INNOVAZIONE

La Pubblica Amministrazione e le difficoltà dell’adoption

Francesco Maldera

04 Ottobre 2018

L’adoption è cambiamento, transizione verso nuovi approcci ai processi, introduzione di strumenti diversi, ridefinizione di cultura e dinamiche interne. Molte volte Harvard Business Review Italia si è occupata di questi temi sottolineando la portata olistica dell’adoption nell’ambito delle aziende private. Ma cosa succede nella Pubblica Amministrazione italiana? Quali sono gli elementi che ne differenziano il percorso di adoption rispetto all’ambito privato? E quali sono gli strumenti disponibili per superare le difficoltà?

La Pubblica Amministrazione si caratterizza per due aspetti:

• il cittadino è sempre uno stakeholder; anzi, nella maggior parte dei casi, è il principale fruitore dei servizi erogati;

• è sottoposta a vincoli di carattere generale che, spesso, hanno poco a che fare con il proprio oggetto sociale (di solito vincoli normativi).

Questi sono gli elementi chiave di cui deve tener conto il Responsabile per la Transizione Digitale (RTD) ovvero la figura, prevista dall’art. 17 del CAD, cui affidare il governo della transizione digitale ovvero di tutte quelle attività finalizzate alla realizzazione di “un’amministrazione digitale e aperta, dotata di servizi facilmente utilizzabili e di qualità, attraverso una maggiore efficienza ed economicità”.

La nomina del RTD è obbligatoria (senza sanzioni…) per tutte le Pubbliche Amministrazioni a partire dal 14 settembre 2016, a seguito dell’entrata in vigore del D. lgs. 179/2016 (modificativo del CAD). In precedenza, l’obbligo di designare tale figura era riservato alle sole Pubbliche Amministrazioni centrali che, di solito, erano già attrezzate con un apposito ufficio dirigenziale preposto al governo dell’evoluzione ICT dell’ente.

La ratio della novità introdotta nel 2016 risiedeva nella necessità di coinvolgere le migliaia di enti pubblici medio/piccoli (comuni, ordini professionali, ecc.) nell’ecosistema digitale che si sognava (e si sogna) per il Paese e che li vedeva relegati ai margini. I motivi della marginalizzazione/arretratezza sono stati essenzialmente due:

• scarse risorse finanziarie da impiegare negli investimenti ICT;

• deficit di competenze ICT difficilmente colmabile per il reiterato “blocco dei concorsi pubblici”.

Quindi, ulteriori sfide per l’RTD cioè l’uomo dell’adoption nella PA. Dovrebbe lavorare, senza molte risorse, sulla cultura dell’organizzazione, sulla cocreazione e sperimentazione di nuove modalità per offrire i servizi e su soluzioni tecnologiche più efficienti, efficaci e sicure. Un lavoro che, in qualche modo, è stato agevolato dal legislatore e dal concreto supporto fornito dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID).

La cocreazione e la sperimentazione sono favorite dall’introduzione nel nostro ordinamento giuridico di una nuova modalità di approvvigionamento denominata partenariato per l’innovazione e disciplinata dall’art. 65 del Dlgs. 50/2016 (Codice dei Contratti Pubblici). Questa nuova forma di approvvigionamento consente di negoziare le modalità di adoption, durante il procedimento di scelta del contraente, e di gestire con la necessaria flessibilità, anche con il coinvolgimento degli stakeholder, le fasi di introduzione dell’innovazione tecnologica. Inoltre, l’AGID, con lo scopo di guidare l’RTD nell’introduzione di modalità innovative per l’erogazione di servizi, ha prodotto, di recente, due interessanti documenti di supporto:

• le linee guida di design per i servizi digitali della PA (aprile 2018), di particolare aiuto nella progettazione; per il design dei servizi digitali, inoltre, AGID ha messo a disposizione uno specifico sito (https://designers.italia.it/) che offre alle PA. numerosi strumenti operativi;

• le linee guida per la promozione dei servizi digitali, di supporto nella definizione di una strategia di diffusione dei servizi digitali; il documento, già consolidato per la parte di comunicazione, è attualmente in consultazione pubblica per l’area tematica riguardante lo storytelling e sta per completarsi con l’approfondimento relativo al marketing.

Inoltre, sul fronte delle soluzioni tecnologiche, in coerenza con la progressiva attuazione del Piano Triennale per l’Informatica nella PA, l’AGID ha recentemente avviato la procedura di qualificazione dei Cloud Service Provider al fine di costituire un marketplace cui le PP.AA. dovranno rivolgersi, a partire dal prossimo novembre, per l’acquisizione di soluzioni cloud.

L’adoption nel settore pubblico è una sfida difficile, ma molti tasselli sono già sul tavolo: basta metterli al loro posto.

 

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