Mondo Formazione

IL SEGRETO DEL FEEDFORWARD

MASSIMO BERLINGOZZI

Settembre 2022

Il marketing delle parole è una pratica sempre in voga nel mondo della consulenza manageriale, nulla di male sia chiaro, le parole sono meravigliosi strumenti, flessibili e potenti, possono assolvere ai compiti più semplici della nostra vita quotidiana, così come aprire le menti a scenari ancora non immaginati. Conoscerle bene è importante, perché hanno sempre una storia, e quella della parola feedforward è rivelatrice di concetti particolarmente significativi per chi si occupa di formazione nell’ambito dei processi di comunicazione.

Presentato spesso come nuovo approccio per le strategie di coaching, il feedforward viene quasi sempre contrapposto alla più nota pratica del feedback, perché quest’ultima si rivolge al passato, che non può essere cambiato, mentre il feedforward guarda al futuro, su cui si può sempre agire, facilitando quindi il processo di cambiamento. Questa tecnica, introdotta nella pratica del coaching da Marshall Goldsmith, si concentra su azioni future, identificate come soluzioni per un miglioramento, evitando riferimenti a episodi passati o a comportamenti disfunzionali come spesso accade nel caso dei feedback. Attingere alle risorse della persona, rispettarne i valori, superare il concetto di errore e il giudizio che ne consegue, sono dunque i tratti distintivi di una pratica che in virtù di queste caratteristiche può essere inserita nell'ambito della psicologia positiva.

 

Ma tutto questo è solo una parte, il concetto di feedforward ci può raccontare molto di più. Per poterlo fare, tuttavia, è necessario iniziare con un breve richiamo a cosa ha rappresentato il concetto di feedback nella teoria della comunicazione. Pare sia stato il fisico scozzese James Maxwell (1868) a utilizzare per primo il concetto di feedback, per spiegare come alcuni sistemi automatici fossero in grado di autocorreggersi attraverso il ritorno dell’informazione. Idea poi ripresa e sviluppata da un gruppo di studiosi che insieme a Norbert Wiener proposero, nel 1948, la nascita di una nuova disciplina, la cibernetica, definita “la scienza della comunicazione e del controllo”. Immaginando di poter descrivere lo stato iniziale di un sistema, il feedback si configura quindi come l’effetto che retroagisce sulla causa con una funzione autocorrettiva per il sistema, ed esattamente in questi termini viene assimilato dagli studi sulla pragmatica della comunicazione di Paul Watzlawick e colleghi a Palo Alto sul finire degli anni ’60.

 

È evidente, quindi, dal momento che nell’interazione comunicativa umana è impossibile stabilire il momento iniziale, e che i comunicanti producono e ricevono feedback (in larga parte inconsapevoli relativamente alla componente analogica-non verbale), quanto poco senso abbia la ricerca di cosa viene prima o dopo. Causa ed effetto sono definizioni coerenti solo all’interno di un modello lineare. Il concetto di feedback rivoluziona in questo senso la teoria della comunicazione, introducendo una visione sistemica nella quale sono centrali i concetti di circolarità, retroazione e interdipendenza. È importante allora essere consapevoli che, quando usiamo la parola feedback, in un’accezione diventata ormai comune, siamo molto lontani dall’essenza originaria di questo concetto e ancora in parte vittime di una visione statica e lineare del processo comunicativo. In questo modo si spiegano anche molti dei difetti che la tecnica del feedforward si propone di superare.

 

Ma quanto detto finora era solo il pezzo di storia necessario per andare all’origine del concetto di feedforward. Dobbiamo infatti ritornare agli inizi degli anni ’50 e a quelle Macy Conferences che diedero vita alla nuova disciplina della cibernetica, perché, come documenta l’Oxford English Dictionary, durante l’ottava edizione di quegli incontri, nel 1951, I. A. Richards, un critico letterario che insegnava a Cambridge, di fronte a personaggi del calibro di Norbert Wiener, Warren McCulloch, Claude Shannon, Gregory Bateson, conia il termine feedforward, definendolo come il “concetto di anticipare l’effetto delle proprie parole agendo come nostro critico”. Richards, attraverso questa sua definizione, preannuncia idee che verranno riprese negli studi sulla pragmatica della comunicazione, facendo comprendere l’importanza degli elementi di contesto per la comprensione del significato. In alcuni suoi lavori successivi ha spesso ribadito l’importanza del feedforward nella comunicazione, affermando che chi non ne fa uso verrà percepito come persona dogmatica.

 

È curioso notare, infine, come un concetto nato dall’intuizione di un critico letterario sia stato capace di un’influenza così ampia: nella cibernetica, nella comprensione del funzionamento dei sistemi complessi, e sugli studi del sociologo Marshall McLuhan (suo allievo a Cambridge) dedicati agli effetti dei mass media nelle dinamiche sociali. In sintesi, riguardo ai processi di comunicazione, credo sia importante comprendere quanto i concetti di feedback e feedforward, che apparentemente si muovono in direzione opposte, rappresentino in realtà due facce di una stessa medaglia nella prospettiva sistemica. Possiamo infatti concepire, all’interno di uno scenario evoluto di comunicazione, un utilizzo consapevole di questi due strumenti, dove il feedback si configura come una modalità reattiva (prevalentemente spontanea relativamente alla componente non verbale) mentre il feedforward come una modalità proattiva; un intervento quindi intenzionalmente metacomunicativo – perché capace di parlare esplicitamente sul contesto e sulla relazione – basato sulla previsione di quali saranno gli effetti di quanto sta accadendo.

 

L’approccio sistemico alla comunicazione fa emergere dunque uno scenario certamente più complesso e dinamico, all’interno del quale i concetti di passato e futuro, rigidamente intesi, perdono di significato. Feedback e feedforward, in questa luce, possono essere visti come un sistema flessibile e interdipendente, assimilabile a un continuum di “domande” e “risposte”, dove a volte prevale la verifica di quanto sta accadendo, altre volte la proiezione verso un futuro immaginato, capace di retroagire definendo il presente.

 

 

P.s. “Il segreto del Feedforward” è il titolo di un articolo del 1968 di I.A. Richards, scritto per la rubrica "What I Have Learned" del Saturday Review.

 

MASSIMO BERLINGOZZI è Partner di I&G Management. Formatore e coach con trent’anni di esperienza, ha iniziato la sua carriera in ambito sportivo come trainer della Nazionale Italiana di Sci di Fondo. Esperto nella gestione dei processi di cambiamento e di sviluppo del potenziale umano, formazione nel campo delle scienze motorie e in psicologia, ha collaborato con le più importanti aziende e società di consulenza in Italia.

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