Mondo Formazione

DAL FORECAST AL FORESIGHT

Prevedere un futuro, anzi quattro, col metodo Scenario Planning

FEDERICO MIONI

Febbraio 2021

Chi non pensa che la previsione di scenari a medio-breve e a lungo termine sia uno dei temi cruciali per i manager, alzi la mano. Quasi tutti però diranno/diremo che si tratta di individuare il futuro più probabile, sulla base di dati e premesse basati quasi sempre sulle ultime serie storiche: in altre parole, il classico esercizio di forecasting, che punta alla previsione di “un futuro”, ovvero di quello che appare “più probabile”. L’attuale scenario di grande incertezza, però, ha portato alla consapevolezza che siamo nel cosiddetto scenario VUCA (Volatility/Uncertainty/Complexity/Ambiguity), e che forse le chiavi di lettura utilizzate nel mondo pre-Covid19 vanno quantomeno riconsiderate, e forse accantonate per fare spazio a strumenti più flessibili e suscettibili di una retroazione: ciò significa la riconsiderazione di obiettivi e step intermedi che con la logica Forecast, invece, una volta intrapresi andavano perseguiti in modo unilineare.

Anche per questo, e già alcuni anni prima del Covid19, si era fatta largo una metodologia chiamata Foresight, che punta a individuare e poi ad approfondire non “il futuro” ma “i futuri” che appaiono più “plausibili”. Si tratta quindi di rinunciare alla speranza di trovare una sola via che porterà un’azienda in un’area di crescita (o almeno di non criticità), accettando la fatica intellettuale di immaginare più scenari e di costruire con pazienza gli strumenti per avanzare lungo un’ipotesi, ma anche per retrocedere e spostarsi su un altro percorso che si riveli più “plausibile”, senza dilapidare gli investimenti e gli effort vari effettuati sull’ipotesi di partenza.

Questi sforzi vanno condotti attingendo di continuo alle migliori fonti informative di tipo macro e microeconomico, ma anche a un approccio cognitivo che spazi nell’analisi della società, della politica, della demografia sul medio periodo e in molte altre direzioni fra cui, non ultima, quella dell’analisi dei cambiamenti climatici, con tutte le modalità di impatto sui trend economici che già oggi si sono manifestate. 

In tale ottica, e oggi ancora di più, le varie metodologie Foresight stanno conquistando un’attenzione crescente, e come Federmanager Academy possiamo dire di aver trovato convincente il metodo di Woody Wade, un esperto che, dopo un MBA alla Harvard Business School e un’esperienza come membro del Comitato esecutivo del World Economic Forum, si dedica ad attività di studio globale e ad applicazioni di strumenti Foresight nelle aziende di oltre 30 Paesi.

Non è possibile riassumere, in poche parole, concetti e strumenti interessanti sia sul versante pars destruens (ad esempio, come evitare la extrapolation fallacy), sia su quello construens, a cominciare dalle cosiddette driving forces che con una logica selettiva ma (proprio per questo) non unilineare possono condurre a un assetto rispondente a una realtà sempre più mutevole. L’obiettivo di Wade è quello di offrire una metodologia per visualizzare come il panorama di una singola azienda potrebbe cambiare nei prossimi tre anni, e come si debba e possa costruire un processo che porterà a un risultato: mostrare come quel particolare futuro sarà modellato dalle incertezze specifiche dell'azienda/del settore, e come avverrà l’emergere di una sintesi fra quattro futuri possibili.

Ognuno dei quattro scenari sarà il frutto di vari trend o eventi, fra cui:

-        cambiamenti politici ed economici/sviluppi normativi (locali e globali);

-        progressi tecnologici, nuovi prodotti e competenze;

-        cambi nelle aspettative, negli atteggiamenti e nei comportamenti dei consumatori;

-        arrivo di nuovi concorrenti in uno specifico mercato.

 

In estrema sintesi, col metodo Scenario Planning che stiamo studiando in Federmanager Academy si arriva a creare una serie di matrici su quattro scenari futuri contrastanti ma realistici, perché le varie ipotesi di futuro, ci dice Wade, non sono a pie in the sky.

Come si diceva, una descrizione compiuta non è possibile in questa sede, e le indicazioni di Wade vanno nel senso di capire come predisporre strumenti diversi in vista dei quattro scenari che si possono delineare, creando strategie flessibili che consentano di massimizzare la gestione del rischio, e di ottenere i risultati più performanti. Ecco perché il futuro, potremmo dire, si è fatto in quattro.

 

FEDERICO MIONI è dal 2011 il Direttore di Federmanager Academy, la management school di Federmanager. Dopo le ricerche presso le Università della Virginia e di Princeton, presso la Library of Congress di Washington e la Massachusetts Historical Society di Boston, è stato Visiting Professor presso la John Marshall Law School di Chicago e ha insegnato come professore a contratto nelle Università di Parma, Macerata, Link Campus di Roma, e dal 2018 presso il Master MICRI di IULM. Ha diretto la Formazione permanente dell’Università Cattolica di Milano e il CIS, la Scuola di formazione di Unindustria Reggio Emilia, ed è autore di oltre 20 volumi o saggi, fra cui Il lavoro di qualità (Guerini Next, 2017), e La Cina con gli occhi dei manager italiani, sui temi dei due Study Tour organizzati da Federmanager Academy nel 2018 e 2019. Ha curato il Rapporto sul futuro del lavoro (2015 e 2018) che Federmanager Academy ha realizzato con l’edizione italiana di MIT Technology Review, e ha curato e introdotto Democracy in Decline di Philip Kotler (Il Mulino, 2017).

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