MONDO FORMAZIONE

LEADERSHIP E MINDSET: LE LEVE
PER UNA CRESCITA AZIENDALE ESPONENZIALE

Aprile 2022

“Arriva lui, bello, bello, ci pensa lui, stai tranquillo, da dove viene lui, bello, bello, fa tutto lui, manco a dirlo. Ripete sempre che non aveva niente, poi si è preso tutto da solo, imparando le lezioni sulla pelle, è un caso più unico che raro”: sono le parole di Federico Martelli, probabilmente una di quelle meteore di cui non sentiremo mai più parlare a distanza di un mese dall’apparizione a Italia’s got Talent. La sua canzone, pur cantata in mezzo a tante stonature, intervallata da un balletto demenziale ha, però, suscitato l’entusiasmo del pubblico, che in piedi gli ha riservato un’ovazione.

La canzone non avrebbe avuto questo successo (su Youtube, dopo qualche settimana, ha già totalizzato oltre 2 milioni di visualizzazioni), se non fosse stata accompagnata dalla spiegazione “canto una canzone dedicata a quei datori di lavoro che arrivano sul posto di lavoro e pensano di sapere meglio dei loro dipendenti come fare il lavoro e li stressano un po’”.

 

Sono a scrivere un articolo per Harvard Business Review, vorrei scrivere di leadership e anch’io menziono quel tizio, un illustre sconosciuto. Perché? Perché voglio sforzarmi di capire il motivo del successo, pur momentaneo, che sta avendo. E trovo la risposta nella leadership.

Nel pubblico in piedi, nella standing-ovation, leggo il desiderio di molti di “essere visti”, essere apprezzati per il contributo che possono portare, valorizzati, coinvolti, ispirati, indirizzati o guidati. Chiedono, insomma, di poter interagire con manager (o datori di lavoro) che siano anche leader.

 

La leadership è una risorsa fondamentale in qualsiasi contesto. Non solo in azienda, anche se in questo articolo mi riferirò in particolare ad essa. Un concetto che di sovente è stato associato, nell’immaginario collettivo, alla figura del condottiero, dell’impavido dirigente che non ha punti deboli o non lascia trapelare alcuna incertezza. Inarrivabile. Imperscrutabile. Ed anche un po’ insensibile. Per definizione colui che è capace di guidare perché ricopre un ruolo.

 

Tale concetto si è, invece, evoluto in una direzione completamente differente, che contempla due elementi chiave:

1) la leadership si apprende, si affina e si riconosce;

2) la leadership si propaga, si diffonde e non si esaurisce.

 

Esploriamo questi due aspetti, tra l’altro complementari tra loro.

 

Al pari di altre soft-skill, chiunque può (e dovrebbe) investire e sviluppare la propria leadership.

La leadership è una questione personale, che può avere riflessi su un gruppo o una squadra. Non viceversa. Ognuno di noi sceglie il proprio leader o più di una figura di leader, probabilmente anche una figura per contesto. Un leader in ufficio, un leader in palestra, un leader tra gli amici, un leader tra i parenti. E quella figura non sarà necessariamente il capo ufficio, l’allenatore e così via. Sono le persone a scegliere il proprio leader. Di converso, ciò significa che ognuno, a modo suo, può essere un leader per qualcun altro. Tra i principali tratti della leadership ci sono la capacità di accogliere, ascoltare, valorizzare, coinvolgere e agevolare. Competenze, non superpoteri, per questo acquisibili e affinabili. Ho scritto che la leadership è riconoscibile. È un aspetto legato a una scelta. La leadership può essere riconosciuta anche inconsapevolmente ma, quando scegliamo un leader, la sua leadership in qualche modo l’abbiamo ricevuta, quindi, approvata.

 

Tempo fa ho letto un libro di Jeremy Rifkin The Zero Marginal Cost Society, che ho trovato molto interessante, capace di chiarirmi il fondamento dell’economia circolare e di dare un senso a tanti fenomeni che osserviamo, come ad esempio il passaggio dalla proprietà all’utilizzo (owner Vs user). Quando io leggo un libro e lo presto a un amico, il contenuto di quel libro è fruibile per la seconda volta nello stesso modo della prima. La pagina di carta può consumarsi, ma se pensiamo a un libro in formato digitale, ad esempio, nemmeno quel tipo di consumo può intaccare il valore della seconda lettura.

 

Al pari, possiamo considerare la leadership come una risorsa che non si consuma, fruibile e moltiplicabile senza fine. Questo seppur semplice passaggio porta a una conclusione tutt’altro che scontata. Diffondendo la leadership a macchia d’olio a tutti i livelli di un’organizzazione e sommando la dotazione di ciascuno, moltiplichiamo all’infinito le risorse aziendali e, quindi, gettiamo le basi per una potenziale crescita esponenziale.

 

Spostandomi, dunque, al concetto di crescita esponenziale, trovo tutti concordi nell’affermare che essa è soprattutto una questione di mindset. Ecco, dunque, l’unione di due fattori convergenti: leadership e mindset.

Portando a fattor comune tutti i tasselli distribuiti in queste poche righe, concluderei che un’organizzazione può aprirsi alla potenzialità di crescita esponenziale investendo sulla leadership di ciascuna delle proprie risorse.

EMANUELE CASTELLANI è CEO Cegos Italia & CEO Cegos APAC

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