Speciale Mobilità sostenibile

La nuova mobilità: più vicina di quanto sembri

In un contesto di maggiore imprevedibilità delle abitudini negli spostamenti, è fondamentale comprendere i trend che stanno rimodellando gli ecosistemi urbani ed extraurbani, sia sul fronte della domanda sia dell’offerta di mobilità, per essere in grado di anticipare e rispondere alle nuove esigenze.

Andrea Bertelè e Nicola Sandri

Settembre 2022

La nuova mobilità: più vicina di quanto sembri

Dopo aver raggiunto il picco nel 2019 con circa 6.000 miliardi di passeggeri per km, la domanda di mobilità in Europa è calata significativamente nel 2020 per effetto della pandemia e delle conseguenti restrizioni imposte agli spostamenti. Alcune modalità di trasporto hanno registrato una diminuzione maggiore rispetto ad altre (ad esempio, la domanda di trasporto su ferro si è ridotta del 40-60%) e, complessivamente, si è assistito al passaggio dalla mobilità pubblica/collettiva alla mobilità privata/individuale, ritenuta più sicura.

Nel 2021, la domanda di mobilità è tornata gradualmente a crescere, trainata soprattutto dalla ripresa economica e dall’allentamento delle restrizioni, ma con caratteristiche strutturali molto diverse rispetto al passato: da un lato un forte calo del commuting nei giorni feriali, favorito dal sempre più diffuso lavoro da remoto; dall’altro una crescita dei flussi turistici, come dimostrano ad esempio gli spostamenti dei parigini per motivi di shopping o i viaggi domenicali dei cittadini di New York. La mobilità sta tornando, ma con un modello differente e l’intero ecosistema dovrà adeguarsi.

Quello che sembrava essere un cambiamento temporaneo delle abitudini di lavoro sta in realtà mostrando effetti di medio-lungo termine. Secondo le previsioni elaborate dal Politecnico di Milano, nel post pandemia circa 4,4 milioni di lavoratori lavoreranno da remoto in Italia, con formule ibride: in media 3 giornate di lavoro agile nelle grandi aziende e 2 giornate nella Pubblica Amministrazione. Qualora questo scenario si concretizzasse, la riduzione complessiva della domanda di traffico passeggeri si attesterebbe in un range compreso tra il 5-10%, con ricadute sulla frequenza di utilizzo dei mezzi scelti abitualmente per raggiungere il luogo di lavoro o per le trasferte, come il treno e il trasporto pubblico locale.

 

I nuovi ecosistemi urbani ed extraurbani

In un contesto di maggiore imprevedibilità delle abitudini di viaggio dei consumatori, è fondamentale comprendere i trend che stanno rimodellando gli ecosistemi urbani ed extraurbani, sia sul fronte della domanda sia dell’offerta di mobilità, per essere in grado di anticipare e rispondere alle nuove esigenze (Figura 1).

 

TREND DI DOMANDA

 

Conferma delle nuove abitudini di mobilità

Esplosione della mobilità in condivisione: i mezzi di mobilità condivisa (biciclette, automobili, scooter e monopattini elettrici) hanno raggiunto in Italia la cifra record di quasi 90mila veicoli, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility. A fine 2020, i servizi di mobilità condivisa nel nostro Paese erano poco meno di 160, con la micromobilità che rappresentava il 90% del numero dei noleggi. L’incremento della flotta dei mezzi di sharing mobility va di pari passo con un incremento atteso della domanda, pari al 10% all’anno. Seppur la ripartizione modale sia ancora marginale nei centri urbani (<3% del totale se calcolata in termini di passeggeri per km), tale modalità è alla base dello sviluppo della micromobilità.

 

Elettrificazione delle flotte di veicoli privati, pubblici e a guida autonoma

Lo scorso giugno il Parlamento Europeo ha dato il via libera allo stop della vendita di auto a benzina, diesel e Gpl dal 2035, tra le principali iniziative del pacchetto Fit-for-55 della Commissione Europea per tagliare del 55% le emissioni di anidride carbonica e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Le recenti statistiche mostrano come ci si stia muovendo in questa direzione: le nuove immatricolazioni di autobus full-electric hanno raggiunto a livello europeo il 6% nel 2020, rispetto al 2% del 2018; in Italia, nel 2021, le nuove immatricolazioni di auto elettriche hanno toccato il numero record di 67mila nuove unità (più del doppio rispetto al 2020), pari al 4,6% del totale immatricolazioni. Incentivi come l’Ecobonus, la più ampia offerta di prodotto e la maggiore disponibilità dei punti di ricarica incoraggiano la domanda di questi veicoli, a livello nazionale e internazionale. Inoltre, vale la pena ricordare – anche se le tecnologie si trovano ancora in uno stadio embrionale – le sempre più frequenti sperimentazioni in ambito di elettrificazione dei veicoli a guida autonoma, che contribuiranno a rendere l’ecosistema della mobilità urbana sempre più innovativo e sostenibile.

