COACHING INTERVIEW

Valori che creano valore

Intervista di Pietro Varvello ad Alberto Bertone

04 Ottobre 2018

In dieci anni Alberto Bertone, imprenditore e amministratore delegato del Gruppo Fonti di Vinadio, ha costruito uno dei marchi leader nelle acque minerali, un settore molto competitivo, affollato e presidiato da grandi gruppi multinazionali.


Quale è il suo prossimo traguardo?

Una nuova sfida: sto cercando una nuova sfida per la crescita di Sant’Anna. Tutta la mia storia professionale è stata una sfida: fin dall’inizio, quando ho voluto dimostrare a mio padre che avrei realizzato il progetto che lui aveva intravisto e poi via via fino a quando ho lanciato la diversificazione della gamma dei nostri prodotti. L’ulteriore crescita passa necessariamente attraverso lo sviluppo territoriale delle unità produttive, quindi una sfida all’estero. Siamo leader in molti segmenti (dimensioni di bottiglie, n.d.r.) sul mercato italiano, che rimane comunque un mercato piccolo: sto quindi cercando nuove “Fonti” all’estero da gestire in modo innovativo. Non necessariamente con il brand Sant’Anna: questa è un’identità italiana, collegata in modo inscindibile alle acque di quella sorgente. Vorrei comunque mantenere i suoi valori e il posizionamento che ho costruito in questi anni. Su questo ho le idee molto chiare: un’azienda può crescere solo se rimane coerente con i suoi valori e con la sua identità.


Quali sono i valori aziendali che la rappresentano?

Il nostro successo non è il risultato di un unico fattore: sicuramente, al primo posto c’è la qualità del prodotto, cioè la purezza di una sorgente di acqua di montagna che ha fatto fin dall’inizio la differenza rispetto ad altre acque minerali già presenti sul mercato. Attorno a queste qualità organolettiche abbiamo costruito, in modo coerente, tutti gli altri elementi. Innanzitutto il rispetto per l’ambiente (siamo stati i primi che da dieci anni sperimentano e realizzano bio-bottiglie che andranno a sostituire le plastiche inquinanti) e anche il nostro stabilimento è stato ristrutturato utilizzando solo legno e materiali naturali. Inoltre, abbiamo sempre creduto nella “serietà” della comunicazione e coerentemente abbiamo inaugurato la pubblicità comparativa in questo settore, abbiamo cioè presentato le nostre caratteristiche chimico-fisiche a fianco di quelle dei nostri principali concorrenti, in modo che il consumatore sapesse cosa andava a comprare e comunque fosse informato prima dell’acquisto. Abbiamo sempre creduto nella tecnologia, non necessariamente per generare un aumento di produttività, ma anche come un’opportunità per migliorare le condizioni di lavoro. Oggi parliamo di Industry 4.0, ma in un settore “povero” come l’imbottigliamento delle acque minerali, la nostra azienda da oltre dieci anni ha installato sistemi robotizzati che hanno sostituito l’uomo in tutte le lavorazioni di movimentazione, faticose e pericolose. Stiamo studiando anche una soluzione automatizzata per caricare i pallet sui camion, sollevando l’autista da questo gravoso lavoro. Il consumatore nel corso degli anni ha percepito questi “valori”, li ha apprezzati ed è stato disposto a pagare qualcosa in più per avere un prodotto di “qualità”.


Sta continuando a utilizzare il “noi”: ma quale è il suo ruolo personale?

