Aprile 2020

Non lasciatevi paralizzare dall'incertezza

Nathan Furr

16 Aprile 2020

Quando si affronta una situazione carica di ansia e ambiguità - una pandemia, una recessione, una perdita di lavoro, un cambiamento familiare indesiderato - la maggior parte di noi fatica a vedere il lato positivo della medaglia. Rimaniamo paralizzati, catturati in uno stato che definisco di incertezza improduttiva. Ma alcuni riescono invece a vedere la loro strada anche in questi momenti e a trovare un percorso positivo per il futuro. Come?

Negli ultimi cinque anni ho studiato persone che eccellono di fronte all'incertezza. Il mio gruppo di interlocutori ha incluso innovatori, imprenditori, CEO e premi Nobel, insieme a giocatori d'azzardo, paramedici e surfisti. Ho identificato gli approcci che utilizzano per navigare in tempi turbolenti e scoprire il potenziale che si nasconde in essi. In questo articolo condivido tre attitudini che possono aiutarvi a sviluppare la vostra “capacità di incertezza”.

 

Apri gli occhi a tutte le opzioni, presenti e future

Quando siamo minacciati da un'incertezza improduttiva, possiamo restare così concentrati sulla situazione immediata da trascurare ogni più ampia possibilità. Questo non solo crea inquietudine, ma può anche portarci a prendere decisioni affrettate o a perdere opportunità, semplicemente perché non riusciamo a vederle. Gli psicologi chiamano questa tendenza a perdere il quadro generale pregiudizio dello status quo, effetto big-fish-little-pond (BFLPE) e privazione relativa.

Una delle più efficaci descrizioni di come un pensiero limitato porti a decisioni mediocri è offerta da Malcolm Gladwell. Esaminando il motivo per cui gli studenti universitari scelgono di conseguire una laurea STEM (in scienze, tecnologia, ingegneria o matematica), ha scoperto che, in una tipica università statunitense, gli studenti i cui punteggi di risposta al test attitudinale SAT li collocano nel primo terzo della loro scuola, avevano il 50% di possibilità di scegliere una laurea STEM, mentre quelli con punteggi che li collocano nell’ultimo terzo avevano solo il 15% di possibilità di fare la stessa scelta. Gladwell ne ha dedotto gli studenti del terzo inferiore si sono guardati attorno, hanno capito di non essere all’altezza dei loro compagni, e hanno scelto corsi di laurea più facili. Ma quando ha analizzato i punteggi SAT e le lauree STEM tra gli studenti di Harvard, ha trovato la stessa distribuzione. Perché? Perché la natura umana ci porta a prendere decisioni sulla base della nostra esperienza di vita, piuttosto che con lo sguardo rivolto al quadro generale. Gli studenti di Harvard con il punteggio più basso sono certamente intelligenti abbastanza da avere successo nelle discipline STEM, ma non riescono a vedere il quadro generale e quindi non se ne danno l’opportunità. Al contrario, gli innovatori che ho esaminato hanno imparato a cercare possibilità dove gli altri non riescono nemmeno a immaginarle.

Se riusciamo ad avere in mente che c'è un contesto più ampio di quanto avremmo potuto inizialmente pensare, caratterizzato da un numero maggiore di possibilità di quanto avremmo potuto ipotizzare, avremo molte più probabilità di ottenere un risultato ottimale. Soprattutto, con un approccio mentale più aperto, possiamo superare il disagio dell'incertezza improduttiva con maggiore ottimismo e calma. Questo vale sia nel caso in cui l'incertezza si riferisca a questioni relativamente minori, come la perdita di un volo e come gestire l’imprevisto tempo libero, sia a problemi ben più rilevanti, come la perdita di un lavoro e il dover ripensare i nostri obiettivi e le nostre priorità. Ci rendiamo così capaci, pur negli scenari peggiori, di riconoscere opzioni che possono aprirci prospettive di ripresa anche molto attrattive.

 

Pensare in termini di probabilità, non di risultati binari

In tempi di incertezza improduttiva, spesso ci si blocca a immaginare esiti estremi di o no, bianco o nero. Gli innovatori esperti nella gestione dell'incertezza pensano invece in termini di probabilità.

Ho potuto sperimentare personalmente la forza di questo approccio come docente di un corso per dirigenti all'INSEAD, proprio mentre la pandemia stava accelerando. Il presidente francese Emmanuel Macron avrebbe dovuto tenere un discorso sulla crisi. Gli studenti stranieri hanno iniziato a preoccuparsi che avrebbe chiuso le frontiere, bloccandoli in Francia. Quando pensavamo in termini binari - bloccati o non bloccati - tutti noi sentivamo una grande ansia. Quando consideravamo l'intera gamma dei possibili risultati e assegnavamo loro delle probabilità, vedevamo invece le cose in modo diverso. Ci siamo così resi conto che c'erano buone probabilità che i confini sarebbero stati chiusi in pochi giorni, una modesta possibilità che sarebbero stati chiusi prima e una probabilità quasi nulla che sarebbero stati chiusi immediatamente. Questo ci ha portato un immenso sollievo. L'esperienza mi ricorda la struggente osservazione del filosofo francese Michel de Montaigne: "La mia vita è stata piena di terribili disgrazie, la maggior parte delle quali non sono mai accadute".

 

Ricordate che le possibilità esistono sempre

È proprio vero che le possibilità esistono sempre, anche nel bel mezzo della più dolorosa incertezza improduttiva? O la capacità di incertezza è solo un’idea per privilegiati? La teoria regge in tempi di grave e orribile tragedia? Di recente ho riletto il racconto di Viktor Frankl sugli anni trascorsi in campo di concentramento e sono rimasto colpito dalla sua enfasi su quanto fosse fondamentale per la loro sopravvivenza che i prigionieri potessero dare un senso alla loro vita, anche nello stato di profonda sofferenza in cui vivevano. La sua conclusione è una potente testimonianza del potenziale di crescita anche in circostanze impensabili. Egli scrisse: "Tutto può essere tolto a una [persona], tranne una cosa: l'ultima delle libertà umane - scegliere il proprio atteggiamento in determinate circostanze, scegliere la propria strada". L'opportunità di esercitare quella libertà è disponibile per chiunque di noi ed è la chiave per trovare la strada di andare avanti nel tempo dell’incertezza.

 

Nathan Furr è strategy professor all’INSEAD e coautore di Innovation Capital (HBR Press, 2019), Leading Transformation (HBR Press, 2018), e The Innovator’s Method (HBR Press, 2014)

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