MONDO FORMAZIONE

DIGITALIZZAZIONE E RESPONSABILITÀ:
LEZIONI DA UNA CRISI

Gennaio 2022

In risposta alla crisi del 2008, Angél Cabrera, allora Presidente della Thunderbird School of Global Management, disse “Let’s not waste a good crisis”. Le evidenze che arrivano da questi ultimi due anni sono incoraggianti e sembrano indicare che la pandemia non è stata sprecata. Oltre ad avere assistito al maggior esperimento globale di accelerazione digitale, le università e le business school sono riuscite a spingere anche sull’altra grande sfida dell’accademia, quella della sostenibilità.

 

Business school e crisi: parte del problema o della soluzione?

Oggi, ancora più che nel pre-pandemia, le aziende necessitano di leader responsabili, capaci, attenti sia alle esigenze delle imprese sia a quelle della società. Le business school, scuole che formano i leader di domani, hanno un enorme potere e un altrettanto enorme dovere in tal senso.

Nelle passate crisi, molti incolparono le scuole di management e le business school di aver creato manager troppo protesi verso il profitto a tutti i costi. L’accusa principale era quella di non aver fatto abbastanza per incorporare riflessioni su modelli di gestione di impresa sostenibili e su valori di etica responsabile verso la collettività. Le business school vennero quindi ritenute parte del problema e parzialmente responsabili della crisi.

Per arginare questa delegittimazione, diverse business school hanno messo in campo un notevole sforzo in termini di revisione dei curricula e di inserimento di tematiche quali responsabilità sociale di impresa, etica del business e sostenibilità è stato realizzato da varie istituzioni.

Nel 2007, un importante passo nella direzione della formazione responsabile è stato la formulazione dei Principles for Responsible Management Education (PRME), per iniziativa delle Nazioni Unite. A fare da eco ai PRME sono stati anche gli enti di accreditamento e i redattori di ranking, che hanno aggiunto ai tradizionali criteri di valutazione delle business school anche “Etica, Responsabilità e Sostenibilità”. È il caso di EQUIS o, ancora, della recente introduzione del Times Higher Education dell’Education Impact Ranking, che dal 2019 valuta le università rispetto ai Sustainable Development Goals (SDGs).

Un numero crescente di business school sta mettendo la sostenibilità al centro della propria strategia e numerose iniziative dal basso, nate dalla passione e dalle azioni di singoli professori e studenti, completano lo sforzo istituzionale. Ma la strada da percorrere per una più diffusa Responsible Management Education è ancora lunga.

In tale contesto, il Covid-19 potrebbe rappresentare un’immensa opportunità per le business school per proporre modelli di formazione più responsabili; per diventare finalmente parte della soluzione, piuttosto che del problema, come accaduto in passato.

 

Un insegnante crudele e una duplice transizione

La pandemia ha messo in luce una qualità parzialmente inattesa nelle università e nelle business school: la capacità di prendere decisioni rapidamente. L’irrompere del Covid-19 ha infatti reso necessario un ripensamento profondo dell’operatività di tali istituzioni. La sorpresa e l'ansia iniziali nell'affrontare il virus e il confinamento si sono presto trasformate in occasioni di azione e innovazione, basti pensare alla didattica che dall’oggi al domani si è trasferita in remoto, aprendo la strada a ulteriori riforme.

Abbiamo imparato che la comunità accademica nel suo insieme è in grado di riorganizzarsi per erogare educazione “as usual”, in una situazione assolutamente straordinaria, inaspettata e improvvisa.

L'accettazione dell'urgenza e dell'inevitabilità del cambiamento ha giocato un ruolo importante, ha portato a sperimentare nuovi approcci educativi, ma anche nuove pratiche di gestione amministrativa, del personale e degli studenti.

Abbiamo riscoperto insieme il fine delle università, ossia formare i futuri generatori di sostenibilità (PRME 1). Come affrontare questa rinnovata sfida? Dotando gli studenti di valori di responsabilità sociale e globale (PRME 2), attraverso metodi di insegnamento innovativi e applicati (PRME 3), ma anche attraverso una ricerca focalizzata sull’impatto sociale (PRME 4), in partnership e dialogo costante (PRME 5 e 6) con tutti gli stakeholder chiave, per meglio immaginare nuovi modi di affrontare le questioni urgenti poste dalla pandemia.

Non c'è momento migliore di una crisi per ripensare le priorità. Auspicabile il perdurare della duplice transizione delle università (digitale e sostenibile) nel new normal.

 

 

FRANCESCA PUCCIARELLI, Ph.D., è Assistant Professor di Marketing presso la ESCP Business School, dove ricopre anche il ruolo di Direttore Accademico dell’MBA in International Management per il campus di Torino.

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