Ottobre 2020

EDITORIALE - Vecchi problemi, nuove risposte

Enrico Sassoon

Ottobre 2020

EDITORIALE - Vecchi problemi, nuove risposte

Il mondo delle imprese è oggi alle prese con il pesantissimo impatto della pandemia e sappiamo bene che per molte aziende il conto sarà salato. La chiusura delle attività, la paralisi degli acquisti dei clienti, il distanziamento dal posto di lavoro e il caos delle catene di fornitura generano non solo perdite nella maggioranza dei settori, ma anche crisi di liquidità cui non sempre corrisponde un’adeguata attenzione del sistema bancario, ma neppure il tanto sbandierato salvataggio tramite provvedimenti pubblici, nettamente in ritardo rispetto alle esigenze.

In questo quadro, sollevare il tema degli obiettivi ESG, ossia quelli relativi alla sostenibilità in senso ampio – dunque, ambientale, sociale e di governance – può apparire un controsenso. Richiedere ai leader aziendali di attivarsi oggi nella direzione di politiche d’impresa che contemplino nuovi prodotti, nuovi servizi, nuovi processi attenti all’ambiente e alla società, tenendo fermamente in mano la barra del timone di governo dell’organizzazione potrebbe sembrare del tutto starato rispetto alle urgenze, e dunque del tutto illusorio.

Ma dobbiamo chiederci se sia veramente così. E la risposta non è per nulla scontata, dato che l’orientamento alla sostenibilità che viene sempre più richiamato e richiesto alle aziende non è generato né esclusivamente né soprattutto da una motivazione di carattere etico-sociale, bensì da motivazioni che certo guardano al futuro, ma di sicuro non ignorano il presente. In altri termini, come si legge nello Speciale di questo numero dedicato agli obiettivi e ai criteri ESG, la sostenibilità è un insieme di politiche, obiettivi e strumenti che puntano a rendere l’azienda più performante e più competitiva tanto nell’immediato quanto nel lungo termine.

Certo, in passato l’espressione “sviluppo sostenibile” era faccenda da ambientalisti che con le dure realtà della gestione competitiva di un’impresa avevano poco a che spartire. Ma quei pionieri dell’ambiente avevano ragione. Oggi tutti siamo consapevoli dei rischi e dei danni che derivano dal riscaldamento globale generato dall’effetto serra, del cambiamento climatico e dell’esigenza assoluta della decarbonizzazione in tempi drammaticamente brevi, pena disastri ambientali, economici e sociali di portata storica.

Ma c’è di più. Negli ultimi due-tre anni la consapevolezza della necessità di cambiare e di adeguare le strategie d’impresa all’obiettivo complessivo della sostenibilità si è fatta rapidamente strada. Sono sempre più numerose le istituzioni finanziarie che prima di concedere finanziamenti alle aziende esaminano accuratamente l’impronta ESG del richiedente. Oggi e sempre più in futuro linee di credito ed emissioni di bond saranno condizionate da buone performance ESG e buona reputazione dell’azienda. Lo stesso principio verrà applicato da compagnie assicurative, venture capital e, persino o soprattutto, fondi pensione.

Si tratta di una tendenza crescente che indica come ormai l’obiettivo della sostenibilità venga considerato primario ed è assai probabile che grandi e piccole realtà nel giro di tre-cinque anni adotteranno i criteri ESG come linee-guida delle scelte d’investimento accanto alla potenziale redditività dell’iniziativa. Lo faranno realtà mondiali come BlackRock e i fondi pensione americani (con asset per decine di migliaia di miliardi), compagnie essenzialmente nazionali come Assicurazioni Generali, ma anche realtà minori nel campo delle Fintech e del private equity.

Dunque, per le aziende si tratta di una strada che resterà opzionale per ancora un certo periodo, ma non per molto tempo ancora. Le scelte di sostenibilità portano con sé costi e difficoltà che sarebbe poco sensato sottovalutare. Ma anche benefici e vantaggi in termini di performance e redditività che sarebbe altrettanto insensato ignorare. Il mondo, da questo punto di vista, è a una svolta ed è meglio svoltare con esso.

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