Tuttavia, per garantire il pieno sviluppo della mobilità elettrica, restano da risolvere importanti temi, quali ad esempio: la capillarità di rapide stazioni di ricarica; una adeguata capacità della rete elettrica per gestire i picchi di domanda; il ripensamento del ciclo di vita delle batterie per massimizzarne il riutilizzo, così da ridurre l’impatto ambientale in termini di materie prime e rifiuti.

 

Crescente attenzione alla sostenibilità da parte del consumatore

Il concetto di sostenibilità nelle infrastrutture di trasporto è molto attuale e non riguarda solo la sfera ambientale, che include la protezione della biodiversità, l’aumento della resilienza climatica, la mitigazione dell’inquinamento atmosferico e idrico, la carbon neutrality. I circa 2 trilioni di dollari che nei prossimi anni saranno in media investiti annualmente nelle infrastrutture di trasporto dovranno tenere conto anche dell’impatto sulla società (ad esempio, incremento della connettività e sistemi di trasporto più inclusivi) e sullo sviluppo economico, senza dimenticare la sostenibilità finanziaria degli interventi.

 

TREND DI OFFERTA

 

Piani di investimento per l’ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture di trasporto

In Italia, attraverso il PNRR e il Fondo Complementare sono stati stanziati oltre 30 miliardi di euro entro il 2026 volti allo sviluppo delle infrastrutture di trasporto, con particolare riguardo all’infrastruttura ferroviaria (ad esempio, l’Alta Velocità verso il Sud Italia per passeggeri e merci; le linee dell’Alta Velocità nel Nord per i collegamenti europei; il potenziamento delle linee regionali) e all’interoperabilità dei treni. In questo ambito, tra le principali innovazioni e direttrici di intervento emergono: da un lato, la crescente adozione di tecnologie per aumentare la capacità delle reti a parità di estensione, come è il caso delle reti ferroviarie equipaggiate con il sistema europeo di gestione del traffico ferroviario ERTMS; dall’altro, la maggiore propensione a un approccio di manutenzione predittiva su infrastrutture brownfield, per contrastare gli effetti derivanti da vetustà, usura e cambiamento climatico. Gli interventi in questo ambito rientrano in un complessivo piano di ammodernamento delle infrastrutture a livello globale, per fronteggiare sfide comuni derivanti da climate change, deterioramento dei materiali utilizzati in epoca di costruzione e aumento progressivo del trasporto di veicoli leggeri e pesanti (ad esempio, Fixing America’s Surface Transportation Act negli Stati Uniti e 2030 Federal Transport Infrastructure Plan in Germania).

 

Supply chain del settore della mobilità sotto pressione

La realizzabilità degli ingenti piani di investimento per l’ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture di trasporto si scontra con una fase storica complessa, in cui le catene di approvvigionamento sono sotto pressione per quanto riguarda competenze e forniture.

Nel primo caso, la messa a terra dei piani di investimento richiederebbe oltre 100mila lavoratori in più nel settore delle costruzioni in Italia, di cui almeno 10mila ingegneri. Tale gap strutturale è aggravato dal fenomeno inatteso delle “dimissioni di massa”, che ha riguardato circa il 60% delle aziende. La fascia d’età maggiormente coinvolta è quella tra i 26 e 35 anni.

Nel secondo caso, quello delle forniture, la carenza e difficoltà nell’approvvigionamento di alcune materie prime è un tema assai attuale e riguarda in particolare rame, alluminio, acciaio e componentistica per i settori industriali. Le tempistiche delle forniture si sono allungate, comportando un rallentamento o, in alcuni casi, un fermo della produzione industriale e dei lavori di costruzione.

 

Il ruolo centrale delle città e l’evoluzione verso le smart city

Le città continueranno a svolgere un ruolo chiave nello sviluppo economico e sociale dei Paesi: attualmente circa il 55% della popolazione mondiale vive in contesti urbani e si stima che tale percentuale salga al 70% entro il 2050. Generatrici dell’80% circa del PIL mondiale, le città giocheranno un ruolo fondamentale per la crescita della produttività e dell’innovazione, e per la messa a terra dei grandi investimenti infrastrutturali promossi dai Paesi. La crescente importanza e attrattività dei centri urbani è testimoniata anche dall’aumento dei prezzi delle abitazioni, come accade ad esempio a Milano, dove questi ultimi sono aumentati in media del 7% all’anno dal 2015 a oggi.

