La mia ingloriosa scalata al successo

di Enrico Sassoon

01 Luglio 2010

Mi è capitato spesso di chiedermi come abbia fatto uno come me, un ragazzo proveniente da una famiglia di “colletti blu”, a riuscire a lavorare con così tante persone esperte in così tanti luoghi intellettualmente stimolanti. Guardando indietro, ho realizzato che alcuni “ingloriosi” fattori hanno guidato la mia carriera: un sofferto desiderio di realizzare qualcosa da solo, la mia naturale tendenza a dubitare della mia preparazione, il semplice lavorare sodo, le famose 10.000 ore di tirocinio e la mia dose di buona sorte che sono riuscito a non buttare al vento.Fin dall’inizio la motivazione mi è derivata dalla volontà di evitare la sorte che è spettata a mio padre che ha speso la maggior parte della sua vita intrappolato in lavori poco stimolanti, come un criceto che gira sulla ruota. Avevo sette anni quando lui perse il suo ultimo vero lavoro come addetto alle spedizioni. Poi venne il suo disperato tentativo di mantenere la sua famiglia lavorando come guardia giurata, caricando illegalmente alcolici per loschi individui del New Jersey, aprendo e poi chiudendo senza successo una birreria e infine sgobbando per suo nipote in un attico-laboratorio pieno di polvere. Qualunque siano le nostre motivazioni, ciascuno di noi risponde ai compiti che la vita ci offre, afferrando la buona sorte, si spera, ogni qualvolta questa si presenti. Il mio primo impiego di rilievo è stato come ufficiale nell’esercito americano nel 1944. Ero sorpreso di cosa offrisse la vita a un teenager impacciato come me: l’opportunità di prestare servizio come sottotenente durante la Battagli di Bulge alla tenera età di 19 anni. Una buona politica pubblica mi aveva dato il mio successivo stimolo: la legge G.I. del 1944 mi aprì le porte degli ambienti intellettuali. Lì ho avuto la fortuna di incontrare il mio più grande mentore, Doug McGregor, che era presidente dell’Antioch e che poi divenne il padre dello sviluppo organizzativo. Doug mi convinse che la storia di mio padre non doveva essere necessariamente la mia e che una persona fortunata poteva dedicarsi a un lavoro intellettuale – il mio lavoro dei sogni!Una delle doti più importanti di Doug era la capacità di persuasione: parlò col Massachusetts Institute of Technology per farmi accettare alla facoltà di Economia – impresa non facile, date le mie scarse doti matematiche. La mia ansia di doverci riuscire mi ha spinto a lavorare febbrilmente, persino là dove un Nobel in Economia mi considerava la zavorra della classe. Alla fine divenni docente di ruolo ed ebbi la possibilità di godere dell’Eden intellettuale che c’era nel Dopoguerra a Cambridge. In quegli anni studiavamo quali forme di organizzazione sociale avrebbero potuto scongiurare la reiterazione dei recenti orrori politici e umani della Seconda Guerra mondiale. Anche lasciare quell’Eden si rivelò per me determinante: incarichi a Losanna e a Calcutta rappresentarono un indispensabile biglietto da visita per introdurmi alle migliori menti dell’economia globale.Sentivo il bisogno di mettere in pratica le teorie sulla leadership, così il passo successivo fu un incarico come rettore all’Università di New York a Buffalo duranti i turbolenti anni ’60 e i primi ’70 e poi come presidente dell’Università del Cincinnati. Sono stato fortunato a dare quei contributi, a imparare lezioni nuove e a capire che sarei stato più adatto a dare consigli a grandi leader che non a essere uno di loro. Così tornai a casa, geograficamente ed emotivamente, per impiegare gli anni più produttivi della mia vita scrivendo e insegnando all’Università della Southern California a Los Angeles.La fortuna genera fortuna: come i ricchi che diventano sempre più ricchi nel Vangelo di Matteo, coloro che raggiungono presto dei successi sono premiati con opportunità sempre maggiori. Dopo aver scoperto di cosa ero appassionato – leadership, cambiamento e collaborazione creativa – la gente iniziò ad avvicinarsi per sentire le mie opinioni su quei temi. All’inizio uno è troppo occupato per accorgersene: ma, una volta che comincia a succedere, accade qualcosa di miracoloso. A un certo punto scoprite, per parafrasare Tennyson, di essere diventato qualcuno. E ciò che avete fatto è stato solo lavorare duro, avere fortuna e sopravvivere. Ed esservi sforzati di evitare il destino di vostro padre.

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