Mondo Formazione

IL LABIRINTO DEL CAMBIAMENTO

GIUSEPPE CALDIERA

Luglio 2021

La pandemia ci ha costretti a un rapido cambiamento di tutte le nostre abitudini.

È come se ci fossimo trovati all’interno di un labirinto: abbiamo dovuto trovare la strada per uscire; in alcuni momenti ci è sembrato che fosse completamente sbarrata, in altri abbiamo visto una possibile via d’uscita, che però ci ha portato a un nuovo blocco, in altri ancora abbiamo potuto trovare percorsi che ci hanno portato un po' più avanti.

Tutti noi abbiamo messo in campo le nostre risorse per poter trovare la via d’uscita.

 

L’impatto è stato traumatico e quanto più rapida è stata la velocità di reazione tanto più si sono trovate le strade per non soccombere all’impatto ma provare a governarlo.

Quella di adattarsi e di attivare nuove modalità di pensiero e di azione è un’abilità che non appartiene solo a pochi, ma è di tutti. L’essenziale è allenarla.

 

Anche nelle organizzazioni è fondamentale sviluppare questa capacità di adattamento e la strada è attivare progetti di change management ben organizzati e strutturati.

Capacità di innovazione o spirito di abnegazione, infatti, non sono sufficienti: servono competenze che consentano di cambiare il modello di business, di ridefinire gli assetti organizzativi, di intercettare e di esplorare nuove potenzialità di mercato. È un lavoro che parte dalla definizione di una chiara e solida visione, sulla quale costruire una cultura aziendale condivisa e scegliere gli strumenti da usare per realizzare il cambiamento.

Nelle organizzazioni, competenza e capacità di adattamento sono le vere leve dirimenti per il successo, personale e aziendale.

 

Il contesto in cui operiamo oggi è incerto e ben viene descritto dalla teoria VUCA (Vulnerability, Uncertainty, Complexity, Ambiguity).

·       Le imprese sono vulnerabili, perché non ci sono più confini chiari e quello che era vissuto come certo e immodificabile oggi non lo è più.

·       L’incertezza è costante e se ne avverte con forza il peso quando ci si trova a prendere delle decisioni. Bisogna fare i conti con il fatto che quello che decidiamo potrebbe essere vincente qui ed ora, ma potrebbe richiedere una repentina revisione in qualunque momento.

·       La complessità è aumentata in modo esponenziale. Non si può fare affidamento su contesti lineari, in cui causa ed effetto sono facilmente identificabili. Le dinamiche sono estremamente fluide e le forze che possono entrare in campo hanno un tasso di imprevedibilità elevatissimo. Questo costringe le organizzazioni e le persone a pensare in modo diverso per agire in modo diverso.

·       È continua la necessità di districarsi tra vecchio e nuovo: da un lato, le abitudini, le consuetudini, le conoscenze e competenze acquisite nel tempo spingono a una certa dose di conservazione, un’area di confidenza rassicurante, ma pericolosa. Dall’altro lato, c’è la consapevolezza che cambiare è necessario e non solo perché tutti lo dicono, ma perché è il contesto che lo impone. Cambiare significa sopravvivere, cambiare con convinzione significa avere successo.

Dal nostro osservatorio sul mondo delle imprese e delle organizzazioni rileviamo come molto forte il bisogno di sviluppare una cultura flessibile, aperta al cambiamento, capace di affrontarlo e non costretta a subirlo: è un lavoro importante, un cambio culturale, molto faticoso, per il quale è necessario essere supportati e accompagnati.

Nell’intraprendere questo percorso, consigliamo sempre di partire dalla definizione del “chi siamo”: vision, mission, valori aziendali non sono solo belle parole, sono le fondamenta. Ogni organizzazione ha una sua “personalità”, fatta di valori, relazioni, consuetudini.

Nessun cambiamento può essere proficuo se non rispetta e non valorizza questa identità, se non è coerente con i valori che l’azienda ha nel suo DNA. È per questo che non possono esistere modelli da seguire per attuare il cambiamento, ma esistono solo percorsi di cambiamento, che hanno struttura e obiettivi chiari e condivisi.

Il cambiamento, poi, esige consapevolezza e progettualità. Il fallimento è dietro l’angolo se i presupposti per cui viene attuato sono deboli: l’entusiasmo senza progettualità, l’emergenza senza visione sono due situazioni ricorrenti che mai devono essere posti alla base di questo tipo di percorso.

È necessario agire in modo chirurgico:

-       definire e dichiarare perché vogliamo cambiare

-       definire e dichiarare dove vogliamo arrivare

-       costruire il progetto di cambiamento

-       rendere tutti consapevoli che non sarà facile: resistenze interne e condizionamenti esterni saranno da affrontare ogni giorno; ricordiamoci che viviamo in un contesto VUCA: impariamo a conoscere tutte le variabili e a governarle per non farci travolgere

-       celebrare i risultati, anche i più piccoli che si possono vedere già dai primi passi: così si crea coinvolgimento e coesione.

Il cambiamento è deciso dall’alto. Il vertice deve essere la prima e più importante guida. Ma non può bastare: deve anche identificare gli agenti del cambiamento, le persone interne all’organizzazione che sono i leader naturali, ispiratori capaci di traghettare l’organizzazione alla meta. Il leader capace di questo è consapevole, coraggioso e riesce con le proprie idee e il proprio approccio a creare adesione attorno a sé e al progetto di cambiamento che sta guidando.

GIUSEPPE CALDIERA è direttore generale di CUOA Business School

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