SISTEMA ITALIA

Il divario tra percezione e realtà: in Italia è più forte che altrove

Renato Mannheimer

04 Ottobre 2018

L'Istituto Cattaneo è una istituzione benemerita. Le sue precise analisi, presentate dopo ogni elezione, contribuiscono da sempre a comprendere a fondo le dinamiche del voto e a trarne quindi interpretazioni adeguate. Di recente l'Istituto Cattaneo ha affrontato la questione degli immigrati. Senza entrare nel dibattito politico, ma, al solito, presentando dati statistici inoppugnabili. Sono state riprese le rilevazioni dell'eurobarometro sulla percezione del numero di immigrati in ogni Paese e successivamente comparate con il dato reale, tratto dalle statistiche ufficiali.

Ne è emersa, come ci si poteva aspettare, una forte differenziazione tra i due valori, nel senso che il numero di immigrati percepito è assai superiore a quello reale. Specialmente in Italia, ove la differenza è molto più accentuata che altrove. Si tratta, peraltro, di una evidenza già rilevata in ricerche precedenti e sulle quali diversi commentatori (ad esempio Stefano Rolando) avevano già richiamato l'attenzione.

Ed è proprio il fatto che la percezione sia così diffusa nell’opinione pubblica a suggerire di prendere in considerazione attenta la questione degli immigrati, politicamente assai rilevante, anche al di là delle dimensioni rilevate dalle statistiche ufficiali.

I motivi per cui, specialmente in Italia, l’impressione di un così forte peso dell’immigrazione sia largamente accentuata sono almeno quattro.

In primo luogo, inevitabilmente, i dati ufficiali considerati dal Cattaneo non tengono conto degli immigrati irregolari che sono, nel nostro Paese, una quantità rilevante, sono particolarmente visibili e fanno spesso notizia. È indicativo il fatto che, come ha anche di recente rilevato Marzio Barbagli, il tasso di criminalità tra gli immigrati è, specie per certi reati, assai superiore a quello degli altri cittadini. La cosa è da un certo punto di vista comprensibile: si tratta spesso di persone giovani e in grave difficoltà, che talvolta ricorrono alla criminalità in assenza di altre prospettive.

Ciò porta - e questo è il terzo motivo della percezione numericamente rilevante che ci caratterizza - i media a occuparsi molto del fenomeno e naturalmente ad ampliarne ancora più la portata. E questo avviene in misura ancora maggiore su Internet.

Infine, noi italiani siamo propensi ad accentuare la dimensione di tutti i fenomeni sociali, non solo quello dell'immigrazione. Una ricerca internazionale Ipsos, pubblicata sul Corriere della Sera, mostra come nel nostro Paese si tenda ad ampliare la portata di ogni questione, dalla diffusione del diabete al numero di partorienti minorenni e a molto altro ancora. Forse non siamo molto portati alle statistiche precise o forse siamo più emotivi. Chissà. Sta di fatto che la sopravvalutazione non riguarda solo la questione degli immigrati.

Quest'ultima è però molto rilevante è molto sentita: le indagini mensili effettuate da EumetraMR mostrano come, ormai da diverso tempo, l’atteggiamento di ostilità verso gli immigrati vada rafforzandosi continuamente tra gli italiani. Anche per il bisogno diffuso di trovare un “nemico” su cui scaricare le numerose problematiche insorte per molti in questo momento di crisi economica.

Non credo che Salvini sia un cultore delle statistiche né penso che le abbia lette. Ma certo ha intuito la portata del fenomeno e lo ha efficacemente "cavalcato".

La questione dell'immigrazione costituisce dunque una tematica assai rilevante per l'opinione pubblica. Trascurarla è un errore grave. Rispondere, come fanno alcuni, con il semplice appello all'accoglienza e all'integrazione può sembrare corretto, ma non coglie le aspettative di gran parte dei cittadini del nostro Paese, anche al di là dei numeri reali del fenomeno.

 

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