IMPRESE E SOCIETÀ

I leader delle imprese devono agire sul clima e sul diritto di voto

Michael E. Porter, Daniella Ballou-Aares

Novembre 2021

I leader delle imprese devono agire sul clima e sul diritto di voto

Andriy Onufriyenko/Getty Images

Negli ultimi 18 mesi, l’America ha vissuto un tumulto senza precedenti: una pandemia globale, una recessione economica, un’elezione presidenziale controversa, il violento assedio del Campidoglio degli Stati Uniti e leggi restrittive sul voto in diversi stati. Secondo una rigorosa analisi del Social Progress Index, gli Stati Uniti hanno registrato un declino nella qualità della vita a partire dal 2011. Il sogno americano che abbiamo a lungo amato è a rischio. E, nonostante la crescita economica prosegua, l’ambiente di business si è deteriorato.

La cosa più deludente in questa era di inazione del Governo è la mancanza di convinzione nel guidare le soluzioni da parte della business community. Il tipo di comunicazioni che proviene dalle imprese è drasticamente cambiato negli ultimi anni dato che si dà molta più enfasi a questioni sociali come il cambiamento climatico, l’equità razziale e i diritti di voto. Eppure, oggi, pur in presenza di un’opportunità che sorge solo una volta ogni dieci anni, di sostenere una legislazione che affronta queste sfide, i leader aziendali non stanno trasformando le loro parole in azione.

Mentre il business è stato di norma assente sulla legislazione relativa al clima e su quella che riguarda le elezioni, il gruppo di business più importante d’America – la Business Roundtable, che rappresenta circa 200 CEO – ha dimostrato la sua capacità di influenzare quanto succede a Washington quando decide effettivamente di mostrare i muscoli. Negli ultimi mesi, la Business Roundtable ha condotto con successo una campagna multimilionaria per respingere gli aumenti delle tasse sul business, schierando gli amministratori delegati in campagne stampa, facendo direttamente pressione sui legislatori e investendo in significativi acquisti di spazi pubblicitari sui media. La campagna ha inviato un chiaro messaggio ai leader di Washington: le aliquote fiscali non sono negoziabili e il sostegno della Business Roundtable dipende dalla come agirà la politica.

Perché non inviare questo stesso messaggio non negoziabile sul clima e sulla difesa della democrazia?

La buona notizia, comunque, è che non è troppo tardi. Nelle prossime settimane, le imprese hanno un’opportunità senza precedenti per contribuire a trovare delle soluzioni appropriate in un momento cruciale, mentre il Congresso discute la legge di riconciliazione, la grande legge sulle infrastrutture e le leggi elettorali. La Business Roundtable può dimostrare ancora una volta che il business americano è serio nel rispondere ai rischi urgenti del clima e della democrazia. Un tipo di azione che non è certamente senza precedenti. Nel 2006, l’amministratore delegato di Walmart Lee Scott faceva parte di un gruppo di importanti amministratori delegati che hanno sostenuto vigorosamente il rinnovo del Voting Rights Act al Congresso, sostenendo che la parità di accesso al voto era essenziale per i suoi dipendenti e clienti. È passato con il sostegno bipartisan ed è stato firmato dal presidente Bush. Nel novembre 2020, le associazioni industriali e gli amministratori delegati si sono uniti nel sostenere la legittimità dei risultati delle elezioni presidenziali e nel condannare l’insurrezione che ne è seguita. Un pacifico trasferimento di poteri al presidente Biden si è poi verificato il 20 gennaio 2021.

Che tipo di leadership dovrebbe manifestarsi oggi?

In primo luogo, la Business Roundtable può guidare una campagna su larga scala per sostenere le disposizioni più ambiziose sul clima nel bilancio proposto dall’Amministrazione. Questo si allineerebbe con il sostegno che ha storicamente dato alle politiche sul clima basate su fatti comprovati, come il carbon pricing, che contribuiscono ad affrontare le questioni climatiche. Non possiamo sottovalutare l’importanza di fare le cose nei modi più appropriati. L’ultima volta che il Congresso ha avuto l’opportunità di affrontare il cambiamento climatico è stato più di dieci anni fa, quando l’approvazione di una legge sul clima è mancata per un piccolo margine di voti. L’inazione ora aggraverebbe gli elevati rischi ambientali per decenni a venire. E mentre i leader globali si riuniscono in Scozia per la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico COP26, un fallimento nell’affrontare il cambiamento climatico minerebbe ulteriormente la credibilità dell’America e bloccherebbe gli sforzi sul clima a livello globale.

