EDITORIALE

Siamo tutti digitali

Enrico Sassoon

Settembre 2022

Siamo tutti digitali

In questo frangente storico, dove due crisi maggiori (la guerra e la pandemia) si impongono e altre “un po’ meno maggiori” (riscaldamento globale, scarsità di risorse, transizione energetica, inflazione etc.) continuano a scorrere in parte celate dalle prime, rischiamo di far sprofondare nell’oblio la grande rivoluzione tecnologica digitale che sta tuttora alla base del nostro lavoro e della nostra vita. Rischio abbastanza trascurabile, per il vero, anche se ne siamo talmente consapevoli da darla ormai quasi per scontata.

Beh, non è il caso. E in questo numero se ne ha evidenza. Lo Speciale è massicciamente dedicato alla imminente rivoluzione del Web3, di cui tutti abbiamo sentito parlare, ma che risulta tuttora un po’ un oggetto misterioso di cui si aspetta la manifestazione palese. Insomma, aspettiamo di capirci qualcosa. Nei fatti, si legge negli articoli dello Speciale, sarà un cambiamento di enorme portata, sempre che tutte le premesse vadano in porto. Il Web3 sarà un nuovo modo di concepire e praticare la rete. Grazie alla tecnologia delle blockchain, dovrebbe poter garantire un maggior controllo e una maggiore trasparenza. Grazie alle criptovalute dovrebbe permettere di affrancarsi dagli aspetti più vincolanti dei sistemi finanziari centralizzati. E grazie agli NFT, ossia i non fungible tokens, dovrebbe affermare un nuovo schema di diritti di proprietà al di fuori dalle strutture dominanti.

A tutto ciò, dovrebbe fare da complemento il metaverso, con o senza la maiuscola. Ossia, uno spazio digitale senza limiti (o con molti meno limiti) dove praticare ogni genere di esperienze di lavoro, svago e vita privata e collettiva. Il metaverso è già qui, e se ne danno esempi realmente importanti, ma è ben lungi dall’essere compreso e praticato dai più.

Pausa. I lettori avranno notato la profusione di verbi al condizionale, ovviamente non casuale. Sono legione gli esperti entusiasti di Web3, NFT, blockchain, crypto e metaversi vari, ma non mancano le voci dubbiose, se non apertamente critiche. E si tratta di dubbi e critiche ben concepiti, che occorre prendere in seria considerazione. Poiché alla fine, con ogni probabilità, presto tutti nuoteremo nelle vaste acque del nuovo web, auspichiamo che si possa realmente trattare di un nuovo mondo digitale più aperto, libero e democratico, e meno soggetto a violenza, truffe e falsità di quello attuale. Ma teniamo comunque le antenne alzate.

Se quanto detto finora non attenua le vostre preoccupazioni, poco male: l’articolo di Furr vi condurrà a nuove tecniche per superare la paura dell’ignoto. E quello di Blackman vi farà sperare in un nuovo approccio più etico all’innovazione, specie quando si parla di intelligenza artificiale.

Insomma, il digitale cresce e speriamo che sia bello. E, soprattutto, che non diventi una nuova crisi da aggiungere all’elenco. Ne abbiamo già abbastanza.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Hbr Italia

Caratteri rimanenti: 400