Maggio 2020

Perché durante la pandemia le previsioni economiche sono così difficili

Arne Pohlman, Oliver Reynolds

22 Maggio 2020

Perché durante la pandemia le previsioni economiche sono così difficili

La pandemia da Coronavirus ha introdotto un’estrema incertezza in quasi tutti gli aspetti della società. I sistemi sanitari reggeranno? Gli scienziati svilupperanno un vaccino? I lavoratori essenziali sono sicuri? Quando potranno tornare in ufficio i dipendenti regolari? Le risposte a queste domande – quando ci sono le risposte – sembrano cambiare ogni giorno. E a ogni cambiamento il mercato azionario e le nostre speranze salgono o scendono.

Da quando è iniziata la pandemia di Covid-19, abbiamo visto una pervasiva incertezza manifestarsi in termini di un’improvvisa e massiccia divergenza nelle proiezioni macroeconomiche. Ad esempio all’inizio di febbraio la dispersione tra le previsioni di crescita economica per il secondo trimestre negli Stati Uniti è stata di 3,5 punti percentuali, secondo i dati di FocusEconomics. Al 29 aprile la previsione più ottimistica tra quelle delle 28 istituzioni consultate nella nostra indagine settimanale sul Coronavirus vedeva l’economia statunitense contrarsi dell’8,2%. I più pessimisti hanno previsto un’enorme contrazione del 65% – un differenziale di 56,8 punti percentuali – con una media del -31,4%. Mentre la maggior parte delle istituzioni si aspetta un rimbalzo nel terzo trimestre, alcune temono un ulteriore calo. E per il quarto trimestre, sebbene tutti gli economisti prevedano una crescita di qualche tipo, le previsioni vanno da un minimo di +1,1% a un massimo di +70%. Gli spread osservati nelle ultime settimane sono di gran lunga i più ampi registrati da quando abbiamo iniziato a coprire gli Stati Uniti un decennio fa.

Guardando a un orizzonte temporale più lungo, l’attuale divario delle previsioni tra gli analisti è di gran lunga superiore a quello degli ultimi 20 anni, e significativamente superiore a quello registrato durante il culmine della crisi finanziaria – l’ultimo periodo di estrema e prolungata incertezza globale. Ad esempio, durante la crisi finanziaria del 2008, sia il Brasile che il Messico hanno visto aumentare il divario tra le diverse previsioni annuali del PIL fino a quasi sei punti percentuali, per poi tornare sotto i tre per la maggior parte degli anni ‘10. Lo spread in punti percentuali è ora ben oltre i sette punti.

 

Perché tanta diversità?

La risposta breve al perché ci sono così tante divergenze, è che nessuno sa con certezza cosa succederà. Scavando più a fondo, tre fattori chiave stanno causando particolari difficoltà ai previsori.

-        In primo luogo, l’impatto economico e la velocità dei cambiamenti politici non sono mai stati così elevati. In tempi normali, si può fare affidamento sul fatto che la maggior parte dei Governi tenteranno come minimo di incoraggiare la crescita economica e preservare l’occupazione. Oggi, tuttavia, alcuni Governi stanno deliberatamente provocando una recessione per salvare vite umane e le misure di contenimento stanno schiacciando l’attività interna. Un semplice errore di un paio di settimane nel calcolare la data di fine della fase di blocco a livello nazionale manda completamente fuori strada le previsioni annuali del PIL. Inoltre, i progetti di legge, che in genere durano mesi di ping-pong parlamentare, vengono presentati ai Parlamenti in fretta e furia, mentre i Governi e le banche centrali si affrettano a rispondere per contrastare il rapido avanzare del virus. Molti Governi hanno adottato poteri di emergenza che consentono loro di governare per decreto. Inoltre, gli stimoli fiscale e monetario annunciati allo scopo di alleviare la recessione fanno apparire misere le misure che si sono viste durante la crisi finanziaria. Per i previsori economici, stare al passo con il continuo flusso di misure e incorporarle correttamente nei loro modelli non è una sfida tra le più semplici.

-        In secondo luogo, la pandemia sta minando l’affidabilità dei dati economici, il fondamento di qualsiasi buon modello macroeconomico. In particolare, i dati delle imprese e delle famiglie, basati su sondaggi, stanno soffrendo perché le misure di blocco riducono i tassi di risposta, amplificando l’errore di campionamento. I dati del Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti per il mese di marzo, ad esempio, hanno visto i tassi di risposta delle imprese e delle famiglie diminuire rispettivamente di 9 e 10 punti percentuali rispetto alla loro media recente. Paul Donovan, capo economista di UBS Global Wealth Management, ha spiegato il problema in questo modo: “Se compilate i moduli del sondaggio il lockdown, è probabile che siate una persona con caratteristiche insolite e probabilmente non rappresentative. Il sentiment influisce sulle risposte ai sondaggi. Dati come l’inflazione dei prezzi al consumo includono i prezzi dei ristoranti, ma i ristoranti sono chiusi. Cosa succede quando si effettua un sondaggio su qualcosa che non c’è? È probabile che la spesa online sia aumentata nel periodo di chiusura e potrebbe rimanere più alta anche dopo la fine dei blocchi. Potrebbe non venire rilevata correttamente nei dati ufficiali”. 

-        La terza ragione per cui i modelli sono così divergenti è che i previsori economici devono scavare nel mondo sconosciuto dell’epidemiologia per capire meglio la probabile evoluzione dell’epidemia da Coronavirus in ogni Paese. Tuttavia, questa è una sfida anche per gli esperti sanitari. Prevedere la portata e l’efficacia dei futuri interventi di salute pubblica, o come i sistemi sanitari risponderanno sotto pressione, è difficile – in particolare per i Paesi nelle fasi iniziali delle loro epidemie. Non c’è un calendario preciso per l’arrivo di trattamenti o vaccini in grado di cambiare le carte in tavola o di dare chiarezza sulla probabilità o la gravità di una seconda ondata di casi.

 

Gestione dell’incertezza

La divergenza tra le diverse previsioni economiche dovrebbe ridursi un po’ in futuro. Emergerà una maggior chiarezza sull’efficacia dei recenti stimoli, e qualsiasi ulteriore misura fiscale o monetaria sarà probabilmente di portata più modesta. L’eliminazione graduale dei blocchi faciliterà la raccolta di dati economici. La nostra conoscenza del virus e della sua diffusione migliorerà. Ma un ritorno ai livelli di incertezza economica del pre-virus dovrà attendere fino a quando non si troverà una soluzione duratura alla pandemia – probabilmente sotto forma di vaccino.

La pandemia da Coronavirus rappresenta una sfida unica per i previsori macroeconomici, ma la professione ha affrontato shock altrettanto profondi in passato e ne è emersa più forte. La crisi finanziaria globale del 2008 ha sorpreso nel sonno la maggior parte degli economisti. Ma la comprensione acquisita in settori quali l’economia del contagio finanziario e l’impatto di misure monetarie non convenzionali ha migliorato la qualità degli attuali modelli di previsione. Allo stesso modo, Covid-19 farà nuova luce su aree quali l’economia comportamentale – come la spesa dei consumatori viene influenzata dalla paura del contagio, ad esempio – e gli effetti economici di una politica fiscale radicale. Le conoscenze acquisite potrebbero rendere un po’ meno estrema l’incertezza nelle future crisi economiche, quando e come si presenteranno.

 

Arne Pohlman è il Chief Economist di FocusEconomics.

Oliver Reynolds lavora come economista per FocusEconomics.

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