In secondo luogo, la business community può sostenere una legislazione di importanza critica in grado di rafforzare i nostri sistemi di voto e i meccanismi elettorali, il cui fulcro è la normativa di compromesso Freedom to Vote Act avanzata dal senatore della West Virginia Joe Manchin. Questo pragmatico disegno di legge, volto a standardizzare il nostro attuale e frammentato sistema stato per stato, garantirebbe che ogni americano possa partecipare alle elezioni e prevenire il ricorso alla violenza nelle competizioni elettorali o tentativi di attentare alla legittimità delle elezioni, proteggendo i risultati elettorali da azioni di parte. La nostra democrazia sta affrontando rischi senza precedenti nella storia della nostra nazione: non a caso, gli Stati Uniti sono stati declassati da una democrazia completa a una democrazia imperfetta dall’Economist Intelligence Unit’s Democracy Index, un terzo degli americani crede che il presidente Biden abbia vinto in seguito a frodi elettorali e la fiducia degli americani nel Governo è crollata al 24%. Questa legge sarà un primo passo importante per riparare il sistema e ricostituire la nostra fiducia in esso.

Uno cambiamento del modo in cui il business esercita tradizionalmente la propria influenza politica è a sua volta atteso da tempo. La necessità di tale cambiamento non nasce solo dalle frustrazioni politiche del momento. Decenni di ricerca ed esperienza hanno dimostrato che il Governo da solo non è in grado di rispondere efficacemente alle nostre sfide attuali, dato che gli interessi di parte costituiscono importanti barriere al consenso e all’individuare le giuste soluzioni. Se i CEO continueranno a fare lobbying solo per perseguire il loro interesse personale a breve termine, non solo la competitività dell’America ne soffrirà, ma dimostrerà che il ruolo del business a Washington non intende modificare le condotte tradizionali e che i CEO non meritano la fiducia relativamente alta che gli americani hanno nel business rispetto alle altre nostre istituzioni.

Andare avanti su questi temi richiede coraggio. Molti dei dirigenti con cui parliamo sono profondamente preoccupati per il fallimento della nostra politica e vogliono soddisfare le aspettative dei loro dipendenti. Tuttavia, gli amministratori delegati temono di restare invischiati in lotte di parte e sono sempre più preoccupati di possibili vedette politiche, una tattica inquietante che siamo abituati a vedere praticata abitualmente da Governi autocratici e da leader politici e che non avremmo mai immaginato potesse verificarsi negli Stati Uniti. In aprile, i legislatori della Georgia hanno minacciato Delta di nuove tasse dopo che si era opposta a una legge restrittiva sui diritti di voto. Lo stesso mese, il senatore della Florida Marco Rubio ha minacciato di cancellare il contratto di servizio alimentare di Sodexo quando i suoi leader hanno deciso di sostenere la legislazione sui diritti di voto. Questi incidenti sottolineano quanto sia urgente che la business community assuma posizioni unitarie.

Il mancato raggiungimento di un accordo su una legislazione oggi particolarmente necessaria per gli Stati Uniti potrebbe avviare il nostro Paese in una direzione di pericolose polarizzazioni, di crisi ambientale e persino di legittimità costituzionale. La capacità delle imprese di realizzare audaci innovazioni è stata a lungo una importante fonte di competitività americana. Ora dobbiamo chiamare a raccolta il nostro coraggio e applicare alla politica quello stesso impegno di innovazione che vediamo nel business. La posta in gioco per l’America non potrebbe essere più alta.

Questo articolo gratuito fa parte di una serie realizzata allo scopo di contribuire allo sforzo di far fronte alle conseguenze della pandemia. Se avete apprezzato questi articoli, considerate un abbonamento a Harvard Business Review Italia. È il modo migliore per aiutarci a rafforzare l’iniziativa. 

Michael E. Porter è professore alla Harvard Business School. È stato consulente di Governi e di campagne per l’avanzamento della politica sociale e della politica economica in tutto il mondo, compresa la campagna presidenziale di Mitt Romney. Il suo ultimo lavoro è The Role of Business in Society. È consulente accademico del Leadership Now Project.

Daniella Ballou-Aares è CEO e co-fondatrice del Leadership Now Project, un’organizzazione di leader aziendali impegnati a migliorare la democrazia americana. Ha studiato alla Harvard Business School e ha trascorso più di due decenni come consulente di dirigenti e leader politici, servendo anche due segretari di Stato nell’amministrazione Obama.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Hbr Italia

Caratteri rimanenti: 400

Edizione Digitale

Leggi Hbr Italia
anche su tablet e computer

Newsletter

Lasciaci la tua mail per essere sempre aggiornato sulle novità di HBR Italia