromettere la globalizzazione, che ne è del declino ancora più accentuato previsto per gli investimenti diretti esteri (IDE)? Come altri flussi di capitale, gli IDE tendono ad essere volatili, quindi un declino a due cifre non è così scioccante come si potrebbe presumere. I flussi di IDE, ad esempio, sono diminuiti del 38% durante la crisi finanziaria globale. Né la contrazione dei flussi di IDE fa presagire necessariamente un vero e proprio arretramento delle imprese dalla globalizzazione. L’attività estera delle imprese multinazionali non sempre segue da vicino le tendenze degli IDE.

Il crollo dei viaggi internazionali, al contrario, si confronta con un trend passato di crescita molto stabile, e il danno che ne deriva è indiscutibile. Il turismo contribuisce all’output globale più della produzione automobilistica e i viaggi d’affari supportano il commercio e gli investimenti internazionali. Alla fine di aprile 2020, praticamente ogni Paese aveva imposto restrizioni sui viaggi internazionali e il 45% aveva chiuso parzialmente o completamente le frontiere ai visitatori stranieri. Le compagnie aeree volavano con il 90% di posti occupati in meno sui voli internazionali, rispetto al 62% dei voli nazionali. Questo crollo senza precedenti segue però un periodo di boom dei viaggi internazionali. Anche se i passeggeri delle compagnie aeree internazionali diminuissero di due terzi, ci sarebbero comunque più persone che volano all’estero rispetto al 2003.

 

Le prospettive della globalizzazione dopo il Coronavirus

Le previsioni attuali prevedono che i flussi internazionali ricominceranno a crescere man mano che la pandemia sarà sotto controllo. Pertanto, il 2020 sarà probabilmente il punto più basso per molti parametri sulla globalizzazione. Ma quanto sarà davvero profondo il crollo? A che velocità possiamo aspettarci una ripresa dei flussi globali? E in che modo i flussi futuri saranno diversi da quelli passati? A nessuna di queste domande si può ancora dare una risposta definitiva, ma i leader possono trovare indizi sul futuro e sulle implicazioni per le loro aziende, concentrandosi su cinque fattori chiave della traiettoria della globalizzazione:

 

1. Iniziate dai modelli di crescita globale, dove la lezione chiave è che i flussi internazionali tendono a oscillare drammaticamente in sintonia con i cicli macroeconomici. Nei periodi positivi crescono di norma più velocemente del PIL e nei periodi negativi si riducono più rapidamente, mentre le persone e le imprese si rinchiudono dietro le frontiere. Questa volta una crescita robusta potrà essere ripristinata solo quando la pandemia sarà chiaramente sotto controllo. Ma dobbiamo ricordare che la globalizzazione può anche contribuire fortemente a rilanciare la crescita e a proteggere la salute. I Paesi con punteggi più alti nell’indice di connettività globale di DHL tendono a godere di una crescita economica più rapida. E ci sono prove del fatto che i Paesi più connessi, tenendo anche conto del loro livello di sviluppo economico, sono meno vulnerabili alle epidemie di malattie infettive, in parte grazie ai loro sistemi sanitari più forti.

Ciò significa che i leader aziendali globali possono fare ben più che limitarsi a osservare l’andamento delle malattie e dei dati economici - possono contribuire a far pendere dalla parte giusta i cicli di feedback, da negativi a positivi, contribuendo alla salute, alla crescita e alla cooperazione internazionale. Le aziende di tutti i settori industriali sono già entrate in azione per la produzione di forniture mediche di cui c’è urgente bisogno. Le grandi aziende possono anche attenuare l’impatto economico della pandemia, ad esempio, seguendo l’esempio di Unilever che ha deciso di pagare i fornitori più velocemente e di estendere il suo supporto ai dipendenti, agli appaltatori e ai clienti. E possono sostenere l’apertura dei mercati, come ha fatto 3M quando ha resistito alla richiesta di blocco sulle sue esportazioni di mascherine dagli Stati Uniti verso il Canada e l’America Latina.

 

2. Le politiche della catena di fornitura sono tornate in cima all’ordine delle priorità e i cambiamenti in questo campo possono fare molto per ridefinire i flussi commerciali e di IDE. Il punto chiave legato alla globalizzazione è in questo caso la scelta tra ridondanza e reshoring. Le aziende e i Paesi andranno alla ricerca di una maggiore sicurezza nella diversificazione internazionale o cercheranno di promuovere l’autosufficienza interna? La logica economica favorisce quasi sempre il primo approccio, abbinato all’accantonamento di scorte nazionali solo per ciò che è veramente essenziale, ma la politica potrà costringere ad adottare il secondo. La ricerca del professor Pankaj Ghemawat della New York University mette in evidenza diverse caratteristiche dei settori politicamente sensibili, come la produzione di beni di prima necessità per la salute o la sicurezza nazionale, le forniture al sistema pubblico piuttosto che ad acquirenti privati e i livelli occupazionali. Se la ridondanza diventa la norma e il reshoring l’eccezione, ci dobbiamo aspettare nel lungo termine solo una modesta frenata nella crescita degli scambi globali, assieme a una maggiore diversificazione dei partner commerciali di altri Paesi.

