Maggio 2020

Imprese e risparmio: perché e come intervenire subito

Simone Strocchi

04 Maggio 2020

Imprese e risparmio: perché e come intervenire subito

L’Italia, grazie alle sue numerose eccellenze imprenditoriali, identificabili per distretti e filiere, esprime ancora un tessuto economico invidiabile per capacità e potenzialità. E da quel tessuto sano dobbiamo necessariamente trovare la capacità di resistere e ripartire, scongiurando che questo terribile dramma sanitario determini anche irrimediabili conseguenze economiche. Dobbiamo riuscire a mettere urgentemente in connessione una quota di risparmi degli italiani con le imprese sane del nostro Paese che hanno determinato e possono determinare benessere, con agevolazioni normative e incentivi similari a quelli già accordate agli investimenti in start up e Pmi innovativa, riconoscendo  un credito fiscale a chi investe e fa circolare capitali “in e tra” le nostre PMI (determinando una  specie di grande solidale cash pooling), snellendo le burocrazie,  “aprendo le chiuse”, e non contrastando i flussi di capitale dalla inerzia dei depositi, al sostegno attivo  di progetti imprenditoriali; così facendo dovremmo riuscire  ad irrorare il sistema e  a salvare il corpo della nostra economia da un generale decadimento, mantenendo e sviluppando funzionalità utili, prima alla sopravvivenza e poi alla ripresa.

 

Consentitemi di affermare che, se non in termini di vera e propria necessaria assistenza sociale, non credo particolarmente al sostegno “a pioggia”, centralizzato, qualificato “credito”. Il bisogno immediato di liquidità non consente analisi di merito da parte delle banche, cui viene demandata la formulazione di criteri di scoring e la funzione di “pivot”. Temo il credito così erogato sotto grande pressione rischierà di dover in gran parte essere poi qualificato "inesigibile". Tanto più se si pensa di finanziare questi interventi con fondi su cui la copertura è data da accesso a recovery fund e Mes, che impone di fare mille attenzioni per evitare che ci costi poi molto caro, visto che il costo dell’errore di merito al credito ricadrà inevitabilmente su imprese e operatori sani che saranno tartassati e aggrediti per tappare il buco formato da elargizioni a fondo perduto. Necessarie, invece, le formule di sgravio temporaneo di costi accordati alle imprese con i recenti provvedimenti normativi: la FIS e la cassa, così come l’aiuto alle partite IVA che servono a superare le settimane di lockdown (che comunque non possono eccedere oltre certi limiti temporali).

 

Per queste ragioni penso più utile affidarsi alla capacità di intelligence, mutualità e solidarietà “interessata” da investitori a imprese e tra imprese di filiera, capaci di riconoscersi ed allearsi, sostenendosi tra loro per condividere un progetto di rilancio italiano. Per questo urge stimolare anche con semplificazioni procedurali e agevolazioni fiscali l’immissione di liquidità per acquistare o sottoscrivere strumenti direttamente emessi dalle nostre imprese eccellenti e la conseguente diffusione tra attori sani della nostra economia reale; stimolando l’investimento diretto o accrescitivo dei privati con sgravi fiscali e semplificazione di procedure e contrazione di relativi  delay . Tali provvedimenti non necessitano di accesso a immediata disponibilità di cassa pubblica, ma di deroghe temporanee da alcune norme e ratio forse più facilmente negoziabili in Europa, tacitando “i falchi del nord” primi esperti in allettare l’insediamento nelle loro giurisdizioni di holding e imprese di tutto il continente con programmi di defiscalizzazione.

 

Approfittiamo di questo momento almeno per fare una riflessione sulla impostazione dei sistemi di gestione di risparmio. Ancora una volta condizionata da regole europee, abbiamo assistito  e assistiamo in questi giorni all’imbarazzo dei nostri gestori di fondi comuni aperti nell’assecondare vincoli  di compliance che impongono  loro un’ossessiva  ricerca di liquidità,  finendo per esautorarli da scelte attive fondate su analisi dei fondamentali, costringendoli a  liquidate e riqualificare  i portafogli  come se rispondessero  ad unico  telecomando, con il rischio di dimezzare il valore del Nav in una folle  spirale di vendite al ribasso.

 

Dobbiamo chiederci se la liquidità giornaliera nell’ambito di un mandato di gestione debba essere posta sempre e comunque davanti a tutto, se sia davvero un valore essenziale con riferimento alla nostra economia, ma soprattutto: siamo sicuri che sia il presidio di necessaria tutela del capitale investito dai risparmiatori? O, al contrario, in momenti turbolenti l’esasperata ricerca di liquidità dei fondi aperti UCITS rischia di diventare una pompa che trasferisce ricchezza da piccoli risparmiatori al grande capitale autocratico? Con la scusa della tutela dei piccoli risparmiatori si finisce per agire contro il loro stesso interesse, impoverendo il tessuto economico da cui la maggior parte di essi trae il proprio reddito e ha costruito i propri risparmi; perseverando in questa logica determiniamo la svalutazione del nostro patrimonio di imprese per renderlo pronto alla scalata operata da capitali stranieri. Per questo motivo i nostri risparmi, anche quelli accumulati all’attivo di casse ed enti previdenziali, dovrebbero essere in parte investiti direttamente in Pmi o in fondi chiusi, Eltif, Sis, Sicaf, Fondi quotati Miv, formule evolute di prebooking, con rinnovata alleanza tra wealth manager e professionisti dell’investimento attivi.  I risparmi vanno in parte indirizzati in strumenti che consentano di accedere ad una leva di competenze, in allineamenti di interesse, per sostenere progetti imprenditoriali e condividerne performance con indotto positivo per l’intera comunità nazionale.

 

Simone Strocchi, Fondatore e Managing Partner Electa Ventures.

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