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ESG e reputazione: la nuova frontiera della due diligence

Nicoletta Grilli

Ottobre 2021

ESG e reputazione: la nuova frontiera della due diligence

Le modalità con cui le imprese, nel prossimo decennio, dovranno approcciare la problematica della raccolta e analisi delle informazioni su controparti e concorrenti subiranno delle radicali modifiche. Le tematiche ESG, infatti, sono entrate a far parte di diritto nell’analisi del rischio connesso agli investimenti e alle relazioni contrattuali con partner, fornitori e altre tipologie di soggetti terzi. 

Se in passato la due diligence reputazionale doveva  acclarare che la parte analizzata rispondesse ai requisiti fondamentali di affidabilità, trasparenza, legalità e consistenza economico-finanziaria, oggi è necessario ampliare il perimetro della valutazione complessiva includendo altri importanti parametri di analisi quali le condizioni di lavoro, il rispetto dei diritti umani, la conformità ai requisiti ambientali, la qualità e trasparenza della governance aziendale, il rispetto dei diritti dei consumatori, oltre alla considerazione di come i notevoli cambiamenti tecnologici, digitali e di mercato impattino sull’attività produttiva, commerciale e organizzativa della società target.

In quest’ottica, una corretta valutazione di tutti i rischi appare indispensabile per negoziare le giuste condizioni nell’ambito di eventuali contratti di fornitura o di operazioni di acquisizione. Come testimonia una ricerca di KPMG per il settore M&A, il 54% dei Private Equity General Partners ha abbassato le valutazioni delle società target dopo aver condotto una Due Diligence ESG, mentre il 32% le ha alzate.

Infatti, lungi dal rappresentare un mero costo, l’impegno al rispetto dei criteri ESG costituisce un modo di creare valore. Secondo uno studio di McKenzie & Company pubblicato nel novembre 2019, operare in modo sostenibile impatta sui flussi di cassa principalmente in cinque modi:

(1) facilitando la crescita dei profitti;

(2) riducendo i costi;

(3) riducendo al minimo gli interventi normativi e legali;

(4) aumentando la produttività dei dipendenti;

(5) ottimizzando gli investimenti e le spese in conto capitale.

La gestione dei rischi ESG, quindi, rappresenta un’opportunità per gli investitori di avere in portafoglio aziende di maggiore valore.

È evidente come questo tipo di analisi e valutazioni si stia imponendo come un passaggio fondamentale nel processo decisionale necessario per sviluppare il business. In termini generali, si possono identificare tre tipologie di rischi associati ai fattori ESG: il rischio finanziario, quando il prezzo di un prodotto o servizio non tiene conto dei requisiti ESG; il rischio reputazionale, quando una società è coinvolta, ad esempio, in episodi di violazione dei diritti umani o di contaminazione dell’ambiente; il rischio legale, quando nell’ambito di  un’acquisizione, la società acquirente eredita responsabilità legali per reati storici dalla società acquisita.

Attualmente non esiste ancora un quadro normativo chiaro per la valutazione della sostenibilità ESG. Nell’aprile 2021, tuttavia, l’Unione Europea ha apportato una serie di modifiche al regolamento delegato 2017/565 esplicitando alcuni requisiti relativi agli aspetti ESG, in base alle quali le imprese finanziarie e assicurative devono ridefinire le proprie attività di consulenza al fine di fornire ai clienti tutte le informazioni indispensabili sulle preferenze di investimento e di sostenibilità.

A questo scopo, devono dotarsi di adeguati strumenti di valutazione dei fattori ESG e dei rischi connessi. Inoltre, a marzo 2021 il Parlamento Europeo ha raccomandato alla Commissione di emanare una direttiva sull’adozione di attività di due diligence in materia ESG che si applicherà alle imprese grandi e piccole che operano in settori ad alto rischio e alle loro supply chain. Così facendo, l’UE si propone di rendere la Due Diligence ESG un fattivo strumento di controllo dei rischi e degli impatti correlati all’attività d’impresa.

I nuovi dati a disposizione delle aziende, combinati con quelli più tradizionali, costituiranno un asset decisivo per assumere decisioni e apportare miglioramenti all'attività produttiva, ai servizi offerti al consumatore e a molti altri aspetti dell'attività d’impresa.

In questo contesto, la Due Diligence Reputazionale si dovrà sempre più trasformare da mera attività di ricerca e strutturazione di dati, anche consistenti e sofisticati, in un’attività, più complessa di analisi, interpretazione e validazione di tutto il materiale informativo necessario ai decisori aziendali per indirizzare le strategie manageriali future delle imprese. Dovrà in sostanza avere una valenza ancora maggiore e divenire “strategica”.

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Nicoletta Grilli è Managing Director di Corporate Risk Watch (CRW).

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