Marzo 2021

ESG: sta arrivando la resa dei conti

Michael O’Leary, Warren Valdmanis

Marzo 2021

ESG: sta arrivando la resa dei conti

Nel 2018, Nikola, azienda in prima linea per quanto riguarda l’energia pulita, ha pubblicato un video del suo nuovo camion elettrico in viaggio lungo un remoto tratto di strada, in sottofondo musica teatrale e sullo sfondo il sole al tramonto. La didascalia recitava: “Ammira il camion Nikola One da 1.000 CV e zero emissioni in movimento”.

Il video evocava la promessa di una novità capace di sconvolgere un intero settore industriale. Gli investitori condividevano il suo entusiasmo. L’estate scorsa, Nikola ha avuto per un breve periodo un valore di mercato superiore a quello di Ford, nonostante abbia generato zero entrate.

Ma il video era falso. L’azienda ha trainato il camion in cima a una collina e lo ha filmato mentre rotolava giù. Bisogna dargliene atto: non c’è energia più pulita della gravità.

L’obiettivo di Nikola è “rivoluzionare l’impatto economico e ambientale del business così come lo conosciamo oggi”. È un’ambizione nobile, condivisa da un numero crescente di imprenditori, business leader e investitori che sperano di riformare il capitalismo dall’interno – per rendere le aziende più sostenibili, inclusive e socialmente responsabili.

 

L’appello della Business Roundtable

 

Il movimento per riformare il capitalismo ha visto emergere negli ultimi anni un’ondata di convertiti. La Business Roundtable, che rappresenta i CEO delle più grandi aziende del mondo – da Comcast a Coca-Cola, da Walmart a Wells Fargo – ha pubblicato la sua Dichiarazione sul purpose di una società nell’estate del 2019. Così facendo, si è unita a un’ampia coalizione – da Bono degli U2 al CEO di BlackRock, Larry Fink – che vuole che il capitalismo serva i lavoratori, i clienti e l’ambiente oltre agli azionisti. Gli investitori, con 100 trilioni di dollari di patrimonio in gestione, hanno sottoscritto i Principi delle Nazioni Unite per l’Investimento Responsabile (PRI) che sostengono l’esigenza di una maggiore attenzione alle questioni ambientali, sociali e di governance (ESG) negli investimenti.

Come investitori che hanno contribuito a lanciare il fondo a impatto sociale di Bain Capital, applaudiamo all’impegno di riorientare il business verso il bene comune. Ma dovremmo accostarci agli ultimi impegni verso l’ESG con un relativo scetticismo.

Cosa succede in effetti quando gli investitori con 100 trilioni di dollari di patrimonio si impegnano a investire in modo più responsabile? La risposta non è granché – almeno finora. Secondo una ricerca dell’anno scorso, gli investitori che hanno firmato i principi delle Nazioni Unite non hanno migliorato la performance sociale e ambientale dei loro investimenti. Secondo i ricercatori, i firmatari “usano lo status di investitori PRI per attrarre capitali senza apportare cambiamenti degni di nota all’ESG”. Allo stesso modo, i firmatari della dichiarazione della Business Roundtable non hanno fatto meglio di altre aziende nel proteggere i posti di lavoro e la sicurezza dei lavoratori durante la pandemia.

Quando le aziende offrono impegni insinceri o fanno promesse eccessive di trasformazione, rischiano di minare il lavoro reale fatto da altri. La maggior parte delle persone fa fatica a distinguere le affermazioni in cattiva fede sulle attività di riciclo dalle azioni concrete per eliminare i rifiuti, come ad esempio l’impegno di Unilever di dimezzare l’uso delle plastiche o quello di Philips di riconvertire tutti i suoi macchinari medici usati. O per distinguere le retribuzioni temporanee concesse ai lavoratori durante la pandemia dai miglioramenti permanenti, come la decisione annunciata da Costco di aumentare il salario base a 16 dollari l’ora, più del doppio del salario minimo nazionale.

Programmi simbolici e progetti filantropici collaterali erodono la fiducia del pubblico e generano contraccolpi contro lo stesso movimento di riforma. Un movimento inteso a beneficio del bene pubblico rischia di diventare una parola d’ordine utilizzata per continuare a massimizzare i profitti a breve termine.

 

Tre strade di miglioramento ESG

 

Come possiamo, dunque, assicurarci che queste aziende rispettino i loro impegni? Suggeriamo tre modi per allineare il lavoro delle aziende con la creazione di un’economia più sostenibile, inclusiva e prospera.

In primo luogo, le aziende dovrebbero essere obbligate a riferire pubblicamente sul loro impatto sociale e ambientale con metriche chiare, standardizzate e facili da capire, come le emissioni di carbonio, gli investimenti in programmi di formazione e la percentuale di lavoratori che guadagnano un salario adeguato. Nella situazione attuale, le aziende possono decidere se e quali dati sociali e ambientali riportare, anche nessuno. E quello che riportano è spesso auto-assolutorio. Le aziende rendono pubblica la loro politica sulle diversità, ma si rifiutano di rendere nota la composizione effettiva della loro forza lavoro. Oppure riferiscono della loro forza lavoro, ma non delle disparità di salario tra i vari gruppi.

Un secolo fa, il reporting finanziario ha subito un processo per diventare trasparente, standard, obbligatorio e controllato. E questo ha creato un senso di responsabilità che oggi anche gli obiettivi sociali e ambientali richiedono urgentemente.