Grazie alla diffusione delle nuove tecnologie, il modello delle smart city diventerà uno standard per le città, che potranno disporre di applicazioni in grado di migliorare la qualità della vita degli abitanti in molteplici ambiti: mobilità (con un risparmio del 15-20% dei tempi del pendolarismo), sicurezza, sanità (con una riduzione dei costi tra l’8 e il 15%), sviluppo economico ed energia (con un calo del consumo di acqua fino al 20-30%).

 

I nuovi modelli di business e offerta

Alla luce dei trend in atto, gli operatori del settore dovranno ripensare i propri modelli di business e offerta di prodotti e servizi, in particolare per quanto concerne: offerta dinamica e on-demand dei mezzi pubblici; integrazione virtuale dei mezzi di trasporto; autoproduzione di energia elettrica pulita (Figura 2).

 

 
Offerta dinamica e on-demand dei mezzi pubblici

Considerando la maggiore difficoltà nella previsione delle abitudini di viaggio, assumono sempre più rilevanza i cosiddetti modelli di trasporto on-demand e personalizzati. I primi utilizzano una tecnologia per combinare la flessibilità del percorso e della pianificazione delle corse con la sostenibilità del trasporto pubblico locale. L’algoritmo alla base crea un collegamento tra i passeggeri che viaggiano nella stessa direzione e il passaggio di un autobus pubblico, con tempi di percorrenza simili a quelli di un taxi. Questo genere di servizi condivisi si verifica da un punto di partenza a un punto di arrivo specifici, richiedendo ai passeggeri di raggiungere a piedi il punto di prelievo. Sono servizi pensati per coloro che vivono o lavorano in zone non coperte dal servizio di trasporto pubblico tradizionale. Inoltre, nel medio-lungo termine i veicoli autonomi stimoleranno una maggiore personalizzazione del servizio di trasporto e il guidatore stesso diventerà un passeggero.

Integrazione virtuale dei mezzi di trasporto

L’integrazione di differenti mezzi di trasporto in un unico servizio sta diventando sempre più interessante per investitori e operatori del settore. In questo contesto, resta ancora da capire chi riuscirà a vincere nel mercato del Mobility-as-a-Service (MaaS). Nel settore operano sette tipologie di operatori:

·       Operatori di trasporto: tra cui società di Trasporto Pubblico Locale (TPL) e operatori ferroviari su scala nazionale;

·       Startup e società tecnologiche: aggregatori di offerta multimodale e principalmente focalizzati sulla customer experience del front-end;

·       Tech giant: fornitori di informazioni per la mobilità passeggeri (ad esempio Google) e servizi innovativi di mobilità (ad esempio Uber);

·       OEM: tra cui costruttori di treni e infrastrutture ferroviarie, come ad esempio Hitachi e Alstom;

·       Operatori di e-tolling: fornitori di servizi di pedaggiamento per infrastrutture stradali;

·       Holding infrastrutturali: grandi gruppi operanti nei settori di trasporto e infrastrutture, con divisioni dedicate al mondo dei sistemi digitali e Internet of Things;

·       Operatori di sistemi di pagamento: operatori “puri” di sistemi di pagamento, che offrono servizi anche nel segmento della mobilità.

Nuovi operatori stanno facendo il loro ingresso in questo mercato del MaaS. È bene distinguere tra chi assumerà il ruolo di creatore della piattaforma e chi invece si occuperà della relativa gestione. Nel primo caso osserviamo principalmente fornitori che offrono piattaforme white-label personalizzabili dagli utenti a seconda delle specifiche esigenze e degli obiettivi di mobilità; nel secondo caso, a gestire la piattaforma saranno gli operatori dei servizi di trasporto urbani e interurbani, che offriranno i propri servizi di mobilità a integrazione di quanto già disponibile sul mercato. Il modello di business che si va delineando nel contesto del MaaS è basato sulle commissioni realizzate sui titoli di viaggio venduti attraverso la piattaforma, con capex iniziali (ad esempio di creazione e lancio della piattaforma) a carico delle municipalità. L’ecosistema del MaaS è in continuo divenire: è tuttavia indubbio che l’integrazione digitale dei mezzi di trasporto migliorerà significativamente il livello di servizio e la qualità di vita dei cittadini.

