EDITORIALE

Un Festival che guarda al futuro

Enrico Sassoon

Novembre 2021

Un Festival che guarda al futuro

Il futuro, si sa, non si può conoscere. Si può immaginare o, semplicemente, si può tirare a indovinare. Qualcuno se ne infischia e non ci pensa. Altri lo temono e preferiscono rivolgersi al passato come guida del futuro. Poi c’è qualcuno che nega che non si possa conoscere e prova a prevedere il futuro (o a vaticinare). O si rivolge a qualcun altro che lo faccia al suo posto: un mago, una fattucchiera, uno sciamano. Secoli fa c’era chi guardava le viscere degli animali o gettava vetrini in una scodella condita con balsami e umori.

Ci sono, infine, quelli che osservano la realtà, ne studiano le tendenze e provano a proiettarle razionalmente in avanti facendo ipotesi e costruendo scenari. Si tratta di gente meno divertente o, magari, anche un po’ noiosa. Noi, qui, siamo fra questi. Saremo magari un po’ noiosi ma ci piace studiare eventi e tendenze a largo raggio, ragionarci sopra e costruire scenari usando al meglio le informazioni disponibili. Poi le confezioniamo in un bel rapporto e, una volta all’anno, da ormai sei anni, le proponiamo ai nostri lettori. Il rapporto è ora nelle vostre mani, si chiama Progetto Macrotrends, ed è scritto da una trentina di esperti che cercano di fare al meglio l’esercizio di cui sopra. Producono idee e scenari guardando in avanti e, ogni tanto, rischiando di prendere delle cantonate. Ma, molto più spesso, fornendo indicazioni molto utili per chi ricopre posizioni di responsabilità e deve prendere decisioni importanti, meglio se basate su informazioni solide e scenari futuri ragionevolmente concepiti.

Il rapporto di quest’anno si intitola La grande transizione: dal new normal al never normal. La prima parte del titolo si spiega da sé. Siamo, con ogni evidenza, in una fase di passaggio in molti campi: economia, tecnologia, salute, clima, energia e assetti internazionali. La seconda parte del titolo va invece giustificata. Un po’ dappertutto si dice che, dopo le recenti discontinuità generate dalla pandemia, arriveremo prima o poi a una “nuova normalità”, ossia a una situazione nel complesso stabile e in equilibrio. Per esempio, nel campo del lavoro, in un nuovo equilibrio tra lavoro in ufficio e lavoro a distanza. O in campo energetico, in un nuovo assetto tra fonti fossili e fonti rinnovabili. O in economia, in un nuovo rapporto fra politica monetaria e politica fiscale.

Bene, qui in casa HBR non riteniamo che il futuro ci porterà nuove situazioni di stabilità, dunque un new normal. La velocità e il ritmo di innovazione e di cambiamento sono tali da farci pensare che, non appena si sarà raggiunto un nuovo “punto” di equilibrio, in men che non si dica questo equilibrio verrà sconvolto (disrupted) da altre innovazioni (per esempio, l’intelligenza artificiale che modifica alla base determinati lavori imponendo nuove esigenze di aggiornamento professionale) smentendo la definizione di new normal e aprendo la strada al concetto di never normal; o, in altre parole, all’idea, cui suggeriamo tutti ci si debba abituare, di un cambiamento continuo.

Riassumendo: in un contesto di transizione, il ritmo di innovazione esponenziale genera modifiche continue in tutti i campi e richiede capacità di adattamento, meglio se di anticipazione, a nuovi assetti. Un never normal almeno in parte prevedibile e che per essere bene gestito richiede un adeguato modo di pensare. Ossia, un mindset costantemente orientato al futuro.

Chiarito questo punto di vista, occorre poi declinare la capacità di costruire scenari nei diversi contesti. E, nel nostro caso, nel quadro delle attività economiche e nell’ambito della business community nazionale e interazionale. Ed è quanto proponiamo ai lettori con il rapporto Macrotrends, appunto.

A sua volta, lo studio in questione richiede poi riflessioni e aggiornamenti continui e ininterrotti. Un momento importante di riflessione si avrà nelle prossime settimane, con il Festival del Futuro (Verona, 18-20 novembre 2021), che vedrà al lavoro quasi 100 esperti delle diverse materie per analizzare e discutere i temi del rapporto Macrotrends. Un programma intenso, elaborato in collaborazione con la Commissione europea e con venti partner scientifici quali Istituto Italiano di Tecnologia, AsVis, Politecnico di Milano, Bocconi, Luiss, Oxford Economics, Associazione Studi di Banca e Borsa, Future Concept Lab, Istituto per il Futuro e altri ancora. Il Festival, giunto alla terza edizione, potrà essere seguito anche da remoto (www.festivaldelfuturo.eu). Se normalmente vi affidate agli sciamani non guardatelo. Altrimenti, vi aspettiamo.

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