LE PERSONE AL CENTRO

E se fosse la felicità?

Claudia Parzani

04 Ottobre 2019

Sono stata a pranzo con Stefano, persona estremamente intelligente, profondamente acuta e piacevolmente saggia. Mi ha fatto notare come, in modo del tutto inusuale rispetto ai paradigmi, io faccia contemporaneamente lavori che di norma si susseguono nel tempo occupando fasi della vita diverse. Se gli avvocati hanno ruoli manageriali in queste grandi officine del diritto - notava - normalmente li hanno sempre come riconoscimento verso il termine di una lunga carriera e quando non amano più necessariamente dedicare tempo alla produzione di pesanti documenti. E i ruoli nei Consigli di Amministrazione, seguono. È opinione comune che arrivino con l’età, diceva sorridendo, e con scelte professionali spesso diverse.

Il pranzo si è chiuso con un dolce generoso e con una domanda aperta: cosa farai da grande?

Ho ripensato spesso a quella conversazione. E oggi ho un’idea per me e per chi ama le persone e sogna di lasciare un mondo migliore.

Io, nella seconda parte della mia vita professionale, vorrei specializzarmi, tra l’altro, in felicità.

Non come sogno personale da inseguire, ma come lavoro. Le persone felici sono quelle di cui le aziende hanno più bisogno.

La felicità appaga e paga.

Io ci sto provando da diverso tempo. Mi piace moltissimo fare le persone felici. Ora sto studiando. In molti scrivono1 di felicità e tra l’altro ci insegnano che le persone felici hanno una maggiore capacità di innovare, elevata creatività, grande attenzione agli altri, colleghi o clienti che siano, lavorano in modo più efficiente, sono più resilienti e flessibili. Portano passione e positività. Regalano dedizione ed extra impegno. Mettono amore. Tutte cose che, se ci immaginiamo felici, sappiamo anche istintivamente.

E la felicità in azienda da cosa nasce? Sappiamo anche questo. Nasce come quella in casa. Ha lo stesso profumo buono dei biscotti appena usciti dal forno. Nasce dalle attenzioni, dalla cura, dall’inclusione, dalla condivisione delle regole e dei valori, dalla libertà conquistata, da un’intenzione pulita e sincera dietro ogni decisione. Da una

comunicazione semplice e chiara. Dalla possibilità di dire ed essere ascoltati. Dai grazie ricevuti. Dai sorrisi. Dalla gentilezza. Dal sapere di contare.

La felicità nasce anche dalla sicurezza, dal rispetto e dalla fiducia. Tutti elementi fondamentali per preparare il terreno più fertile in cui possono mettere radici i cambiamenti culturali. Quelli profondi. Quelli tanto auspicati.

E in cosa si misura la felicità? In crescita della produttività, in fidelizzazione dei clienti, in aumento delle vendite, in capacità di attrarre e trattenere i talenti. In redditività. In competitività. In reputazione.

Ecco io vorrei fare questo lavoro. Potrei essere la Chief Inclusion Officer o la Chief Happiness Officer o la Chief Employee Friendliness Officer o Chief Kindness Officer o anche semplicemente l’Angelo della Felicità.

Occuparmi di garantire la massima felicità a tutti. A ogni dipendente e ogni capo. Accertarmi che ognuno contribuisca alla felicità di tutti gli altri, che ognuno senta di contare e di essere la faccia dell’azienda. Che le remunerazioni variabili siano legate alla felicità del proprio team, alla generosità di contenuti e modi, alla capacità di essere un modello.

Sognatrice? Forse. Ma vi siete mai chiesti se l’infelicità che aleggia in un’azienda abbia un prezzo? Pensiamo semplicemente alle voci legate ai costi economici e organizzativi conseguenti a infelicità, insoddisfazione, stress o ansia.

Pensiamo a noi in un giorno felici al lavoro e in un giorno infelici. Lì, in grande, sta la differenza.

Ecco io voglio occuparmi di felicità!

 

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