 

3. Le frizioni tra le superpotenze avevano destabilizzato il contesto commerciale internazionale già prima del Covid-19, e la pandemia ha aggiunto nuovi livelli di complessità. Ha generato una forte espansione dei poteri degli Stati, facendo del controllo della pandemia un’ulteriore arena di competizione ideologica. In questo ambiente, saranno fattori di importanza crescente l’origine delle imprese e la natura dei rapporti tra i Governi dei rispettivi Paesi nell’indirizzare le decisioni su dove reperire capitali, a quali mercati dare priorità e quali basi di approvvigionamento coltivare. Molti hanno previsto che Covid-19 accelererà la tendenza a generare fratture nell’economia globale lungo linee regionali, con blocchi concorrenti incentrati su Cina, Stati Uniti e forse Europa. Ma il fatto che l’Europa, la regione più collegata del mondo, abbia lottato per dare una risposta unitaria alla pandemia è solo uno dei motivi per cui non dobbiamo dare per scontato un ritorno a politiche di chiusura regionale. La maggior parte dei flussi internazionali avviene già all’interno delle regioni, e negli ultimi anni il commercio a breve distanza non è cresciuto più velocemente del commercio a lunga distanza. Preparatevi alla possibilità di un mondo più regionalizzato, ma non datelo per scontato.

 

4. I continui cambiamenti tecnologici, come l’utilizzo dell’e-commerce, le videoconferenze e i robot, sono stati tutti accelerati dalla pandemia. Prima della pandemia, ci si è molto concentrati su come ridurre con le nuove tecnologie alcuni flussi globali, per esempio con l’adozione nel Paese di origine di robot di produzione in sostituzione di manodopera a basso costo all’estero. Ma molti cambiamenti indotti dalla pandemia potrebbero anche rafforzare la globalizzazione se non fossero frenati da politiche protezionistiche. Il commercio elettronico transfrontaliero espande le opportunità di esportazione, soprattutto per le aziende più piccole. La sperimentazione forzata del lavoro a distanza, dove ha avuto successo, potrebbe stimolare un maggior numero di servizi di delocalizzazione. E anche la stampa in 3D a volte porta a un maggiore piuttosto che a un minore scambio commerciale.

I leader aziendali possono pensare in modo produttivo a Covid-19, alla tecnologia e alla globalizzazione, adottando un approccio strutturato per considerare le implicazioni sia interne che esterne. Internamente, pensate a come le singole funzioni possono sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, gestendo al tempo stesso il cambiamento organizzativo con una sensibilità che tenga conto del maggiore stress che i dipendenti e i team devono affrontare. All’esterno, pensate a come lo sviluppo tecnologico potrà cambiare la posizione dell’azienda nei confronti della concorrenza, dei clienti, dei fornitori e così via. Per la maggior parte delle aziende, le tendenze tecnologiche dovrebbero portare a una maggiore globalizzazione in alcune aree e meno in altre, piuttosto che a un cambiamento uniforme in una direzione o nell’altra.

 

5. L’opinione pubblica sulla globalizzazione potrebbe prendere un’altra piega negativa a causa di Covid-19, ridimensionando il sostegno sorprendentemente forte al commercio e all’immigrazione che si è registrato nei recenti sondaggi. Più viaggi internazionali accelerano la diffusione delle malattie infettive, e lo stress sull’economia potrebbe dare impulso alle richieste di protezionismo commerciale. Mentre solide strategie di salute pubblica non richiedono necessariamente di elevare barriere alla globalizzazione, i politici nazionalisti indicheranno la pandemia e le carenze nel coordinamento internazionale nella risposta per rafforzare l’opposizione alla globalizzazione. I clienti e i dipendenti si aspettano sempre più spesso che i leader aziendali prendano posizione sulle questioni sociali, affrontando pubblicamente i temi della globalizzazione e includendoli nelle loro pratiche di gestione. La fusione tra movimenti anti-globalizzazione e anti-capitalisti complica ulteriormente il ruolo delle imprese nel dibattito pubblico sulla globalizzazione. E i leader delle multinazionali si trovano ad affrontare queste difficili sfide in contesti nazionali spesso molto diversi gli uni degli altri. Concentrarsi sui fatti, diventare più sensibili alle disuguaglianze ed enfatizzare il contributo di una sana crescita economica reale può aiutare a sostenere un dibattito più equilibrato sulla globalizzazione.

 

IN CONCLUSIONE, la crisi pandemica potrà minacciare, ma difficilmente affossare la globalizzazione. I flussi internazionali stanno calando, ma la globalizzazione continuerà a presentare opportunità e sfide. Una cauta attenzione ai fattori che guidano il futuro della globalizzazione può aiutare le aziende a navigare e a trarre profitto dalle turbolenze della globalizzazione stessa. Un mondo volatile di economie nazionali parzialmente collegate tra loro amplia le possibilità di adottare strategie globali anche se complica la gestione delle imprese. Ora è il momento per le aziende globali di mostrare il loro valore sfruttando il meglio delle capacità che il mondo può mettere in campo per porre fine alla pandemia e rilanciare la ripresa.

 

Steven A. Altman è ricercatore senior presso la NYU Stern School of Business, direttore esecutivo del NYU Stern’s Center for the Globalization of Education & Management, e professore aggiunto presso il NYU Stern’s Department of Management and Organizations.

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