settembre 2018

Insicurezza digitale

Enrico Sassoon

03 Settembre 2018

Insicurezza digitale

Le indagini di solito dicono che, prendendo a caso un campione di aziende, almeno il 92% di esse ha subito un attacco informatico negli ultimi 12 mesi e, per quanto possa sembrare una enormità, quella percentuale è probabilmente sottostimata. Il problema non è però aver subito, o subire in futuro, un attacco, perché questo va dato per scontato. La vera difficoltà è farvi fronte, riconoscerlo, affrontarlo, vincerlo. E qui cominciano le brutte notizie. Lo Speciale che presentiamo in questo numero di Harvard Business Review Italia sostiene una semplice verità: non importa quanto un’organizzazione spenda per la propria cybersicurezza o come l’abbia strutturata. Se i sistemi critici sono digitalizzati e connessi in un modo o nell’altro a internet, non potranno MAI essere COMPLETAMENTE sicuri. Punto.

Saltiamo tutti i passaggi intermedi che trattano le questioni che interessano tutti noi. In buona sostanza, aziende (e persone) ricorrono al digitale per aumentare l’efficienza e diminuire i costi. Non farlo, dicono tutti coloro che spingono per una crescente e consapevole digitalizzazione, porta inevitabilmente fuori mercato. Digitalizzare non è solo sano, e indispensabile. Certo, occorre sapersi difendere da hacker e malintenzionati, ma per questo si acquistano software molto sofisticati in grado di farlo, si nominano responsabili della sicurezza e si addestrano i dipendenti, possibilmente tutti.

Ma, dicono gli autori di questo Speciale, questo non basta e non basterà mai di fronte a hacker o terroristi decisi a creare danno o a imporre ricatti. Hanno tempo, conoscenze tecnologiche e denaro per cercare ogni punto debole e penetrare, e lo faranno. Negli ultimi mesi e anni lo si è visto in abbondanza. Hanno provocato danni alle più grandi e potenti aziende della Terra e hanno colpito sistemi militari e industriali di grandi potenze. E lo faranno sempre di più.

Che fare allora se la musica è questa? La risposta, abbastanza inattesa in un’era che spinge a digitalizzare anche la lista della spesa, è disconnettersi. Certo non completamente, ci mancherebbe, ma staccare i sistemi critici e isolarli da ogni possibile penetrazione dall’esterno. Magari tornando all’analogico. E dando il controllo a persone integre e super-fidate.

Un bel passo indietro nell’era della digitalizzazione a ogni costo, dell’internet delle cose, dei sensori che sfornano dati a miliardi, dei big data, del cloud, dell’intelligenza artificiale, del machine learning, dei chatbot, del test di Turing, del miraggio della singolarità tecnologica. Ma il ragionamento che viene proposto è semplice: staccare la spina pesa in termini di minore efficienza e maggiori costi. Ma non farlo può portare al disastro in termini di danno totale, effettivo su processi e prodotti, o di reputazione dell’azienda con effetti che possono variare da parecchio a moltissimo a tutto.

È il paradosso del digitale e lo dobbiamo accettare per imparare a gestirlo, anche se sembra andare contro tutto quello che ci viene insegnato in continuo e che, faticosamente, ci sforziamo di apprendere giorno dopo giorno.

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