Speciale Mobilità sostenibile

Mobilità sostenibile e pianificazione delle risorse nel quadro del cambiamento climatico

È sempre più forte e articolato il sostegno delle istituzioni europee e dei singoli Stati membri per favorire una transizione accelerata verso la mobilità sostenibile e la decarbonizzazione, con un occhio attento agli effetti economici e sociali delle politiche pubbliche.

Oliviero Baccelli, Università Bocconi

Settembre 2022

Mobilità sostenibile e pianificazione delle risorse nel quadro del cambiamento climatico

Il sostegno a una sempre più rapida transizione energetica nel settore dei trasporti da parte dell’Unione Europea e dei singoli Stati membri è una priorità assoluta nelle policy strategiche di medio e lungo periodo. L’accelerazione è dovuta alla consapevolezza delle difficoltà strutturali del processo di decarbonizzazione del settore e alla presa d’atto dell’importanza di ridurre in parallelo anche l’impatto economico e sociale di altre esternalità ambientali del comparto quali gli inquinanti locali e il rumore, oltre alla congestione e agli incidenti. Questa priorità è declinata in un mix di strumenti di policy molto articolato, composto anche da regolamenti restrittivi rispetto ai livelli emissivi delle motorizzazioni, oltre a meccanismi incentivanti basati anche su moral suasion e nudging.

Fra gli interventi più recenti e incisivi a livello UE a sostegno della mobilità sostenibile vi sono anche gli elementi di pianificazione delle risorse pubbliche e le strategie di indirizzo per favorire gli investimenti privati verso attività orientate agli obiettivi ESG, i cui principi base sono ripresi poi nelle policy a livello italiano ed in particolare nel Piano Nazionale Ripresa e Resilienza.

 

Politiche articolate

Gli orientamenti generali sono indicati dal pacchetto "Pronti per il 55 %”, presentato dalla Commissione europea il 14 luglio 2021, che mira ad allineare il quadro delle politiche dell'UE in materia di clima ed energia al suo nuovo obiettivo climatico, applicabile a tutta l'economia per il 2030, di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55 % rispetto ai livelli del 1990 e a porre l'UE sulla buona strada per conseguire l'obiettivo di giungere alla neutralità climatica entro il 2050.

Tale pacchetto consta di varie proposte e copre una serie di settori strategici ed economici: clima, energia e combustibili, trasporti, edilizia, uso del suolo e silvicoltura. Le tre proposte riguardano l’istituzione di un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (“proposta CBAM”), la tassazione dei prodotti energetici e dell'elettricità ("proposta ETD") e l’istituzione del Fondo sociale per il clima ("regolamento SCF").

Le tre proposte sono in avanzato stato di negoziazione fra Consiglio Europeo, Parlamento e Commissione con l’obiettivo di giungere a direttive e regolamenti attuativi entro il 2023 e condizioneranno il settore della mobilità sostenibile incidendo in modo profondo su tutti gli aspetti strutturali del settore e in particolare su:

·       la filiera organizzativa della catena del valore della produzione industriale del settore della mobilità;

·       le componenti di costo degli investimenti per le scelte delle flotte aziendali o di trasporto pubblico locale;

·       le risorse integrative al budget comunitario per politiche per la mobilità a sostegno di fasce sociali più deboli.

La proposta relativa al Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) prevede che, nel rispetto delle regole dell’Organizzazione Internazionale del Commercio, sia istituito un sovraprezzo per le importazioni extra-UE che non rispettano le regole europee sulle emissioni: un sistema di “dazi ambientali” che sarà implementato gradualmente nei prossimi anni a partire dai settori oggetto del meccanismo di Emission Trading Scheme (ETS) a livello UE fra cui i prodotti raffinati del petrolio, l’elettricità, le batterie elettriche, oltreché alcuni vettori energetici promettenti per la mobilità sostenibile come l’idrogeno e i suoi derivati. Questo rafforzerà le global value chain europee a scapito di quelle più globali favorendo, ad esempio, diversi anelli della catena del valore nelle produzioni, fra cui i produttori di batterie elettriche, di ammoniaca, di biocarburanti a livello UE.

L’obiettivo della proposta ETD - Energy Taxation Directive è quello di fornire i corretti segnali di prezzo e gli adeguati incentivi ai consumi sostenibili, eliminando i sussidi diretti ed indiretti ai combustibili fossili e favorendo l’internalizzazione dei costi esterni. Questo sosterrà un più rapido sviluppo dei carburanti alternativi.

