EDITORIALE

Le nuove strade dell’innovazione

Enrico Sassoon

Ottobre 2021

Le nuove strade dell’innovazione

La nostra epoca è scandita dalle innovazioni che, in ogni campo, si susseguono a ritmi crescenti. L’attenzione del mondo del business è spesso attratta in particolare dall’innovazione tecnologica digitale, perché la trasformazione digitale è un must non solo per far andare l’azienda come si deve, ma anche solo per poter continuare a funzionare. Ma l’innovazione ha ritmi straordinari in tutti i campi, supportata da una ricerca scientifica che a sua volta procede a ritmi formidabili. Per spiegare in modo semplice e immediatamente visivo il fenomeno dell’innovazione a ritmi crescenti e spesso esponenziali vi è chi ha richiamato l’esempio della scacchiera: saremmo, cioè, nella seconda metà della scacchiera, oltre la 32° casella che rappresenta appunto la metà di una tipica scacchiera da 64 caselle. Da quel punto, come bene illustra la famosa storia dell’inventore degli scacchi alla corte dell’imperatore della Cina, ogni raddoppio comporta numeri enormi, fino all’ultima casella che è pari al 2 elevato a 64 meno 1. Un numero inconcepibile, ma senza arrivare fin lì ci basta ispirarci appunto alla metafora per comprendere che si vuole intendere un ritmo esponenziale di innovazione dove a ogni passaggio il numero di innovazioni introdotte aumenta enormemente.

In questo numero di Harvard Business Review Italia due eccellenti articoli affrontano il tema dell’innovazione in modo nuovo. Afeyan e Pisano accostano i fenomeni di innovazione a quelli dell’evoluzione allo scopo di far comprendere che le innovazioni non sono frutto di sforzi caotici e casuali, bensì di metodo, ripetizione e costanza. Certo l’idea del singolo può spesso fare molta differenza ma, nella quasi totalità dei casi, i processi di innovazione sono sorprendentemente simili a quelli dell’evoluzione. Questi processi avanzano attraverso scoperte emergenti frutto di progressi intellettuali disciplinati e ripetuti basati sulla sperimentazione iterativa. Le scoperte emergenti si basano su una molteplicità di varianti che, come in natura, generano una pluralità di forme di vita che sono poi oggetto di una pressione selezionatrice che fa proseguire i più adatti.

Dalla scoperta emergente all’innovazione rivoluzionaria il passo è breve ed è connotato da discontinuità e creazione di valore. Il caso in specie che serve ai due autori per illustrare questo tipo straordinario di innovazione è quello, recentissimo, della realizzazione dei vaccini anti-Covid, richiesti in emergenza allo scoppiare della pandemia e messi dopo pochi mesi a disposizione dei sistemi sanitari. Per tutti noi si è trattato di un miracolo di rapidità ed efficienza ma, spiegano Afeyan e Pisano riportando l’esempio di Moderna Therapeutics, in realtà abbiamo assistito solo alla fase finale di un processo iniziato in modo sistematico dieci anni fa e portato a meta in tempi rapidissimi nell’ultima fase grazie a un approccio corretto all’innovazione.

In un altro articolo, Bagnoli e Portincaso propongono un approccio – che è anche un concetto e una filosofia – di innovazione non meno dirompente di quello di cui abbiamo ora parlato. I due autori, di cui pochi mesi fa abbiamo pubblicato un articolo sul Deep Tech, si richiamano a loro volta ai processi di evoluzione naturale, per quanto in termini differenti. I due autori si riferiscono infatti all’approccio definito “Nature Co-Design”, che procede in modo del tutto analogo a come lavora la natura. Ossia, da un lato generando il risultato a partire da una aggregazione atomo per atomo anziché lavorando su grandi aggregati preesistenti su cui agire per ottenere l’innovazione voluta. E dall’altro creando l’incontro tra biologia, chimica, scienza dei materiali e nanotecnologia per sfruttare la natura come piattaforma di produzione a livello atomico. In questo modo si toccano livelli di efficienza mai raggiunti prima e un utilizzo di risorse infinitamente più contenuto. Anche Bagnoli e Portincaso adducono molti esempi a sostegno del modello del Nature Co-Design e il confronto tra i due articoli risulta di grande stimolo e interesse per tutti coloro che sono impegnati, in azienda e nei centri di ricerca, nei processi di innovazione più avanzati.

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