 

Autoproduzione di energia elettrica pulita

Sono sempre più numerose le imprese che stanno avviando iniziative di autoproduzione di energia elettrica pulita. Solo per citare un esempio, il gruppo Ferrovie dello Stato ha realizzato un programma di autoproduzione di energia rinnovabile con l’obiettivo di conseguire 2 gigawatt di nuova capacità da fonti pulite, per soddisfare il 40% del fabbisogno energetico annuo. La finalità comune di tali iniziative è quella di accelerare verso la decarbonizzazione dei trasporti: l’energia rinnovabile proverrà da campi fotovoltaici, localizzati sui tetti delle stazioni e delle officine o lungo la rete stradale e ferroviaria. Tali programmi di generazione di energia rinnovabile saranno accompagnati dallo sviluppo di soluzioni innovative, come le infrastrutture di energy storage e le microreti.

Una iniziativa simile è stata lanciata dal Gruppo Autostrade per l’Italia con la costituzione di una nuova società, Elgea, dedicata alla produzione di energia rinnovabile. Con i primi 150 megawatt installati, Elgea potrebbe riuscire a fornire energia a copertura dell’intero fabbisogno del Gruppo, per poi proseguire fino a un target potenziale di 300 megawatt nei primi anni di attività.

È inoltre nota la richiesta fatta al MIMS da parte degli operatori del Trasporto Pubblico Locale di poter realizzare investimenti in sistemi di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di creare un mercato di autoconsumo delle aziende del settore e poter ridurre la dipendenza dai prezzi di mercato, altamente volatili in particolare negli ultimi mesi.

 

Le principali sfide per il settore della mobilità

Nel contesto appena descritto è possibile identificare due grandi sfide per gli attori dell’ecosistema della mobilità, vediamole di seguito.

Collaborazione e opportunità di consolidamento tra gli operatori del settore: è indubbio che l’avvio di iniziative legate all’offerta di servizi on-demand e personalizzati, l’adozione a scala delle piattaforme MaaS e l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili richiedano un forte coordinamento tra tutti gli attori coinvolti. Ѐ necessario definire una chiara regolamentazione e creare un efficiente sistema che veicoli le risorse finanziarie; le Pubbliche Amministrazioni dovrebbero prevedere l’allocazione di fondi dedicati a queste iniziative attraverso programmi di investimento con una prospettiva di lungo termine; gli operatori della supply chain dovrebbero concentrarsi su azioni in grado di mitigare gli effetti dovuti al gap di competenze e materie prime, definendo obiettivi ambiziosi ma credibili ed evitando il verificarsi di shortage che possano compromettere la realizzabilità delle opere; inoltre, sostenibilità, innovazione e digitalizzazione dovrebbero essere al centro dei piani strategici e di investimento di tutti gli operatori di trasporto, coinvolgendo l’intero ciclo di vita delle infrastrutture. Non sono da escludere, infine, fenomeni di consolidamento degli operatori di trasporto pubblico, attraverso acquisizioni o fusioni di società, per migliorare il livello di servizio e offrire nuove opportunità di finanziamento.

Segmentazione più accentuata dell’offerta di servizi alla clientela: a causa dell’allargamento della forbice sociale, i servizi dovranno essere sempre più differenziati. Da una parte verso il segmento low cost, che prevede un servizio standard con un basso livello di personalizzazione; dall’altra verso servizi high end di qualità, in termini di eccellenza, esclusività e servizi dedicati. Un esempio di quest’ultima categoria è rappresentato dalla partnership tra Trenitalia e Arsenale: un progetto di turismo su rotaia che offre esperienze di viaggio in carrozze di lusso per visitare l’Italia, con tratte riservate per raggiungere sia le aree turistiche più conosciute, sia quelle logisticamente meno servite e frequentate. Va infine menzionato come l’utilizzo dei dati e degli strumenti avanzati di advanced analytics possano contribuire a definire meglio la clientela sulla base di caratteristiche comportamentali, abitudini di acquisto e preferenze di viaggio. In questo modo, anche attraverso strumenti di Marketing Technologies (Martech), gli operatori di trasporto saranno sempre più capaci di attrarre nuovi clienti con offerte mirate e personalizzate, e fidelizzare ulteriormente quelli esistenti attraverso opportunità di cross-selling tra i vari prodotti e servizi.

 

Andrea Bertelè, Partner, McKinsey & Company

Nicola Sandri, Senior Partner, McKinsey & Company

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