Nel medio-lungo periodo, un ulteriore fondo sarà messo a disposizione dalla Commissione Europea per contribuire anche alla riduzione delle emissioni del trasporto stradale: il Social Climate Fund (SCF). Questo fondo è in fase di istituzione e sarà dedicato ad affrontare le sfide sociali e distributive derivanti dalla transizione verde necessaria per combattere i cambiamenti climatici e per incentivare le misure volte ad attenuare le conseguenze sociali dello scambio di quote di emissioni per i settori dell'edilizia e del trasporto su strada. Il Fondo deve inoltre affrontare la situazione degli utenti vulnerabili dei trasporti sostenendo misure volte ad agevolare l'accesso di tali utenti a soluzioni di mobilità e trasporto a zero e a basse emissioni, compreso il trasporto pubblico, contribuendo in tal modo al conseguimento degli obiettivi della politica comune dei trasporti. Il Fondo Sociale per il Clima sarà finanziato con il budget comunitario, utilizzando il 25% dei ricavi attesi dal meccanismo di scambio di emissioni nel settore dell’edilizia e dei carburanti per il trasporto stradale, con l’idea di contribuire con un co-finanziamento al 50% degli investimenti previsti per la transizione ecologica attenta agli impatti sociali.

Il quadro di indirizzo strategico è completato con il Regolamento UE 2020/852, definito Taxonomy Regulation (TR), che ha introdotto nel sistema normativo europeo la tassonomia delle attività economiche eco-compatibili, una classificazione delle attività che possono essere considerate sostenibili in base all’allineamento agli obiettivi ambientali dell’Unione Europea e al rispetto di alcune clausole di carattere sociale. La tassonomia è rivolta alle imprese, agli investitori e alle amministrazioni pubbliche. Una serie di atti delegati dettagliano i criteri tecnici che permettono di stabilire a quali condizioni ciascuna attività economica fornisce un contributo sostanziale ad almeno uno dei sei obiettivi ambientali identificati, senza arrecare danni significativi a nessuno degli altri cinque (clausola “Do No Significant Harm – DNSH”). I sei obiettivi ambientali dell’Unione Europea, ripresi anche nella pianificazione nazionale, e in particolare nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sono: 1) mitigazione del cambiamento climatico; 2) adattamento al cambiamento climatico; 3) uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine; 4) transizione verso l’economia circolare, con riferimento anche a riduzione e riciclo dei rifiuti; 5) prevenzione e controllo dell’inquinamento; 6) protezione della biodiversità e della salute degli ecosistemi.

 

Strumenti finanziari sostenibili

Gli investimenti nella mobilità sostenibile pubblica e privata ricadono perfettamente nelle casistiche della TR, pertanto, costituiscono un target per molti strumenti finanziari definibili come sustainable asset classes (essenzialmente, obbligazioni “verdi”- green bond), oltreché per la finanza pubblica agevolata. Ad esempio, le grandi multinazionali del settore del trasporto pubblico, come Gruppo FS, Transdev, Keolis, RATP e Go Ahead hanno emesso green bond o sono state affiancate nei progetti di sviluppo di flotte a zero emissioni o per rinnovo di depositi per mezzi con carburanti alternativa dalla Banca Europea degli Investimenti, che ha uno specifico strumento di supporto finanziario definito Green Bus Facility.

Tutti gli investimenti del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza riferibili alla mobilità sostenibile, cioè quelli che ricadono nelle linee di intervento  “Trasporti locali sostenibili, sostegno alla filiera industriale”, “Investimenti nella filiera dell’idrogeno”, “Digitalizzazione della PA”, “Sistemi integrati di Trasporto Rapido di Massa” e quelli per il rinnovo del parco del trasporto pubblico locale, devono essere accompagnati da analisi e valutazioni in grado di evidenziare il rispetto della clausola “Do No Significant Harm – DNSH”.

In un contesto di mercato complesso per la mobilità sostenibile, derivante dal notevole incremento dei costi energetici e dalla riduzione della mobilità pendolare nei grandi centri urbani, i nuovi scenari di pianificazione delle risorse nel quadro del cambiamento climatico costituiscono un elemento di sostegno da valorizzare sia attraverso politiche pubbliche sia con il supporto dei privati, siano essi operatori, produttori o investitori.

Per poter cogliere queste opportunità, gli attori della mobilità sostenibile non solo devono sviluppare nuove strategie di confronto con i finanziatori pubblici e privati, ma anche saper individuare rapidamente le nuove metriche in grado di valutare le nuove opzioni tecnologiche e i modelli organizzativi con il miglior rapporto benefici/costi rispetto agli impatti sociali, ambientali ed economici.

 

Oliviero Baccelli, Università Bocconi

 

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