UNIVERSO CONSULENZA

Ritrovare i ritmi dell’agricoltura e del “maggese” anche in azienda

Ivan Losio

03 Settembre 2018

Fare impresa in un mondo complesso e globalizzato come quello attuale evidenzia sicuramente delle opportunità di crescita per chi riesce a creare competenze distintive in grado di differenziare prodotti e servizi rispetto ai concorrenti. 

Ma si può sempre crescere con successo non tradendo la propria cultura e la propria vision? La sensazione di fondo è che la “pressione alla crescita e all’innovazione” sulle imprese e sulle persone sia eccessiva e un po’ fine a se stessa e si crei quindi quasi un senso di inadeguatezza per i manager se nell’anno non riescono a “crescere” e a “innovare” meglio dell’anno precedente, se non sono informati sulle ultime tecnologie, sul mondo del fintech, dei processi moderni di “agile” e “lean manufacturing” e altro ancora.
Intendiamoci bene: noi, come Sfida Italia 4.0, siamo fautori dell’industria 4.0 e del fatto che le aziende debbano innovarsi in processi e tecnologie e avere un atteggiamento votato al miglioramento continuo. Ma questo non deve portarci a essere drogati dall’ansia verso la crescita e rincorrere l’innovazione con un senso di inadeguatezza!

Tutto nel mondo moderno, sia nel B2B sia nel B2C, è ammantato da un senso di caducità. I paradigmi che oggi sono in auge, dopo qualche mese, potrebbero essere accantonati. In questo mondo un po’ schizofrenico e V.U.C.A si assiste al fatto che il valore di mercato di colossi quotati in Borsa perdono di valore per 50/60 mld di euro nel giro di poche ore (vedi il caso delle Criptovalute o di Facebook).

L’imprenditore alla guida delle piccole e medie imprese viene quasi risucchiato da questo vortice, anche mediatico, che martella le aziende e le spinge a crescere, diversificare e innovarsi sempre continuamente senza sosta. 

Ma bisogna stare attenti ai pericoli di tutto questo! Too fast to grow. Vuol significare che l’ansia per la crescita e per l’innovazione fine a se stessa può diventare nemica della crescita sana e di lungo periodo. Tale atteggiamento può portare a una sorta di “schizofrenia” dove la crescita e l'innovazione sono vissute come valori in sé, e non in relazione allo sviluppo della strategia industriale. In un contesto “schizofrenico” un anno all’insegna della “non crescita” viene interpretato come un fallimento, una debacle, un insuccesso della formula imprenditoriale e della strategia, una harakiri aziendale e del management. Questo può portare l’azienda a seguire scorciatoie anche pericolose di crescita o di taglio dei costi, che la conducono in sentieri e aree poco coerenti con le proprie radici di fondo, con la propria missione e filosofia.

Slowing down to grow. Il nostro pensiero è che accanto a periodi di intensi investimenti, crescita di fatturato e di competenze, debbano alternarsi periodi a “maggese” dove l’azienda sedimenta e interiorizza i cambiamenti, le innovazioni e i risultati ottenuti. Il maggese rappresenta un'annata di "riposo" del terreno con lavorazioni periodiche capaci di tenerlo pulito da erbe infestanti e contemporaneamente mosso in superficie, ma nell’ottica di farlo rifiatare per dare un ulteriore slancio alla crescita sana e virtuosa.

E quindi l’azienda a maggese, anche se non cresce di fatturato e di investimenti in tecnologie e apparentemente non “innova”, compie un processo di sedimentazione e cristallizzazione delle competenze che sarà la base di nuovi sviluppi futuri.

Le aziende debbono riposare dopo periodi di intensa crescita e innovazione. Apparentemente non fanno nulla ma, come durante il sonno la mente riposa e si riorganizza e incasella tutti gli eventi successi durante il giorno, così le aziende durante “il maggese” riposano e si riorganizzano per affrontare al meglio le sfide future!


Ivan Losio è amministratore unico di Sei Consulting, società di consulenza bresciana, e di Sfida Italia 4.0, la digital factory, punto di riferimento per percorsi di formazione e per servizi di consulenza connessi alla trasformazione digitale.

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