È IL MOMENTO GIUSTO PER IL TALENTO DELLE DONNE

Tra venti di poppa e venti di coda, forse le carriere femminili stanno finalmente iniziando a prendere velocità. Cosa può fare una donna per cogliere le opportunità?

ODILE ROBOTTI

16 Marzo 2020

Un lavoro nel lavoro. Essere una donna nel mondo del lavoro è stato, per troppo tempo, un lavoro. Che si aggiungeva, naturalmente, al lavoro “quello vero”, drenando energia, togliendo serenità e minando la fiducia di potercela fare.  Mi occupo da oltre quindici anni di carriere femminili e posso dire che la situazione è migliorata, ma la strada per le donne non è ancora spianata. Abbiamo però un primo chiaro vantaggio rispetto al passato: gli ostacoli che selettivamente rallentano e frenano il progresso delle donne nelle organizzazioni sono ormai noti e ben documentati in molti testi (tra cui il mio, Il Talento delle Donne).

Inoltre, secondo vento favorevole, constato con soddisfazione che il “business case della diversità e dell’inclusione” (espressione con la quale si indicano i benefici per il business dell’essere diversificati e inclusivi) è diventato robusto e ha assunto grande credibilità. Le donne, che purtroppo sono ancora molto sottorappresentate nella leadership e in alcuni settori e funzioni, proprio per questo, sono una utile fonte di talento e di diversità.

Il terzo “vento di coda”, infine, viene dai cambiamenti che, anche se con lentezza glaciale, stanno interessando il modello di leadership tradizionalmente di impronta maschile. Una volta, il leader assomigliava al 100% a un uomo “appiattito” sullo stereotipo maschile: capace di decidere con freddezza e in autonomia, di agire con decisione evitando alle proprie emozioni di interferire.  Da alcuni anni, la figura di leader sta evolvendo verso una maggiore neutralità di genere (si parla di leadership androgina), incorporando anche caratteristiche stereotipicamente considerate femminili come l’empatia e l’ascolto. In conclusione, questo è un momento di opportunità per le donne. Non sto però dicendo che ciò sia di per sé sufficiente, solo che il momento è favorevole all’azione.

Cosa possono fare le donne. Nel romanzo di fantascienza di Octavia Butler, La parabola del seminatore, ambientato in un futuro distopico in cui scarseggiano i beni essenziali e le persone sono minacciate da bande armate e gruppi di sbandati, uno dei protagonisti dice di non sapere se il futuro sarà migliore del presente, ma che, per scoprirlo, è necessario anzitutto rimanere vivi. In altre parole, per godere di un futuro migliore, posto che la sorte abbia questo in serbo per noi, come prima cosa bisogna sopravvivere. È lo stesso consiglio che do alle donne.

I tre killer delle carriere femminili. Nella mia esperienza ce ne sono tre in grado di uccidere nella culla anche i migliori talenti di genere femminile. Per sopravvivere e avventurarsi nel futuro, occorre conoscerli e imparare a difendersi. Il primo killer, che agisce su di noi come una camicia di forza o come una trappola, è lo stereotipo femminile. Se rispettato, non permette alle donne libertà di movimento. Lo stereotipo femminile, infatti, prescrive comportamenti pro-comunitari e altruisti e inibisce la capacità delle donne di competere.  Se violato, ci sottopone a sanzione (ricordiamo che gli stereotipi hanno potere normativo, cioè prescrivono comportamenti socialmente accettati). Non è finita qui, perché gli stereotipi influenzano come le donne sono viste e come sono interpretate le loro azioni, creando spesso distorsioni nel modo in cui veniamo interpretate. La prima arma per difendersi è essere consapevoli di tutto ciò, iniziando ad analizzare i propri comportamenti domandandosi se siano per caso il risultato dell’influenza dello stereotipo di genere. Se è così, la buona notizia è che gli stereotipi si sfilano come un vestito che non ci piace più. Non sono la nostra pelle. L’altra arma consiste nell’aiutare gli altri a vedere oltre gli stereotipi. Per esempio fornendo informazioni su di noi da cui si deduce che non rientriamo nello stampino dello stereotipo.

Il secondo killer è la tendenza femminile (derivata dall’educazione e dallo stereotipo) alla modestia, cioè all’evitare di parlare delle proprie capacità e dei propri successi. Questo ci rende meno visibili, diminuendo di fatto la probabilità che veniamo considerate per incarichi interessanti che servono a crescere professionalmente e a dimostrare il proprio valore: se non vi si accede, la strada della leadership è praticamente preclusa. Le donne devono allenarsi a parlare di sé stesse e di ciò che sono capaci di fare con naturalezza, convincimento e una buona narrazione.

Il terzo killer è dato dalla frequente sottovalutazione della potenza dei network da parte delle donne che, di conseguenza, sotto-investono nelle attività di networking volte ad accrescere la propria rete. Molti studi dimostrano, infatti, che le donne spendono più tempo con le persone della loro rete, ma hanno reti più piccole. Questo le lascia prive del sostegno alla carriera che solo un network ampio e alimentato avendo in mente lo sviluppo professionale riesce a dare. Alle donne spesso questo modo di concepire il networking appare opportunista. Suggerisco allora alle donne di iniziare ad ampliare la loro rete professionale cercando di aiutare gli altri. Di solito è un inizio più facile.

Il webinar. Questi temi saranno approfonditi Mercoledì 25 Marzo 2020 dalle 17:30 alle 18:30 in un webinar basato sul mio libro Il Talento delle Donne, appena pubblicato da Mind Edizioni in una nuova edizione arricchita di una parte dedicata alla leadership femminile. Il webinar è gratuito e aperto a tutti fino a esaurimento posti. Per iscriversi cliccare qui.  Maggiori informazioni sul sito LeadershipFemminile.

Odile Robotti è amministratrice unica di Learning Edge srl e autrice dei libri Il Talento delle Donne e Il Magico Potere di Ricominciare, pubblicati da Mind Edizioni.

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