C’è stato un progresso su questo fronte a settembre, quando le quattro più grandi società di revisione del mondo hanno raccomandato a tutte le aziende un insieme comune di metriche ambientali, sociali e di corporate governance da utilizzare come parte dei loro processi di reporting finanziario. Sessantuno aziende si sono ora impegnate in queste metriche, tra cui Unilever, PayPal e Sony. Dunque, anche il far west degli standard ESG potrebbe presto essere domato.

In secondo luogo, abbiamo tutti bisogno di considerare le aziende dei soggetti responsabili. Gli ultimi impegni dei leader aziendali di “fare bene facendo del bene” si sono concentrati sul sostegno ai lavoratori, sulla risposta alle ingiustizie razziali e sulla lotta al cambiamento climatico. Abbiamo il potere, nei nostri ruoli di consumatori, dipendenti e investitori, di far rispettare questi impegni e di chiedere di più.

Stiamo cominciando a vedere i consumatori prendere l’iniziativa, dato che ora si aspettano che le aziende prendano posizione sulle questioni sociali e ambientali. E le aziende rispondono. Dopo il successo dell’Impossible Whopper di Burger King, che introduce un impasto vegano con un decimo dell’impronta di carbonio della carne bovina, McDonald’s ha annunciato il suo hamburger "McPlant" lo scorso autunno. A gennaio, General Motors si è impegnata a vendere solo veicoli a zero emissioni entro il 2035. United Airlines si è impegnata a ridurre del 100% le sue emissioni di gas serra entro il 2050. Queste sono aziende di beni di consumo che per sopravvivere dipendono sempre più dalla corrispondenza dei loro valori con quelli dei loro clienti.

I dipendenti stanno facendo richieste simili. Le aziende tecnologiche vedono oggi i lavoratori organizzarsi, come nel caso delle prime spinte sindacali in Amazon e Alphabet. Azioni che seguono le proteste dei dipendenti e gli scioperi degli ultimi anni contro le molestie sessuali, l’incarceramento degli immigrati e le discriminazioni. Le aziende che cercano di attrarre, motivare e trattenere i migliori talenti hanno bisogno di capire quali sono i valori sotto quei talenti. Per le giovani generazioni, si tratta spesso di un lavoro con uno scopo più profondo del semplice profitto.

Gli investitori detengono uno dei maggiori poteri per esigere dalle aziende comportamenti responsabili, soprattutto da quando gli investimenti ESG sono saliti in popolarità. Nonostante notevoli risultati finanziari, lo scorso autunno l’amministratore delegato di Rio Tinto è stato costretto dagli azionisti a dimettersi, dopo che il pubblico aveva scoperto che la società mineraria aveva distrutto un antico sito aborigeno in Australia.

In terzo luogo, le aziende che sono seriamente intenzionate a diventare più sostenibili, inclusive e socialmente responsabili dovrebbero considerare di mettere il loro purpose nello statuto e diventare delle benefit corporation. Questa nuova categoria di aziende punta esplicitamente a bilanciare il profitto con un beneficio pubblico dichiarato, come migliorare la salute dei propri clienti, creare buoni posti di lavoro o ripristinare gli ecosistemi.

Ci sono più di 3.500 Certified B Corps, tra cui marchi di consumo come Patagonia e Seventh Generation, insieme a molte aziende più piccole finanziate da investitori a impatto sociale. Nell’estate del 2019, gli azionisti del gigante alimentare francese Danone hanno votato per convertirsi nell’equivalente francese – un’entreprise à mission – con lo scopo dichiarato di “portare la salute attraverso il cibo a quante più persone possibile”.

L’evidenza della connessione tra l’impatto sociale e ambientale di un’azienda e la sua performance finanziaria continua a crescere, per cui le aziende ignoreranno queste tendenze a loro rischio e pericolo. In definitiva, il capitalismo non è altro che la somma delle scelte individuali. La nostra economia non è mossa da una mano invisibile più di quanto il tavolino di una medium sia mosso da spiriti invisibili.

Ma se i capitalisti non sono in grado di riformare il capitalismo, qualcuno lo farà per loro. Il pubblico americano è già diffidente nei confronti delle grandi imprese e solo la metà degli adulti americani sotto i 40 anni vede il capitalismo favorevolmente – in calo rispetto ai due terzi del 2010. Le aziende che non si adattano si troveranno in contrasto con i loro clienti, dipendenti, investitori e regolatori. L’ex procuratore generale Loretta Lynch ha previsto che presto vedremo azioni legali “che vanno al di là del controllo normativo sulla giustizia ambientale, la disuguaglianza razziale e sull’ESG più in generale”. Ha continuato: “Alcuni settori che possono essere stati considerati come responsabili nel generare disuguaglianze sistemiche potrebbero voler ripensare il proprio ruolo allo scopo di eliminare quelle disuguaglianze”. Le aspettative sono cambiate; i portatori di interesse delle aziende chiedono molto più di marketing vacuo e bei discorsi.

 

IL PRODUTTORE DI CAMION ELETTRICI NIKOLA ha presentato la sua ultima tecnologia in una conferenza di settore lo scorso ottobre. Ora deve dimostrare a un pubblico scettico che l'ottimismo iniziale nella società era giustificato. Mentre il rischio di contraccolpi cresce, questa volta – per ESG e per Nikola – la strada sarà tutta in salita.

 

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Michael O’Leary è co-autore di Accountable: The Rise of Citizen Capitalism (HarperCollins). È stato tra i fondatori del fondo di impact investment di Bain Capital ed è oggi amministratore delegato della società d'investimento Engine No. 1.

 

Warren Valdmanis è co-autore di Accountable: The Rise of Citizen Capitalism (HarperCollins). Ha fatto parte del gruppo fondante del fondo d’investimento d'impatto di Bain Capital ed è ora partner di Two Sigma Impact.

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