LETTURE INTELLIGENTI

Quei paradossi che disvelano la realtà

Luca Solari

04 Ottobre 2019

La dialettica è una di quelle materie dimenticate che dovremmo rispolverare se volessimo davvero mettere mano al caos nel quale stiamo precipitando. L’accesso immediato a tutte le fonti di conoscenza (e pure di incoscienza, purtroppo) che ci è stato regalato dalla tecnologia e dal cambiamento delle regole sociali rispetto all’accesso al sapere (sempre più aperto e condiviso) ha spostato le conversazioni dal confronto alla cosiddetta echo chamber, ovvero quelle partizioni dell’ambiente reale o virtuale in cui incontriamo solo persone che la pensano come noi. C’è chi sostiene che la colpa sia dei social, chi della democrazia, chi degli errori degli opinion leader. Io credo che la responsabilità primaria stia nell’aver abbandonato l’idea che l’acquisizione del sapere è un processo inerentemente dialettico e nell’essersi affidati alle dittature dei programmi, dei contenuti e delle verità rivelate.

Avviene nell’educazione dei bambini, si rafforza nella scuola (soprattutto in quella italiana) e si completa tra università e azienda. Siamo vasi da riempire, ovunque, con delle verità rivelate. Che questo accada sotto il controllo delle istituzioni o nell’alveo di cattivi maestri, il denominatore comune è che esista un sapere e che debba essere semplicemente appreso. Ne deriva una conseguenza immediata che è la “googlizzazione” (mi invento il termine) del sapere; poiché la conoscenza è un oggetto, non serve che la ricordi, ma posso immagazzinarla in una sorta di cervello esteso al quale accedere con poche pressioni dei tasti di un computer o uno smartphone. Ne deriva una stucchevole impressione di dejà vu, nella quale ogni interazione e ogni conversazione sembra una citazione o è infarcita di citazioni, anch’esse guarda caso derivate da un qualche sito online.

La mancata consuetudine con la dialettica impoverisce il nostro pensiero, lo sterilizza e lo rende incapace di affrontare la tensione del rapporto tra conoscenza e realtà. Ci soccorrono i paradossi che, con la loro forza vertiginosa che paralizza il pensiero lineare, ci aiutano a scoprire ancora qualche lato non codificato della realtà. I paradossi sono i buchi nelle maglie del nostro sogno di governare la realtà con il solo pensiero lineare. Sono lo strumento di un pensiero che non si può ridurre ad algoritmo. Sono con tutta evidenza la speranza di una coscienza dietro ogni decisione, al posto di una arida contabilità.

Paolo Iacci, con una capacità quasi preveggente, ci regala nel suo L’età del paradosso, proprio una riflessione a 360° sui paradossi tra società e impresa che scorre sul filo della consueta sagace ironia dell’autore. Solo che il paradosso si impadronisce dello stesso testo e il tratto ironico lascia spazio in alcuni episodi a una forte amarezza per l’incapacità di questo tempo di venire a patti con il paradosso. Si chiede, per esempio, ai manager e ai decisori di tagliare nodi gordiani a destra e a manca, ma si dimentica di ricordare che un nodo tagliato separa, non risolve, non scioglie la difficoltà del paradosso.

Non voglio rovinare la sorpresa citando i singoli paradossi attorno ai quali si sviluppa la narrazione del libro, alcuni classici, altri piccole perle nascoste recuperate grazie all’avidità di lettore di Paolo. Preferisco piuttosto creare un legame ardito tra questo libro, che vuole essere una lettura semplice (ma non ci si inganni, mai semplicistica), e un testo quasi dimenticato, Il tradimento dei chierici di Julien Benda. Pur con un obiettivo narrativo, Paolo Iacci coglie una tendenza dei tempi nella quale stanno cadendo i chierici contemporanei, soprattutto quelli incoronati dalle platee online. È la tendenza del pensiero dominante che per Benda è il nazionalismo e il pragmatismo esasperati che portano alla seconda guerra mondiale e che per Paolo Iacci diventa la dittatura della scelta e dell’azione conclusiva, del “si fa così”. Dai paradossi si esce solo abbracciando una logica dell’et…et così diversa da quella dell’aut…aut che ha intriso tutto il dibattito ad esempio sulla trasformazione digitale delle imprese. Basta fare scroll su LinkedIn o Instagram per venire inondati da tagliatori di nodi gordiani pronti a dirvi che i paradossi non esistono, sono debolezze di un pensiero troppo sofisticato. Ecco, mandate loro in regalo il libro di Iacci. Chissà che non capiscano che un nuovo tradimento dei chierici potrebbe essere almeno altrettanto costoso del primo…

IL LIBRO

Paolo Iacci, L’età del paradosso. Perché chiediamo tutto e il contrario di tutto nelle imprese e nella società, Prefazione di Enrico Sassoon, Egea editore, Milano, 2019.

 

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