SPECIALE / L’AMBIENTE DI LAVORO NEL XXI SECOLO

Il punto di equilibrio “noi” e “me”

I migliori spazi collaborativi promuovono anche la solitudine.

Christine Congdon, Donna Flynn e Melanie Redman

Ottobre 2014

L’OPEN SPACE è oggi molto criticato. Ma rimane l’ambiente di lavoro dominante per una ragione ben precisa: può favorire la collaborazione, promuovere l’apprendimento e supportare una cultura forte. È l’idea giusta; sfortunatamente viene realizzata spesso nel modo sbagliato – anche come supporto alla collaborazione. C’è un ritmo naturale nella collaborazione. Le persone devono concentrarsi, singolarmente o in coppie, per generare idee o processare informazioni; poi si riuniscono in gruppo per elaborare quelle idee o sviluppare un punto di vista comune; dopodiché si separano nuovamente per fare altre cose. Più complesso è il lavoro di collaborazione, più gli individui devono avere dei momenti di solitudine per riflettere o ricaricarsi. Le aziende cercano da decenni di trovare l’equilibrio tra spazi di lavoro pubblici e spazi di lavoro privati che meglio supporta la collaborazione. Nel 1980 le nostre ricerche hanno dimostrato che l’85% dei dipendenti americani avevano bisogno di luoghi in cui concentrarsi...

Hai ancora 3 articoli gratis. Clicca qui per leggere questo l'articolo.

oppure Accedi per continuare la lettura

Se hai un abbonamento, ACCEDI per leggere l'articolo e tutti gli approfondimenti.

Altrimenti, scopri l'abbonamento a te dedicato tra le nostre proposte.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Hbr Italia

Caratteri rimanenti: 400

3 / 3

Free articles left

Abbonati!