Mondo Formazione

NUOVI TALENTI PER PREPARARSI AL FUTURO DEL LAVORO

Giugno 2021

Progettare uno scenario è il primo passo per costruire il domani. In un contesto incerto, esposto a cambiamenti economici, sociali e ambientali che mettono a rischio la competitività delle imprese e l’occupabilità dei lavoratori, non basta più fare previsioni a breve termine. Nel mondo post-pandemia occorrerà analizzare per tempo esigenze e bisogni del futuro e acquisire sin da ora le competenze giuste per prepararsi a rispondere.

 

“La pandemia ha messo in luce un fenomeno ben preciso tuttora in atto, che consiste nel ‘trasferimento’ delle visioni proprie dei singoli individui su un orizzonte più collettivo. Esiste un forte desiderio di percepirsi insieme come comunità e di ridefinire le attuali modalità di relazione”, spiega Ilaria di Croce, direttore di Quadrifor, l’Istituto bilaterale per lo sviluppo della formazione dei Quadri del Terziario. “Occorre provocare una riflessione che sia utile a potenziare la capacità di analisi degli accadimenti, attivare il pensiero strategico e prospettico, comprendere come stanno le persone dentro e fuori le organizzazioni”.

 

Ispirandosi alla dottrina della “piccola via” di Santa Teresa di Lisieux, è bene quindi concentrarsi su piccole conquiste quotidiane, allenando ogni giorno la propria capacità di leggere la realtà. Quattro sono i talenti necessari per fronteggiare i cambiamenti in atto: introspettivo, inclusivo, trasformativo e generativo. Sviluppare queste nuove capacità aiuta a individuare le sensibilità emergenti, per prevedere l’impatto che avranno sui comportamenti di consumo e sulle scelte delle persone, e a indicare con anticipo ai manager delle organizzazioni i percorsi per sviluppare strategie di servizi e prodotti per il mercato futuro.  

 

Secondo il World Economic Forum, nel mondo post Coronavirus il 35% delle competenze ritenute oggi essenziali cambierà. L’utilizzo di strumenti tecnologici diventerà indispensabile e occorrerà cambiare linguaggi e modalità di relazione. “L’emergenza sanitaria ha introdotto un nuovo luogo di lavoro, con la diffusione del lavoro agile, e in breve tempo anche la formazione è stata portata online. Per progettare il futuro delle imprese e dei lavoratori bisognerà, però, andare oltre la tecnologia, perché si rende necessaria una complessiva ridefinizione dei processi e delle risorse”, sostiene Rosetta Raso, presidente di Quadrifor.

 

Ma quali sensibilità e quali valori guideranno le scelte future, nella vita privata come nel lavoro? La nuova normalità, tanto invocata per il post pandemia, significa anche distanziarsi dalla norma finora in uso. A partire dall’abbandono dei pregiudizi e dalla valorizzazione delle differenze. È il talento inclusivo, che chiama in causa il nostro rapporto con l’altro. Serviranno positività, intesa come consapevolezza dell’importanza del proprio atteggiamento, diversità, come adattamento alle differenti culture e accettazione della propria evoluzione, e urbanità, ovvero gentilezza e saper vivere.

 

Ci sono trasformazioni imposte e trasformazioni volute, ma per imparare qualcosa dai cambiamenti in atto bisogna avere gli strumenti giusti. Con la pandemia, imprese e lavoratori si sono resi conto che la loro cassetta degli attrezzi aveva bisogno di uno strumento in più: non solo sapere e saper fare, ma soprattutto saper essere. Immerse nella nuova normalità, le organizzazioni sono a lungo rimaste alla ricerca di ciò che avrebbe normalizzato la trasformazione in atto. Sviluppare un talento introspettivo insegna a guardarsi dentro e accettare l’attesa del prossimo passo. La next normality chiede di investire non solo su un master o su un corso a catalogo, ma anche su un’attitudine nuova, per unire conoscenza e competenza e predisporsi al cambiamento.

 

Scegliere la giusta attitudine significa anche allenare i propri talenti. Il talento trasformativo, in particolare, è quello che insegna a guardare avanti con ottimismo ed è il primo chiamato in causa dalla digital transformation. Oltre che tecnologica, è una trasformazione sociale e organizzativa: impone, perciò, di lavorare sulla predisposizione culturale dell’azienda, di concentrarsi poi sul digital mindset delle persone e solo in ultima analisi di mettere mano agli strumenti.

 

C’è, poi, la dimensione del tempo. Durante la pandemia, abbiamo vissuto giorni “sospesi”, interrompendo abitudini lavorative e personali maturate negli anni. Il distanziamento sociale e il lavoro a distanza ci hanno costretto a riconsiderare il valore del nostro tempo e di ciò che esso è in grado di generare: le persone oggi sentono il bisogno di dedicarsi alle attività che preferiscono e anche il mondo del lavoro dovrà tener conto di questa nuova esigenza.

 

“Chi ha capacità e voglia di correre ha davanti a sé uno spazio enorme per diventare change maker e farsi attore del cambiamento. I Quadri, come le imprese, hanno l’onore e l’onere di guidare la crescita del Paese. Avremo davanti un futuro positivo, se saremo in grado di percorrerlo in maniera responsabile”, conclude Agostino Cicalò, vicepresidente di Quadrifor.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Hbr Italia

Caratteri rimanenti: 400