Mondo Formazione

SALUTE MENTALE E FORMAZIONE
AL BENESSERE ORGANIZZATIVO

ROSANNA GALLO

Marzo 2021

L’Unione Europea ha emanato un programma per tutti i Paesi membri su Health & Safety & Wellbeing in cui il wellbeing è stato aggiunto di recente. Infatti la pandemia ha avuto e sta producendo un impatto negativo sulla tenuta e sulla resilienza delle persone, oltre ad aver acuito i bisogni relativi alla salute mentale. I dati forniti dall’Europa non si discostano da quelli nazionali: oltre il 30 % della popolazione soffre di insonnia e di ansie che si trasformano in nevrosi e depressioni o in esplosioni di rabbia. Mentre stiamo ancora affrontando la 1° Pandemia (emergenza salute) e la 2° Pandemia (emergenza economica) ci ritroviamo nella 3° Pandemia (emergenza psicologica), la cosiddetta “Pandemia Silenziosa”. Le paure connesse al Covid 19 stanno provocando sofferenze emotive che hanno una ricaduta sulla persona stessa e sulle sue relazioni sociali e, se pensiamo al mondo del lavoro, le ricadute più pesanti vanno dalla produttività ridotta all’aumento di comportamenti di trascuratezza verso la sicurezza fisica e psicologica dei colleghi, fino al ridotto controllo emotivo e alla scarsa lucidità mentale, che portano a scatti d’ira, maltrattamenti, decisioni istintive o troppo ritardate, problem solving bloccati.

In effetti, riguardo alla prevenzione dei rischi psicosociali nei luoghi di lavoro, la Legge 81 aveva già evidenziato la connessione psicosomatica del malessere organizzativo e responsabilizzato i datori di lavoro a considerare anche la sicurezza psicologica come un fattore preventivo e poi determinante, per cui il benessere organizzativo resta la condizione fondamentale per la salute dei lavoratori e le performance elevate.

 

Ma come possiamo parlare di sicurezza psicologica di fronte alla paura del contagio da Coronavirus? O con il timore di essere licenziati a causa della crisi? O con i sensi di colpa di poter contagiare genitori anziani? O con esperienze di morte nel proprio entourage?  E come fronteggiamo situazioni di perdita di controllo dei colleghi o dei manager che esplodono di rabbia o sono facilmente irritabili e scaricano la rabbia sugli altri? O con colleghi in lacrime, depressi o diventati paranoici? Cosa ne sappiamo di come vivono e lavorano da casa i colleghi? Bisogna tener conto che non tutti sono sereni e godono della presenza di familiari; ci sono single che lavorano e basta, coppie che “scoppiano” o quelli che non riescono a lavorare con i bambini a casa o in appartamenti troppo piccoli o che si devono occupare di anziani o disabili.

 

L’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, parla di salute bio-psico-sociale, segnalando che la salute è un costrutto non solo fisico-biologico, ma contenente anche aspetti mentali ed emotivi e sociali-relazionali. L’ILO, Organizzazione Internazionale del Lavoro, ha definito oltre 40 standard per la salute e sicurezza delle persone nei luoghi di lavoro con attenzione al rispetto dei diritti umani. Posso lavorare con un collega tossico? L’azienda è responsabile dello stress che il collega mi procura, ma come può prevenire situazioni anche di molestie psicologiche, così difficili da identificare?

La formazione al benessere organizzativo diventa sempre più urgente per diffondere buone pratiche di diagnosi della salute organizzativa e interventi per la promozione del benessere nei luoghi di lavoro; esistono, infatti, indicatori di benessere e malessere sul lavoro e strategie per fronteggiare lo stress e per implementare pratiche di wellbeing.

Nell’emergenza pandemica è importante far sapere alle persone che la paura è una risposta sana e normale se non diventa ansia eccessiva o paranoia e che tutti stiamo vivendo la sindrome post traumatica da stress Covid, ma reagiamo con modalità diverse. La formazione contribuisce a far conoscere e ri-conoscere, in noi stessi e negli altri, i segnali dello stress e le pratiche per prevenirlo, gestirlo o curarlo; inoltre, aiuta le persone a sentirsi meno sole e meno in balìa di emozioni negative. A vantaggio di persone e organizzazioni diventa essenziale sviluppare le 5 competenze che favoriscono la resilienza (autoconsapevolezza, autoregolazione emotiva, network relazionale, pensiero positivo ed etica) per formulare risposte proattive, con un maggior senso di autodeterminazione e di autoefficacia.

Altri interventi nella direzione dello sviluppo umano e dell’empowerment che ne deriva sono quelli relativi al potenziamento della flessibilità mentale, che si attuano con la formazione al growth mindset e con la brain gym per potenziare la neuroplasticità del nostro cervello e saper fronteggiare sfide nuove e sorprendenti.

La pandemia ha portato a galla le impensabili fragilità di molte persone anche nei luoghi di lavoro: sono collegate all’incompetenza emotiva, ragion per cui diventa necessario promuovere percorsi esperienziali di intelligenza emotiva che consentano a tutti di riconoscere le preziose informazioni che nascono dalla consapevolezza delle nostre e altrui emozioni per poi interagire empaticamente con gli altri.

Uno dei vantaggi (fra tante criticità) della pandemia arriva dalle nuove tecnologie che ci consentono di entrare direttamente nelle case di tutta la popolazione aziendale: possiamo approfittare di questa opportunità per allargare il target dei partecipanti e offrire pillole di salute mentale a tutti.

 

ROSANNA GALLO è amministratrice Delegata Eu-tròpia Società Benefit

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