RISORSE UMANE

La trappola dei feedback

Per anni i manager sono stati incoraggiati a elogiare o criticare in maniera costruttiva praticamente tutto ciò che i dipendenti fanno. In realtà ci sono modi migliori per aiutarli a crescere e a eccellere.

MARCUS BUCKINGHAM E ASHLEY GOODALL

Novembre 2019

Quella dei feedback lavorativi non è questione nuova. Almeno dalla metà del secolo scorso la questione di come dare ai dipendenti ritorni che fanno crescere ha coagulato attorno a sé una discreta quantità di studi e prospettive diverse. Oggi assistiamo a un’intensa ripresa di questo dibattito. L’esperimento di “trasparenza radicale” in corso presso Bridgewater Associates e la cultura di Netflix, che il Wall Street Journal ha recentemente descritto come “favorevole a feedback severi” e a “intense e scomode” restituzioni a 360° in tempo reale, sono soltanto due esempi della convinzione dominante secondo cui la strategia per migliorare la performance all’interno delle aziende passa per feedback rigorosi, frequenti, franchi, globali e spesso critici. Ci domandiamo come dare e ricevere feedback: quanto, con che frequenza e tramite quale app? E, visto il dibattito suscitato dagli approcci di Bridgewater e Netflix, quanto tagliente e temerariamente sincero? Dietro tutti questi interrogativi se ne cela...

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