RESPONSABILITÀ SOCIALE

Leadership e imprenditorialità sociale: la sfida per la sostenibilità

Joseph C. Santora e William Howe

05 Settembre 2019

I business leader sono stati costretti dalle trasformazioni dell’era digitale e dalla pressione di una domanda connotata da richieste crescenti di responsabilità sociale a innovare proprio in un periodo caratterizzato da budget restrittivi e riduzione della spesa pubblica. Devono quindi esercitare la leadership in maniera sempre più collaborativa e impegnata indipendentemente dal fatto che il tessuto sociale con il quale interagiscono sia l'organizzazione, la comunità che la circonda o la società allargata.

I giorni del leader “eroico” e solitario che esercita la leadership senza interagire con i collaboratori sono ormai alle spalle. Lo stesso termine "leadership", carico del bagaglio storico di metodologie di comando e controllo top-down, sta sempre più lasciando il posto a processi decisionali più inclusivi che riflettono una crescente responsabilità sociale e una maggiore dispersione dell'autorità ai diversi livelli dell’organizzazione e della società stessa. Allo stesso tempo, persistono ancora pratiche di leadership ben legate all’esercizio del potere, con forti disparità di reddito, élite privilegiate e squilibrate, talvolta compromesse e corrotte, al punto che Barbara Kellerman (The end of leadership, 2012) arriva a sostenere che "la leadership corre il rischio di diventare obsoleta".

I leader di oggi sembrano però essere sempre più in sintonia con le idee di innovazione e imprenditorialità in un contesto di cambiamento. Non a caso, molti programmi di sviluppo della leadership includono corsi che esaltano l’importanza della tecnologia e delle interconnessioni ai diversi livelli della società, dato che le organizzazioni contemporanee richiedono, per essere sostenibili, la capacità di interagire con più componenti esterne.

L’imprenditorialità sociale     

Gli imprenditori sociali sono leader di organizzazioni non profit che sviluppano approcci innovativi e spesso altamente creativi per la risoluzione dei problemi e per andare in aiuto della società sociali. Il concetto di imprenditorialità sociale esiste da oltre 40 anni, ma ciò malgrado continuano a persistere molte questioni irrisolte legate alla mancanza di una definizione precisa e alla scarsa compatibilità tra organizzazioni guidate dalla missione rispetto a quelle a scopo di lucro. Né si può ignorare la mancanza di un terreno comune tra comunità accademica e business community su una realtà che assume significati diversi per persone diverse e discipline, campi e tipi di organizzazioni diversi. Si tratta in effetti di un termine ambiguo che può andare dal lavoro di attivisti sociali, ambientalisti e filantropi a soggetti che si dedicano allo sviluppo di soluzioni per problemi sociali, culturali o ambientali.

Molti imprenditori sociali tendono a fare un uso abbondante dei social network e dei social media per connettersi con persone potenzialmente interessate a problematiche simili. Lo scopo è di norma di influenzare positivamente la società e non di perseguire il profitto, puntando a incoraggiare altri a collaborare per realizzare cambiamenti positivi per la società. Devono quindi fare ricorso a nuovi modelli di business che vadano oltre il modello tradizionale della massimizzazione del profitto per rimanere sostenibili, anche se a volte, per poter attuare le loro iniziative e garantire la sostenibilità, devono allearsi a imprese private o pubbliche.

Ma chi è l’imprenditore sociale? È spesso un "visionario solitario, un "individuo che si assume il rischio allo scopo di determinare un cambiamento sociale” (Paul C. Light, Stanford Social Innovation Review 2006) per ottenere supporto da - e collaborare in modo creativo con - altre persone e altre entità al fine di generare un cambiamento sociale positivo in seno a una comunità o a una realtà sociale più ampia.

È interessante notare come vi siano pochi articoli accademici dedicati all’imprenditorialità sociale che includano la parola "leadership" nel titolo. In questi articoli è piuttosto labile la connessione tra il concetto e la pratica dell'imprenditorialità sociale e quelli relativi alla leadership, connessione che in futuro dovrebbe invece venire realizzata con maggiore efficacia. È infatti una realtà che sta diventando sempre più concettualizzata e praticata come fenomeno sociale interattivo e condiviso, sebbene la leadership in quanto tale mantenga comunque di norma una ben solida associazione con l’esercizio del potere e la massimizzazione del profitto.

Gli sviluppi futuri

È possibile che in futuro leadership e imprenditorialità sociale imparino a valorizzarsi a vicenda. La leadership ha avuto per molto tempo lo scopo di rendere concrete le visioni di business, di motivare le persone, di realizzare un processo decisionale efficace e di assicurare il raggiungimento degli obiettivi. In quanto tale ha molto da offrire agli imprenditori sociali, la cui missione resta ancora talvolta alquanto indefinita. Allo stesso tempo, l’imprenditorialità sociale può avere molto da offrire alla pratica di una leadership efficace, in termini di maggiore apertura mentale e orientamento al cambiamento, maggiore flessibilità nell’uso dei social media per connettere l’organizzazione al mondo esterno in modo etico e professionale ben oltre i confini tradizionali.

La pratica della leadership e quella dell’imprenditorialità sociale possono apprendere a vicenda e avvicinarsi notevolmente pur restando inevitabilmente distinte, dato che comunque la leadership è tesa alla promozione della redditività delle imprese mentre l’imprenditorialità sociale è focalizzata sulla promozione degli interessi sociali oltre l'organizzazione. Nei prossimi anni l’obiettivo comune sarà di assicurare la sostenibilità per tenere conto dei sempre più rapidi mutamenti di mercati e tecnologie, di scarsità delle risorse e di aumento delle diseguaglianze. Sono sfide importanti che i leader d’impresa potranno affrontare meglio assumendo il punto di vista degli imprenditori sociali.

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