Mondo Formazione

UMANESIMO E VISIONE SISTEMICA

LE SOFT SKILLS DEL MANAGER DEL FUTURO

Gennaio 2021

In una pubblicazione per UNESCO nel 1999, il sociologo francese Edgar Morin proponeva “7 saperi necessari all’educazione del futuro”, identificando un nuovo “paradigma” educativo/formativo, una “riforma del pensiero e della conoscenza” per “vincere le sfide che si accumulano” e le risposte che l’educazione dovrebbe fornire in ogni società e in ogni cultura. È sorprendente come molte di queste intuizioni, nonostante risalgano a oltre 20 anni fa, siano ancora incredibilmente illuminanti per la situazione attuale.

L’odierna condizione – e quella che seguirà, definita di “new normal” – ha imposto prepotentemente una incredibile accelerazione di molti processi: dalla ricerca scientifica (vaccini e cure mediche) alla digitalizzazione, a una diffusa innovazione, uno spirito imprenditoriale di intuizioni, nuove idee, brillanti iniziative per fronteggiare contesti, situazioni e bisogni emergenti totalmente nuovi e (parzialmente) inaspettati. Analogamente, una simile accelerazione è necessaria per realizzare un “nuovo umanesimo”, di cui già da tempo si parla, caratterizzato da due sfide (anch’esse non nuove) fondamentali:

 

1.     (ri)collocare l’uomo al centro dei processi (economici, manageriali, sociali, culturali ma anche educativo-formativi)  

2.     promuovere mentalità realmente sistemiche.

 

La dimensione sociale nella “new normal”

(Ri)collocare l’uomo al centro significa, tra le altre cose, valorizzare e ripensare la dimensione sociale nella “new normal”. In un articolo pubblicato da Harvard Business Publishing Education nel marzo scorso evidenziavo come anche la formazione online può (e deve) essere “social”. Ma la promozione delle relazioni umane, oltre a scuole e università, coinvolge anche le aziende, chiamate a una maggiore attenzione, in contesti caratterizzati da smart working, spazi virtualizzati e processi dematerializzati. La dimensione sociale è imprescindibile per valorizzare il confronto multiculturale, promuovere il pluralismo, sviluppare il confronto e il dialogo. 

 

Una autentica visione sistemica

Gli studi aziendalistici italiani da oltre mezzo secolo insistono sulla cosiddetta “visione sistemica”[1]. Ciò significa sviluppare la capacità di superare frammentazioni e parcellizzazioni, promuovere una conoscenza capace di cogliere i problemi globali, all’interno dei quali è poi possibile inscrivere anche le conoscenze (iper)specialistiche, parziali e locali. Occorre sviluppare, sia in ambito educativo sia in quello aziendale, la capacità di cogliere la “visione d’insieme”, di collocare correttamente le specificità di oggetti e persone nel proprio contesto, in cui non sono però monadi isolate, ma reti in un sistema complesso. Questa soft skill fondamentale è quindi la capacità di cogliere e valorizzare le relazioni e le interdipendenze, le influenze sia tra le varie parti sia tra queste e il tutto. In campo educativo, vanno promossi sempre di più percorsi multidisciplinari e trans-settoriali, che mettano l’iperspecializzazione professionale al servizio della visione d’insieme (e non viceversa).

 

Una visione sistemica della persona e della conoscenza

L’approccio sistemico è essenziale anche nella concezione della persona umana stessa. Nella formazione, soprattutto manageriale, diventa indispensabile insegnare anche a “conoscere come l’uomo conosce”. La “conoscenza della conoscenza” diventa un’altra skill rilevante per prevenire il rischio di commettere errori significativi, di generare illusioni e false certezze, per promuovere lucidità di analisi e di scelta. Le scienze neurocognitive e gli studi comportamentali hanno fornito negli ultimi decenni contributi fondamentali, compiendo significativi passi in avanti nello studio dei caratteri cerebrali, mentali e culturali, nonché dei processi e delle modalità con cui la mente umana opera e agisce.

 

La comprensione come nuova skill del futuro

La comunicazione e l’informazione, la conoscenza e le spiegazioni non producono necessariamente comprensione. Occorre quindi cercare di formare persone che non dispongano solo di elevati livelli di conoscenze e informazioni, ma di una vera capacità di comprensione, cioè di “cum-prehendĕre”, di “cogliere insieme”, “apprendere insieme”. Insieme non solo come “visione complessiva”, ma anche nell’aspetto sociale.

 

Questa è la grande sfida che si presenta di fronte alla nostra società. Gli enti formativi, così come le aziende, sono chiamati a un ruolo e a una responsabilità senza precedenti. Sapranno sicuramente dimostrarsi all’altezza e proporre con creatività e intelligenza risposte adeguate.

 

 

FRANCESCO VENUTI, Ph.D., è assistant professor di Accounting presso la ESCP Business School, dove ricopre anche il ruolo di Direttore del Master in International Food and Beverage Management e dell’Executive MBA e GMP per il campus di Torino.



[1] Tra tutti, si consideri Giovanni Ferrero, Impresa e management, Giuffrè, 1980.

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