THE BUSINESS ANALYSIS IN A NUTSHELL

IVAN FOGLIATA

28 Marzo 2020

Esiste uno strumento in grado di realizzare un esame completo di un’entità complessa come l’azienda attraverso un unico prospetto? Esiste un sistema con cui effettuare una rapida diagnosi di una buona parte delle problematicità dell’impresa?

Sembra troppo bello per essere vero ma la risposta è sì! Nell’ambito dell’analisi di bilancio esiste uno strumento in grado di assolvere, almeno in parte, a tale funzione: si tratta della Matrice DuPont.

Questo strumento, che deve il proprio nome all’omonima azienda statunitense prima utilizzatrice di tale approccio, scompone l’indice di redditività ROE (Return on Equity) in tre componenti che misurano il contributo apportato dalle diverse aree gestionali al rendimento del capitale degli azionisti in termini di efficacia ed efficienza.

In particolare, è importante precisare che un’impresa è efficace quando riesce a ottenere un risultato desiderato mentre è efficiente quando è in grado di generare un maggior beneficio nell’impiego delle proprie risorse rispetto al costo delle medesime.

L’efficacia e l’efficienza sono misurate attraverso degli specifici indici di bilancio all’interno della matrice DuPont, la quale può essere illustrata come un albero dove il fulcro è il ROE e i relativi rami rappresentano le diverse componenti e sottocomponenti in cui può essere scomposto, sino ad arrivare alle estremità, ossia le grandezze economiche e patrimoniali. L’analisi nel prospetto DuPont è tendenzialmente effettuata su due anni di bilancio allo scopo di effettuare le opportune comparazioni.

Innanzitutto, per chi volesse approcciarsi a un simile prospetto, il consiglio è muovere dall'analisi di ognuno dei tre componenti del ROE riportati nello schema di seguito, focalizzandosi sulle grandezze fondamentali.

Il primo tassello è l’indice di efficacia operativa ed è calcolato operando il rapporto tra due grandezze economiche: l’utile netto e i ricavi. Tale indicatore esprime la redditività netta dall’impresa che residua dopo aver sostenuto i costi di pertinenza di tutte le gestioni: operativa, finanziaria, straordinaria e fiscale in relazione all’ammontare complessivo dei ricavi.

Il secondo componente del ROE è l’indice di Asset Turnover che misura l’efficienza nell’impiego del capitale investito ed è pari al rapporto tra i ricavi e il totale dell’attivo patrimoniale (detto anche capitale investito). Quanto maggiore è il valore dell’indicatore, tanto maggiore è la capacità dell’impresa di far “ruotare” il capitale investito attraverso le vendite nonché l’efficienza nell’utilizzo delle proprie risorse patrimoniali.

Infine, la terza e ultima componente è quella che analizza l’efficienza nell’uso della leva finanziaria, calcolata effettuando il rapporto tra attivo patrimoniale e patrimonio netto. L’indice esprime il contributo del capitale dei soci al finanziamento del capitale investito e al contempo il livello di dipendenza finanziaria dell’impresa da terzi finanziatori. La leva del debito influisce sul rendimento degli azionisti in quanto il ricorso all’indebitamento comporta un minore apporto di capitale da parte della proprietà e contestualmente il sostenimento di oneri finanziari fiscalmente deducibili, il cui importo prescinde dalle performance aziendali. Il profitto dei soci è costituito non solo dal rendimento del capitale proprio investito ma anche da un rendimento aggiuntivo dato dalla differenza tra il rendimento dell’attività dell’impresa e il costo del debito, tanto maggiore quanto più l’impresa è indebitata. L’effetto della leva del debito è positivo solo ove il costo del debito fosse inferiore al rendimento dell’attività, al contrario l’impresa investirebbe nel proprio business registrando delle perdite.

L’unione delle tre componenti conduce al ROE che, in sintesi, scopriamo essere pari al prodotto tra l’indice di efficacia operativa, l’indice di asset turnover e l’indice di leva finanziaria, moltiplicandoli e semplificando le frazioni otteniamo infatti quanto segue:

Per rendere l’illustrazione della matrice DuPont efficace è importante effettuare delle applicazioni a casistiche reali, creando file Excel dedicati dove eseguire la scomposizione del ROE nei vari componenti, a partire dalle grandezze economiche e patrimoniali. L’apprendimento è, inoltre, facilitato esplicitando nella struttura le formule di calcolo e rendendo evidenti le correlazioni tra gli indici.

Esistono, inoltre, dei “tricks” che permettono di creare il prospetto in maniera ottimale e ottenere un valore del ROE più corretto:

 - Utilizzare valori patrimoniali medi di due anni consecutivi allo scopo di cogliere la variazione delle grandezze di stato patrimoniale da un anno all’altro.

 - Adottare in luogo dei ricavi, il valore della produzione dell’impresa che include anche i ricavi generati dalla gestione accessoria.

 - Utilizzare, in luogo del totale delle attività, il capitale investito netto (C.I.N.) dato dalla somma di capitale circolante netto e immobilizzazioni nette, grandezza che esprime il reale sforzo finanziario dell’impresa in termini di capitale investito.

Buona analisi, in un “guscio di noce”!

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Ivan Fogliata è executive partner di inFinance

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