Il mio ruolo è determinante, insieme alla mia volontà di continuare a crescere, a mettermi in gioco e a esplorare nuove strade. Ma il mio ruolo è “alimentato” dall’energia e dalla motivazione dei miei collaboratori. Mi spiego: io sono il capo-azienda, quello che si assume le responsabilità nel definire le linee di sviluppo, ma insieme a me si assumono le rispettive responsabilità tutte le persone che vengono coinvolte nella decisione. Mi ritengo una persona normale che sceglie i suoi collaboratori sulla base della condivisione di valori come la passione, l’entusiasmo, insieme all’umiltà di non considerarci mai arrivati. Con questo approccio ho costruito negli anni una squadra coesa e motivata che è altrettanto importante rispetto al mio personale ruolo. Abbiamo un numero di persone inferiore rispetto alla concorrenza (misurandoli con i tradizionali parametri fatturato/produzione) e questo si deve certamente agli investimenti in tecnologia, ma soprattutto alla motivazione delle persone nel partecipare al risultato finale. Per esempio, quando c’è una bottiglia per terra nello stabilimento o sul piazzale (evento comunque raro!), chi è più vicino immediatamente la raccoglie. È questo l’atteggiamento che condivido con ciascuno dei miei dipendenti.


Cosa potrebbe impedire il raggiungimento dell’obiettivo della crescita a cui aspira?

Oggi vedo un solo ostacolo: la mia salute fisica. La spiegazione di questa risposta è da ricercare nelle due tristi esperienze che ho vissuto: l’improvvisa scomparsa di mio padre in un incidente stradale e quella della mia compagna, entrambi mancati in un “attimo”. Queste esperienze ti segnano e ti fanno capire che è importante avere una visione, ma occorre anche rimanere ancorati all’oggi e garantire la continuità dell’azienda, organizzandola con collaboratori di fiducia che creano una squadra vincente e impostando piani di successione.


Quali sono le sue caratteristiche personali che hanno contribuito al successo dell’impresa?

La mia “normalità”: mi ritengo un imprenditore “normale”, con alcune caratteristiche personali positive che bilanciano quelle negative, come la maggioranza delle persone. Tra quelle positive c’è la consapevolezza della mia ignoranza. Cosa ne sapevo di acque minerali all’inizio? Cosa ne sapevo di impianti di imbottigliamento? E di pubblicità comparativa? E di succhi di frutta? Tutta questa ignoranza mi ha però spinto ad approfondire ogni singolo argomento, a sperimentare nuove strade e a prendere delle decisioni che si sono rivelate vincenti in un’ottica di sistema-azienda complessivo. È questa un’area di discussione con i miei collaboratori: talvolta capita che non condividano alcune scelte specifiche che sto facendo (sia da un punto di vista economico, sia tecnologico), ma nel tempo queste si rivelano poi corrette e coerenti nel “sistema” Sant’Anna. Queste situazioni si creano perché loro hanno ragione nello specifico (ogni investimento deve avere un ritorno), mentre il mio approccio viene condizionato, ancora una volta, dai miei valori. Io credo che l’azienda non debba produrre solo utili economici, ma debba contribuire anche alla crescita delle persone, siano esse i dipendenti o i consumatori. Quindi una singola decisione può essere anche economicamente non corretta in un’ottica di ritorno a breve, ma estremamente coerente alla riconferma dei suoi “valori” e quindi anche economicamente giusta nel medio-lungo termine.


Alla fine cosa è veramente importante per lei?

Probabilmente essere una persona seria, come uomo, come padre, come imprenditore, sia nella vita personale, sia professionale. Essere serio vuol dire soprattutto essere coerente e darne prova nella vita di tutti i giorni. Questa è, forse, l’unica “certezza” che mi sono costruito e che deriva dall’insegnamento di mio padre, nato contadino e senza istruzione, che è diventato uno dei principali costruttori edili di Torino. Ha testimoniato la sua serietà presentandosi alle sette del mattino, nei suoi cantieri, fino all’ultimo giorno, quello in cui è improvvisamente mancato. Questo è quello che mi ha insegnato e che, forse, è alla base del successo di Sant’Anna.

 


Con le Coaching Interview Harvard Business Review Italia inaugura un modo nuovo di incontrare i personaggi del mondo dell’impresa, manager e imprenditori, che riflettono sui fattori che hanno determinato il loro successo. Interviste realizzate con l’approccio del coaching e senza uno schema prefissato, che utilizzano ascolto e domande che stimolano gli interlocutori a raccontare gli elementi chiave della loro storia professionale.

 

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